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NO ALL’ ACCORPAMENTO DEL REGINA ELENA CON LO SPALLANZANI

“Nel Lazio è necessario realizzare quanto prima un modello di gestione agile che garantisca l’assoluta autonomia dei due Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) pubblici.

L’ospedale ‘Spallanzani’ concentra il livello più alto di esperienze, competenze e tecnologie nel trattamento delle malattie infettive non solo in Italia ma a livello mondiale. Proprio per questo non deve essere integrato con una struttura a prevalente orientamento oncologico e chirurgico come l’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma”.

Il prof. Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’ospedale “Lazzaro Spallanzani”, al convegno sul “Futuro degli IRCCS nel Lazio” che si è svolto  a Roma al Ministero della Salute, ha difeso con forza il necessario carattere monotematico delle due strutture. Al centro della discussione la decisione della Regione Lazio di accorpare gli Istituti Regina Elena e San Gallicano (IRE-IFO) con lo “Spallanzani” in palese violazione della normativa vigente.

“La  politica regionale del Lazio vede per i 2 IRCCS un processo di accorpamento finalizzato a risolvere le criticità economiche segnalate dallo stesso Ministero che però potrebbe produrre difficoltà nell’essere attrattivi per risorse internazionali con conseguente depauperamento di risorse per la ricerca e un vero smantellamento di prestigiose unità operative che, invece, dovrebbero essere portate ad una maggiore attività – ha continuato il prof. Raffaele Perrone Donnorso, presidente ANPO (Associazione Nazionale Primari Ospedalieri) -. è un vero e proprio scempio quello che si sta tendando di perpetrare ai danni dell’Istituto Regina Elena”. “La logica regionale  – ha spiegato il prof. Perrone Donnorso - appare in linea con la considerazione di ritenere gli IFO un semplice ospedale oncologico e non un IRCCS. Questa  direttiva al puro risparmio, che impone veri e propri paraocchi a coloro che dovrebbero decidere come organizzare al meglio l’assistenza oncologica alla popolazione integrando i percorsi tra eccellenza dell’IRCCS con i percorsi della rete, non potrà che determinare un vero e proprio ‘autogol’ nella politica sanitaria regionale. Inoltre vanno chiarite e superate le incongruenze esistenti nell'atto aziendale che tende a disegnare, attraverso accorpamenti  di discipline e vocazioni diverse, una tipologia di organizzazione in controtendenza rispetto agli altri IRCCS oncologici presenti in altre Regioni. Gli IRCCS non possono e non devono rappresentare un guazzabuglio di attività le più disparate fra loro. Dovrebbero avere una struttura amministrativa molto snella, specificamente preparata per un IRCCS, le cui esigenze sono particolari e diverse da quelle che possono avere Aziende Sanitarie di diversa tipologia. L’IRCCS è, in primis, un Istituto di ricerca, ed ancor più di ricerca traslazionale. Tutta l’impostazione dell’Istituto dovrebbe partire da questa considerazione di base”.

“Gli IRCCS – ha affermato l’architetto Giovanni Bissoni, Sub Commissario alla Sanità della Regione Lazio -, devono necessariamente assolvere pienamente alla funzione per la quale sono stati istituiti. Purtroppo alcuni non sono pienamente operativi per carenze interne e non svolgono il ruolo attribuito. Inoltre devono essere considerati come nodi essenziali delle reti per patologia, ma nella Regione Lazio ancora non è operativa la Rete Oncologica perché, pur essendo stati individuati i vari punti che la devono costituire, manca ancora non solo l’identificazione dei centri Hub e Spoke ma anche la connessione tra i centri stessi che è elemento fondamentale di una rete. Esiste pertanto una frammentazione di attività cui bisogna mettere mano affinché si possa parlare di rete regionale”.

“L’accorpamento dei due IRCCS IFO e Spallanzani  - ha evidenziato il dott. Giovanni Leonardi, Direttore Generale della Ricerca del Ministero della Salute - è impossibile al momento per l’esistenza della legge che vincola il riconoscimento di IRCCS alla necessaria monotematicità e sollecita una rapida decisione in merito. Finché questa legge sarà in vigore, questo provvedimento non può essere operativo. È necessaria inoltre una maggiore integrazione in ambito IRCCS tra i processi e i sistemi della ricerca con l’attività di assistenza, integrazione finora non pienamente attuata almeno nell’ambito della Regione Lazio”.

