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Nessuna ragione scientifica per vietare il glifosato in Svizzera

Non vi sono ragioni scientifiche che giustifichino il divieto di impiegare il pesticida glifosato nell'agricoltura. Il Consiglio nazionale ha respinto - con 119 voti contro 68 e 8 astenuti - un postulato di Louis Schelbert (Verdi/LU) che chiedeva di riconsiderare la pericolosità di questo erbicida e le autorizzazioni di cui beneficia.

Un'agenzia dell'Organizzazione mondiale della sanità aveva valutato nel 2015 la pericolosità del glifosato, classificandolo nella categoria dei pesticidi "probabilmente cancerogeni", ha sottolineato invano l'ecologista lucernese. Questo erbicida, che si trova nel prodotto Roundup, fabbricato dal gigante della chimica Monsanto, è ampiamente utilizzato sia da professionisti che da privati.

Da allora gli studi contraddittori sulla pericolosità del glifosato si sono succeduti. Secondo Schelbert, ricercatori che hanno pubblicato studi poco affidabili sono stati sospettati di conflitto d'interesse. A suo avviso, occorre dunque continuare ad esaminare la questione.

Le conoscenze scientifiche attuali non giustificano un divieto, ha spiegato dal canto suo il ministro della ricerca Johann Schneider-Ammann. Inoltre, l'Agenzia europea per la chimica ha deciso proprio ieri di non classificare il glifosato come "cancerogeno".

Il Nazionale aveva già respinto lo scorso anno una petizione di diverse associazioni, tra cui Greenpeace, Federazione romanda dei consumatori e Medici per l'ambiente, che chiedeva di proibire il glifosato.

 

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