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Neurochirurgia, troppe regioni senza scuole di specializzazione per formare gli specialisti

Sono venuti da ogni parte d’Italia per interrogarsi sul presente e sul futuro della formazione teorica e pratica dei giovani in Neurochirurgia. Tanti, infatti, i docenti di neurochirurgia che si sono dati appuntamento nell’Aula di Patologia del Policlinico Umberto I di Roma.

“La carenza di figure universitarie neurochirurgiche negli Atenei italiani, ha raggiunto un livello straordinariamente basso ed ormai è insostenibile. Occorre affrontare il problema con spirito costruttivo ed al contempo con tempestività e determinazione, nell'interesse esclusivo della futura Sanità pubblica del Paese. Non si può più rischiare, di non coprire i posti vacanti nella Neurochirurgia accademica sul piano nazionale” dicono gli esperti. A più voci è stato ribadito di “ sostenere, con ogni mezzo utile, iniziative capaci di sottoporre all'opinione pubblica una moderna formazione e una ricerca avanzata in Neurochirurgia come strumento di competitività dell’Italia, in un alta specialità chirurgica, almeno in un contesto europeo”. Quali dunque le proposte per affrontare questa situazione che, come ha annunciato il segretario del Collegio dei Docenti, Vincenzo Esposito, non è rosea e ha alcune prestigiose Università, come quella di Bologna senza neanche un docente di neurochirurgia? Secondo Francesco Tomasello, presidente del Collegio dei professori di Prima fascia di Neurochirurgia, “la formazione in generale, e in questo caso, la formazione specialistica in Neurochirurgia, è una delle principali sfide per la crescita del Paese. Nei tempi che viviamo, ha il difetto di non essere un investimento a breve termine ma di avere tempi più lunghi. I Paesi più avanzati si attrezzano per affrontare tale sfida con rigore e con una organizzazione efficiente, pensando al futuro della loro Sanità con l'obiettivo eccellenza.” Il presidente del Collegio ha poi analizzato il problema dalla parte degli specializzandi e ha sottolineato che “occorre dare maggiori opportunità di accesso, anche a livello territoriale; offrire maggiori opportunità di formazione pratica chirurgica sul campo; far seguire i giovani da più docenti, rispetto a quelli attuali, nel loro percorso. La rete formativa universitaria-ospedaliera, così come è organizzata ora, non garantisce il conseguimento di questo obiettivo” ha ricordato Tomasello.

Un contribuito importante è quello offerto dalla Società Italiana di Neurochirurgia che da alcuni mesi sta organizzando, a costo zero, corsi di aggiornamento per i giovani e Corsi di dissezione anatomica (cosiddetti "hands-on"). Attualmente restano tuttavia pochi in Italia. “Abbiamo – ha sottolineato a tal proposito il presidente della Società italiana di neurochirurgia, Roberto Delfini - una carenza assoluta di laboratori dove praticare la dissezione anatomica e approfondire l’anatomia chirurgica. Mancano i preparati anatomici sui cui lavorare e il nostro maggior approvvigionamento viene dall’estero”, ha ricordato il presidente della SINch ed ha aggiunto che i giovani neurochirurghi troppo spesso sono costretti ad andare in Europa o negli Stati Uniti per frequentare i corsi sui preparati”. Secondo Roberto Delfini si tratta di un problema culturale e non legislativo. “Niente osta - ha evidenziato - che in Italia si possa disporre di preparati anatomici. Bisogna far capire alla gente quanto sia importante fare la dissezione anatomica sui preparati umani piuttosto che una dissezione anatomica su un animale. La carenza di materiali e laboratori è così ampia che diverse Società di chirurgia, compreso il Collegio italiano di chirurgia, hanno messo questo punto nel loro programma di lavoro”. Il presidente della SINch infine ha citato l’esempio dell’Austria dove nel testamento molte persone scrivono di voler mettere il proprio corpo a disposizione della ricerca oppure, per le persone che non possono permettersi il funerale lo Stato paga le esequie alla famiglia e quest’ultima (spesso anche per volontà del defunto) mette a disposizione il corpo per studi e ricerche. L’Italia è dunque fanalino di coda in Europa nell’approvvigionamento di preparati anatomici e laboratori e molto lontano dall’Olanda dove, dopo una comunicazione capillare sulla carenza di materiali anatomici, ne hanno un numero in eccesso.

