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MIELOMA MULTIPLO: CARFILZOMIB AUMENTA LA SOPRAVVIVENZA GLOBALE #ASH2017

Amgen ha annunciato i nuovi risultati che mostrano i dati positivi sulla sopravvivenza globale (OS) dell’analisi finale dello studio clinico di Fase III ASPIRE. Lo studio ha raggiunto l’obiettivo chiave secondario della OS, dimostrando che l’aggiunta di carfilzomib a lenalidomide e desametasone (KRd) riduce del 21% il rischio di morte rispetto a lenalidomide e desametasone da soli (Rd) e allunga la sopravvivenza di 7,9 mesi nei pazienti con Mieloma Multiplo recidivato o refrattario (OS mediana di 48,3 mesi per KRd, versus 40,4 mesi per Rd, HR = 0,79, 95% CI, 0,67 – 0,95; p = 0,0045). Questi risultati sono stati presentati in occasione del congresso dell’American Society of Hematology (ASH) 2017 in corso ad Atlanta (abstract ASH #743).

“Sebbene siano stati fatti significativi passi avanti nel trattamento del Mieloma Multiplo recidivato o refrattario, gran parte degli studi clinici si è focalizzata su quanto a lungo un nuovo trattamento può aiutare a prevenire la ripresa della malattia invece che puntare sulla sopravvivenza”, dichiara Keith Stewart, M.B., Ch.B. alla Mayo Clinic (Arizona) e sperimentatore principale dello studio ASPIRE.

“I risultati di ASPIRE sono fra i primi a dimostrare un vantaggio significativo in termini di sopravvivenza globale con l’aggiunta di carfilzomib al trattamento con lenalidomide e desametasone nei pazienti con Mieloma Multiplo recidivato o refrattario. I dati supportano l’uso precoce di carfilzomib come terapia efficace alla prima recidiva, a prescindere che il paziente sia stato trattato in precedenza con bortezomib o sottoposto a trapianto”. “I regimi terapeutici che utilizzano carfilzomib sono i primi e gli unici a dimostrare, in due studi di Fase IIII, una sopravvivenza globale superiore rispetto allo standard di cura attuale, riformulando le aspettative di vita per i pazienti con Mieloma Multiplo recidivato o refrattario”, afferma David Reese, M.D., senior vice president of Translational Sciences and Oncology di Amgen. “Siamo lieti dei dati sulla sopravvivenza globale presentati quest’anno all’ASH: i risultati evidenziano il nostro impegno a sviluppare opzioni terapeutiche innovative in grado di aiutare i pazienti oncologici a vivere più a lungo”.

L’analisi finale di ASPIRE include le analisi per sottogruppo in accordo alle precedenti linee di terapia, alla precedente esposizione a bortezomib o a trapianto alla prima recidiva. Tra questi tre gruppi, c’è stata una riduzione del rischio di morte dal 18 al 29% per KRd versus Rd, coerente con i risultati nella popolazione globale. La OS mediana è stata di 11,4 mesi più lunga per KRd versus Rd nei pazienti che avevano ricevuto una precedente linea terapeutica (47,3 mesi versus 35,9 mesi [HR = 0,81, 95% IC, 0,62 – 1,06]) e di 6,5 mesi più lunga per i pazienti che erano stati sottoposti a due o più linee precedenti (48,8 mesi versus 42,3 mesi [HR = 0,79, 95% IC, 0,62 – 0,99]).Il massimo miglioramento della OS – 11,4 mesi – è stato osservato nei pazienti alla prima recidiva. Questa analisi della OS convalida l’utilizzo precoce di carfilzomib come terapia efficace alla prima ricaduta, a prescindere da una precedente esposizione a bortezomib o a un trapianto. I pazienti trattati con KRd hanno riportato un miglioramento dello stato di salute complessivo, con un punteggio superiore dello stato di salute generale e della qualità di vita (Global Health Status/Quality of Life [QoL]), rispetto a quello dei pazienti trattati con Rd durante 18 cicli di trattamento (valore p unilaterale = 0,0001), misurato con EORTC QLQ- C30, un questionario sulla QoL validato per il Mieloma Multiplo.

La sopravvivenza globale è stata valutata anche in accordo allo stadio R-ISS, il Sistema Internazionale di Stadiazione aggiornato. Per i pazienti di stadio I R-ISS (KRd, n = 42; Rd, n = 46) la OS mediana non è stata raggiunta per KRd ed è stata di 58 mesi per Rd (HR= 0,49, 95 percento IC, 0,26-0,92). Nei pazienti di stadio II R-ISS (KRd, n = 194; Rd, n = 195) la OS mediana è stata di 45,4 mesi per KRd e 41,2 mesi per Rd (differenza di 4,2 mesi; HR = 0,86, 95 percento IC, 0,68 – 1,10). Nell’esiguo numero di pazienti allo stadio III R-ISS (KRd, n = 37; Rd, n = 47) la OS mediana è stata di 23,3 mesi per KRd e 18,8 mesi per Rd (differenza di 4,5 mesi; HR = 1,05, 95 percento IC, 0,66 – 1,68). I risultati relativi alla sicurezza emersi da ASPIRE si sono dimostrati coerenti con il già noto profilo di sicurezza di carfilzomib. Gli eventi avversi più comuni (maggiori o uguali al 20%) nel braccio trattato con carfilzomib sono stati diarrea, anemia, neutropenia, astenia, infezioni delle vie respiratorie superiori, piressia, tosse, ipokaliemia, trombocitopenia, spasmi muscolari, polmonite, nasofaringite, nausea, costipazione, insonnia e bronchite.

All’ASH 2017 sono stati presentati anche i risultati sulla sopravvivenza globale dello studio testa a testa di Fase III ENDEAVOR con carfilzomib più desametasone (Kd) versus bortezomib più desametasone: Kd si è dimostrato superiore a bortezomib nell’aumentare la sopravvivenza globale attraverso l’analisi di svariati sottogruppi di pazienti con Mieloma Multiplo recidivato o refrattario, inclusi l’età, la linea terapeutica precedente e la previa esposizione a bortezomib (ASH: abstract #1885 e #1850). I regimi terapeutici KRd e Kd utilizzati in questi studi sono attualmente approvati negli Stati Uniti, nell’Unione Europea e in altri Paesi, sulla base delle analisi primarie della sopravvivenza libera da progressione (PFS) negli studi ASPIRE ed ENDEAVOR, rispettivamente. I dosaggi di carfilzomib utilizzati per ASPIRE (27 mg/m 2 ; 10 minuti d’infusione) ed ENDEAVOR (56 mg/m 2 ; 30 minuti d’infusione) sono stati ottimizzati per ciascun regime terapeutico e corrispondono alle dosi attualmente approvate per le terapie KRd e Kd, rispettivamente 1 . Sulla base dei risultati di ASPIRE, Amgen ha sottoposto alla Food and Drug Administration statunitense una domanda supplementare di approvazione di nuovo farmaco al fine di includere i dati ASPIRE sulla OS nelle informazioni sul prodotto di carfilzomib.

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