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MELANOMA: IL “PASCALE” DI NAPOLI CENTRO DI RIFERIMENTO NEL MONDO PER CURA E RICERCA

Ogni anno all’Istituto “Pascale” di Napoli vengono trattati 450 nuovi casi di melanoma e sono eseguite 30mila visite per questo tipo di tumore della pelle. In Campania nel 2014 si stimano circa 1.100 nuove diagnosi, un terzo individuato proprio al “Pascale”.

Il ruolo dell’ospedale partenopeo va oltre il Mezzogiorno e i confini italiani: si colloca infatti fra i primi tre centri in Europa e fra i più importanti nel mondo nella lotta contro il melanoma. Grazie anche ai contributi decisivi nelle più recenti ricerche nel campo dell’immuno-oncologia, approfonditi oggi in un incontro con i giornalisti nel centro campano.

“L’immuno-oncologia rappresenta un approccio rivoluzionario che potenzia le difese immunitarie dell’organismo del paziente per poter meglio combattere il tumore – spiega il dott. Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ -. È la quarta arma nel trattamento del cancro, che si aggiunge alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. In particolare ipilimumab ha rappresentato il primo significativo passo in avanti nell’ultimo trentennio nel trattamento del melanoma metastatico. Ha dimostrato di raddoppiare il numero dei pazienti vivi a 1 e 2 anni, con il potenziale di una sopravvivenza a lungo termine. Infatti il 20% è vivo a 10 anni dalla diagnosi.

Questi dati emergono da studi clinici che hanno coinvolto nel mondo più di 5.000 persone. A partire dalla fase di sperimentazione, a Napoli sono stati trattati con ipilimumab oltre 400 pazienti”. Oggi si stanno affacciando altre armi, come nivolumab. Il ruolo del Pascale quale centro di riferimento mondiale nell’immuno-oncologia è testimoniato anche dall’ultimo studio su nivolumab nel melanoma, presentato domenica scorsa a Zurigo al congresso della Society for Melanoma Research. Il centro diretto dal dott. Ascierto è stato il “top enroller” mondiale, ha infatti arruolato il numero maggiore di pazienti al mondo. E il presidente della Fondazione Melanoma è il Senior Author dello studio pubblicato sul “New England Journal of Medicine”.

Oggi, presso l’ospedale partenopeo sono in corso più di 20 studi clinici su nuovi farmaci nel melanoma in fase avanzata. “Il ‘Pascale’ ha costruito e consolidato una rete internazionale di rapporti – afferma il prof. Gennaro Ciliberto, Direttore scientifico dell’Istituto -. L’esperienza diretta che abbiamo maturato sui pazienti colpiti da melanoma rappresenta un esempio per gli esperti di tutto il mondo. Nel trattamento di questa malattia abbiamo una tradizione consolidata, confermata anche dalla nostra produzione scientifica. Ogni anno pubblichiamo circa 10 ricerche su prestigiose riviste internazionali. Siamo stati il secondo centro al mondo a studiare l’immunoscore dopo l’INSERM (National Institute of Health and Medical Research) di Parigi. È un esame innovativo che, pensiamo, permetterà in futuro di selezionare in anticipo i pazienti che risponderanno all’immunoterapia. Questa tecnica può essere applicata non solo nel melanoma, ma in tutte le neoplasie in cui è dimostrata l’efficacia dell’immunoterapia. La nostra capacità di attrarre ‘cervelli’ brillanti, nell’ambito di un network di rapporti di collaborazione, è dimostrata anche dal ‘Melanoma Bridge’, il convegno internazionale che organizziamo ogni anno, un vero e proprio ponte della ricerca fra Napoli e il resto del mondo”. La quinta edizione del “Bridge” si terrà il prossimo dicembre nel capoluogo campano, con la partecipazione di più di 200 esperti.

“Non va dimenticato che il nostro Istituto si trova nel Sud Italia – sottolinea il prof. Nicola Mozzillo, Direttore del Dipartimento Melanoma, Tessuti molli, Muscolo-Scheletrico e Testa-Collo del ‘Pascale’ -. Dobbiamo spesso scontrarci con difficoltà logistiche e con la mancanza di risorse. In questa zona d’Italia è più difficile svolgere attività di ricerca perché è deficitario il mecenatismo privato, che invece riveste un ruolo decisivo al Nord. Dovremmo rappresentare un motivo di orgoglio per tutta la sanità del Mezzogiorno”.


Il 10% dei pazienti trattati al “Pascale” viene da fuori Regione. “Il nostro è l’unico ospedale in Italia organizzato in dipartimenti d’organo, proprio partendo dal successo ottenuto dal gruppo che si occupa del melanoma – continua il prof. Mozzillo -. Con questo tipo di organizzazione si uniscono professionalità che migliorano il trattamento dei paziente. Il ‘Dipartimento melanoma e tessuti molli’ rappresenta una vera e propria task force multidisciplinare composta da specialisti provenienti da diverse aree. Grazie a ‘una massa critica’ di competenze siamo in grado di fornire una risposta completa a tutte le esigenze. Siamo una realtà unica nel panorama sanitario nazionale e abbiamo ricevuto prestigiosi riconoscimenti anche al di fuori del nostro Paese. Ad esempio, con il ‘John Wayne Cancer Institute’ di Santa Monica (California, USA), uno dei principali istituti al mondo per la ricerca sul melanoma, possiamo vantare una forte collaborazione sul piano scientifico. Ne sono scaturite pubblicazioni che hanno segnato la storia del melanoma, ad esempio un articolo del ‘New England Journal of Medicine’ che ha sancito il ruolo decisivo del linfonodo sentinella. Con questa tecnica è possibile verificare se il tumore è localizzato, riducendo di circa l’85% gli interventi chirurgici molto aggressivi. Il ‘John Wayne Cancer Institute’ ha inoltre riconosciuto a livello mondiale il nostro dipartimento come esempio di organizzazione per la gestione di questa patologia”. La combinazione dei nuovi trattamenti, in particolare dei farmaci immunoterapici, e la loro somministrazione in sequenza rappresentano la strada da seguire per rendere il melanoma una malattia cronica, con cui il paziente può convivere per tutta la vita, come avvenuto in passato con l’HIV e con altre patologie infettive come la tubercolosi. “I dati più recenti – conclude il dott. Ascierto - evidenziano come l’associazione di due anticorpi monoclonali immunomodulanti (ipilimumab e nivolumab) sia in grado di garantire risposte in termini relativamente brevi. I trattamenti immuno-oncologici attualmente studiati nella ricerca clinica hanno il potenziale per offrire un beneficio di sopravvivenza a lungo termine, rispetto alle terapie standard, non solo nel melanoma ma anche nel tumore del polmone e nel carcinoma renale in stadio avanzato”.

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