Se dunque la SINch sta dedicando grande spazio alla formazione degli studenti è necessario che anche da parte dell’Università ci siano maggiori opportunità di accesso, ha suggerito il presidente del Collegio Francesco Tomasello. “E’ necessaria una programmazione più attenta da parte degli organi di governo degli Atenei sulle figure universitarie di Neurochirurgia, pur nell'ambito delle attuali restrizioni finanziarie delle Università italiane. E’ necessario – ha aggiunto - una più stretta collaborazione con il Collegio di professori di Neurochirurgia, ora che sono stati acquisiti gli esiti delle abilitazioni scientifiche nazionali (ASN). Il Collegio può dare un contributo importante solo per gli aspetti di programmazione generale. Inoltre - ha sottolineato come terzo punto fondamentale - la necessità di una programmazione fatta esclusivamente con i Neurochirurghi e non con i Neurologi, che hanno giustamente una differente filosofia disciplinare”.

Per Francesco Tomasello “la formazione deve essere fatta dalle Università secondo criteri rigorosi di merito scientifico (oggi esistenti con l'ASN) e professionale chirurgico, non può essere lasciata ai Direttori Generali delle Aziende che perseguono ovviamente finalità esclusivamente sanitarie e non specificamente i fini istituzionali universitari, di buona formazione, buona ricerca e buona assistenza pienamente integrate”.

I dati sul depauperamento di risorse umane nella docenza e ricerca universitaria in Italia sono davvero allarmanti: negli ultimi due anni 20.000 giovani hanno acquisito il titolo di dottori di ricerca. Le Università italiane hanno reclutato meno di 1.500 ricercatori a tempo determinato (precari), quindi meno del 10%. L’età media dei ricercatori universitari italiani oggi è di 51 anni (a 65 anni vanno in pensione). Negli ultimi cinque anni negli Atenei statali i Professori ordinari sono passati da 18.227 a 13.164 (ultima stima 15.03.2014) con una diminuzione di percentuale pari a meno il 27,8%; i Professori associati da 17.549 a 15.069 (meno 14,1%); i ricercatori a tempo indeterminati da 24.492 a 22.655 (meno 7,5%). Nel totale il numero è sceso da 60.268 a 50.888. I professori ordinari di neurochirurgia si sono ridotti negli ultimi cinque anni da 35 a 24. Su questi preoccupanti numeri il presidente del Collegio ricorda anche che “a fronte di una sensibile contrazione del contingente di contratti di specializzazione (passati dai 5.000 a regime, ai 4.500 dello scorso anno accademico, ai 3.500 previsti sulla base della disponibilità di risorse per l’attuale), è stato continuo l’incremento degli accessi a medicina (dai circa 7400 del 2007 ai più di 10.000 studenti l’anno negli ultimi 3 anni, con uno sforamento del numero programmato, nell'ultimo anno, stimato da 3000 a 5000 unità). Il differenziale tra laureati e posti in scuole di specializzazione e nei corsi regionali di medicina generale è quindi incrementato ed è destinato ad incrementare sensibilmente nel tempo, con previsioni ancora più infauste per gli attuali studenti in medicina: già da quest’anno si stima vi saranno almeno 8.500 concorrenti per circa 4.400 posti (circa 3.500 contratti per la formazione specialistica e circa 900 borse di studio per la formazione specifica in medicina generale)”.

Come intervenire dunque su questa situazione e in particolar modo nell’area della neurochirurgia? Secondo Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale che ha concluso l’incontro di oggi occorre “rivedere e aggiornare l’ordinamento didattico delle scuole di specializzazione per poter creare in questa maniera un neurochirurgo adatto alla nuove tecnologie e anche proiettato verso un apprendimento che non sia solo ed esclusivamente professionalizzante ma anche in grado di continuare a tenere, perché lo è attualmente in Italia, al centro della ricerca scientifica il più alto livello assistenziale”. Anche la neurochirurgia, – ha sottolineato il presidente del CUN - avrà bisogno di un maquillage importante visto che gli ordinamenti didattici hanno quasi 20 anni”. Infine ha ricordato che “nel problema generale delle scarse risorse che ha il sistema universitario si sta chiedendo con urgenza al ministro Stefania Giannini di impiegare maggiori risorse perché altrimenti si appassiranno tutta una serie di rami rigogliosi del passato”.

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