La dott.ssa Flori Degrassi, Direttore generale della Sanità della Regione Lazio, ha richiamato l’attenzione ai vincoli di bilancio e al necessario controllo del deficit di questi Istituti. “Prendo atto – ha sottolineato - del vincolo legislativo che al momento preclude l’attuazione dell’accorpamento, idea di cui riconosco e dichiaro la paternità. Auspico inoltre all’interno degli Istituti una maggiore integrazione delle attività e un rapporto sempre più proficuo e stretto con le altre strutture territoriali della Regione Lazio”.

Inoltre ha rappresentato il problema che, essendo sottoposti a piano di rientro e commissaria mento, la Regione non può, ad oggi, riconoscere valorizzazioni economiche per l'attività e conseguentemente appare necessario un percorso di grande recupero di efficienza.

“L’Istituto ‘Spallanzani’ – ha sottolineato il prof. Ippolito - è l’unico IRCCS della Regione dedicato alle malattie infettive, in grado di coniugare nella stessa struttura assistenza ai pazienti, diagnosi, epidemiologia, ricerca, sanità pubblica e cooperazioni internazionale. Solo un modello gestionale agile può garantire tempestività degli interventi, circolazione di mezzi e continua innovazione. Un’eccellenza già dimostrata nell’affrontare eventi epidemici gravi come il virus ‘Ebola’. L’Istituto ‘Spallanzani’ è la prima struttura in Italia nel trattamento delle malattie infettive: ha circa 4000 pazienti in carico e  6500 con HIV, seguiti in tutte le fasi della malattia sia intra che extra ospedaliera. E sono circa 3500 le persone in follow up per epatite B e C. Solo il nostro centro ha una così grande capacità di isolamento per pazienti e materiali biologici, con competenze di laboratorio uniche in Europa. Queste caratteristiche non possono essere cancellate solo per ragioni economiche”.

“La stessa legge istitutiva degli IRCCS ribadisce l’importanza della monospecialità – ha continuato la dott.ssa Patrizia Di Berto, responsabile Sanità Cgil Roma e Lazio -. In questo contesto gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico rappresentano, ovvero dovrebbero rappresentare, una realtà importante per la ricerca biomedica del Paese per coprire aree strategiche della medicina per le quali è necessario un investimento scientifico ed organizzativo, con una connotazione di messa a punto, validazione e sperimentazione di modelli che possono essere trasferiti alle strutture del Servizio Sanitario Nazionale. Il mondo della ricerca è per sua natura internazionale e pertanto è indispensabile che gli IRCCS, oltre a far rete tra loro e con gli altri protagonisti della ricerca biomedica italiana, siano inseriti a pieno titolo nella ricerca internazionale, dove si sviluppano non solo la ricerca di base, traslazionale e clinica ma anche l’innovazione assistenziale. Il carattere monospecialistico, cioè l’essere complessivamente focalizzato su una determinata problematica sanitaria, è elemento fondamentale e costitutivo di un IRCCS e non può essere messo in discussione. Non si capisce pertanto quale ratio ispira il previsto accorpamento dei due IRCCS pubblici del Lazio. Abbiamo nella Regione un IRCCS identificato Centro Collaboratore dell’OMS e Centro di formazione finanziato dall’Unione Europea, quale è lo Spallanzani, e l’IRE che è membro dell’‘Union International Contre le Cancer’ (U.I.C.C.), della ‘European Organization of Cancer Institutes’ (OECI) e della ‘European Organization for Reserach and Treatment of Cancer’ (EORTC)”. “Per queste ragioni – ha concluso la dott.ssa Di Berto - pensiamo che sia necessario passare da un’idea di ‘accorpamento’ e svilimento ad una politica di sviluppo, in una Regione dove il pubblico risulta sempre più contratto ed il privato convenzionato ed ex classificato rappresenta oltre il 50% dell’offerta sanitaria. Ciò presuppone anche una profonda revisione degli Atti Aziendali finora prodotti ed approvati che costituiscono un elemento gravemente ostativo ad ogni politica di sviluppo degli Istituti. Inoltre non deve essere trascurato un aspetto fondamentale: la cura erogata è strettamente connessa ai percorsi di ricerca. Le finalità dei due Istituti verrebbero sicuramente sacrificate se ricondotte a una gestione unitaria. La ricerca per sua natura necessita di una grande flessibilità gestionale e di scelte immediate che sono caratteristiche di una struttura autonoma e non accorpata. Nel Lazio vi sono 7 IRCCS, solo 2 pubblici.

È essenziale riflettere su quanto perderemmo con questa unificazione in termini di investimento in strutture di eccellenza, rischiando di svuotarle e di diminuirne l’importanza. Un’operazione di accorpamento in nome di una presunta razionalizzazione, che però non risponde alla vera finalità dei due Istituti, rappresenta quindi una pericolosa penalizzazione dell’eccellenza”.

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