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MENO POSTI LETTO SIGNIFICA PIU' MORTALITA'. IN ITALIA TAGLIATI IL 33% IN 8 ANNI

 "Esiste una correlazione negativa tra il numero di posti letto ospedalieri per 1.000 abitanti e l'aumento della mortalita' nei primi otto mesi del 2020". E' quanto emerge da una recente indagine condotta dall'Anaao Assomed a cura di Carlo Palermo Segretario Nazionale Anaao Assomed e Chiara Rivetti, Segretaria Anaao Piemonte su dati elaborati da Giuliano Antoniciello, ricercatore dell'Universita' di Padova e' emerso infatti che statisticamente a ogni posto letto in meno per 1.000 abitanti e' associato un +2% di aumento della mortalita' generale.

"Questo significa che paesi come la Germania o la Bulgaria, dove i posti letto per 1.000 abitanti sono tra i 7 e gli 8, hanno avuto un aumento della mortalita' quasi nullo, mentre il Portogallo o i Paesi Bassi, con circa 3 posti letto per 1.000 abitanti, hanno avuto aumenti vicini al +10%. Tra i paesi nei quali l'aumento e' stato maggiore spiccano l'Italia, con circa un +17%, la Spagna, con +18%, e il Regno Unito, con +22%. La popolazione di Italia e Spagna ha un'eta' mediana piu' alta (rispettivamente 47.9 e 45.5 anni) di quella del resto della popolazione europea (42.7 anni), ma non il Regno Unito (40.8 anni). Il fattore piu' rilevante per l'aumento della mortalita' generale che accomuna questi tre paesi e' la scarsita' di posti letto negli ospedali. Se da un lato, a questi risultati particolarmente negativi ha contribuito l'eta' piu' elevata della popolazione, non si puo' negare che la disponibilita' di posti letto (compresi quelli nei reparti di terapia intensiva) abbia giocato un ruolo significativo nel determinare l'aumento della mortalita'.

In Italia, i posti letto per acuti per 1.000 abitanti sono diminuiti dai 4.71 del 2010 ai 3.14 del 2018, una riduzione del 33% in 8 anni". Sul fronte della spesa sanitaria, secondo il rapporto Health at a Glance Europe 2020 dell'OCSE, "l'Italia ha una spesa sanitaria (pubblica e privata) pro capite che, a parita' di potere d'acquisto, si attesta nel 2019 a 2.473 euro (a fronte di una media Ocse di 2.572 euro) con un differenze vertiginose rispetto a Francia e Germania che, rispettivamente, segnano valori di spesa sanitaria pro capite di 3.644 euro e 4.504 euro. Da notare come di questi 2.473 euro pro capite, il 25%, sempre secondo dati OCSE, e' rappresentato da spesa privata, out of pocket".

Dal sondaggio Anaao Assomed condotto nell'ottobre del 2020, e' emerso inoltre "come le carenze di professionisti e lo scarso coinvolgimento dei medici nei processi decisionali abbiano contribuito in modo sostanziale al peggioramento del servizio offerto dagli ospedali pubblici, in particolare per la sospensione dell'attivita' ordinaria. L'aumento di mortalita' registrato e' infatti in larga parte attribuibile alla malattia Covid-19 ma sicuramente pesa anche l'aumento di mortalita' per tutte le altre cause: la sospensione dei controlli per le malattie croniche, il rinvio degli screening e degli interventi non urgenti, la riduzione di accesso alle cure per timore del contagio hanno determinato decessi e ne determineranno ancora per molto tempo. In altre parole, molte delle morti cui abbiamo assistito durante la prima ondata della pandemia si sarebbero potute evitare se avessimo avuto un sistema sanitario adeguatamente attrezzato, organizzato e soprattutto finanziato.

La pandemia del 2020 ha mostrato con dolorosa chiarezza che il prezzo del sotto-finanziamento della sanita' pubblica nel decennio 2010/2019, una scelta politica motivata con la necessita' del risparmio e con la ricerca di una presunta maggiore efficienza del sistema sanitario, e' stato pagato con la morte di decine di migliaia di persone".

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