IT   EN

Ultimi tweet

Melanoma avanzato: la rivoluzione nella terapia

Per il melanoma ad alto rischio di progressione nuove speranze arrivano dalle terapie a bersaglio molecolare (target therapy).

L’identificazione dei geni coinvolti nello sviluppo del melanoma è stata infatti rilevante per una migliore comprensione della malattia e per lo sviluppo di farmaci mirati a riconoscere e colpire il bersaglio molecolare alterato in modo specifico e selettivo. Questo concetto è in linea con la medicina di precisione, che consente di calibrare l’intervento terapeutico sulle caratteristiche specifiche della malattia, permettendo di poter offrire un trattamento personalizzato per il paziente.

Le terapie target o a bersaglio molecolare sono state sviluppate per bloccare specifici geni che causano la crescita e la diffusione delle cellule tumorali, riducendo la progressione del tumore, agendo in modo più specifico rispetto a farmaci non target. A seconda del target, o bersaglio, sono stati studiati e sviluppati farmaci diversi.

"Il melanoma è un tumore eterogeneo, nel quale si osservano mutazioni di oncogeni differenti -spiega la prof.ssa Paola Queirolo, UOC Oncologia medica IRCCS San Martino, IST Genova e Presidente IMI (Intergruppo Melanoma Italiano) -Questo implica la necessità di un approccio terapeutico specifico e personalizzato. A seconda delle caratteristiche specifiche del tumore, e di quelle del paziente, il medico potrà proporre un trattamento piuttosto che un altro, poiché alcuni pazienti possono trarre un maggior beneficio dalle terapie target e altri dalle immunoterapie. Grazie al lavoro dei ricercatori e alle sperimentazioni cliniche, negli ultimi anni l’approccio terapeutico al paziente con melanoma metastatico si è radicalmente trasformato grazie all’individuazione di nuove opzioni di trattamento. La ricerca scientifica prosegue nel proprio impegno e ci consente di essere fiduciosi nel raggiungimento di un ulteriore miglioramento nel trattamento del melanoma".

La mutazione BRAF

In particolare, i farmaci a bersaglio molecolare per il trattamento del melanoma inibiscono specifiche mutazioni geniche del tumore come la mutazione BRAF che è all’origine del 50% dei melanomi in stadio avanzato.

Le più recenti novità in riferimento all’approccio di precisione sono rappresentate dalla combinazione di farmaci MEK e BRAF inibitori. Con l’uso di entrambi i farmaci, infatti, è stato dimostrato che circa il 70 per cento dei pazienti è riuscito a sopravvivere per un anno e il 50 per cento per due anni; un progresso notevole se si pensa che fino al 2010, con i trattamenti tradizionali, la mediana di sopravvivenza era di soli sei mesi e appena il 25 per cento dei pazienti riusciva a sopravvivere un anno.

Lo scorso 1 settembre 2015 la Commissione Europea ha approvato la combinazione di dabrafenib e trametinib per il trattamento di pazienti adulti con melanoma non resecabile o metastatico in presenza di mutazione BRAF V600. Si tratta della prima terapia di combinazione mirata approvata nell’Unione Europea per il trattamento dei pazienti con la forma più aggressiva di tumore della pelle[1], la quale – nel corso di due studi di Fase III – ha dimostrato una migliore sopravvivenza globale rispetto all’attuale standard terapeutico (monoterapia con un inibitore di BRAF).[2],[3]

Attualmente in Italia la combinazione di dabrafenib/trametinib e vemurafenib/cobimetinib non è ancora approvata. Tuttavia, è possibile trattare i pazienti mutati in BRAF con tali combinazioni attraverso la prescrizione degli inibitori di BRAF mediante il D.Lgs. 648 e richiedendo l’inibitore di MEK alla azienda farmaceutica produttrice attraverso il programma di uso compassionevole.[4]

Per quanto riguarda, invece, la mutazione nRAS o KIT, ad oggi non risultata approvata alcuna terapia specifica target.

L’altra importante novità è infatti rappresentata dagli anticorpi immunomodulanti: con l’immunoterapia, il trattamento agisce sul sistema immunitario sbloccando un blocco immunologico e permettendo, quindi, alle difese immunitarie di essere indirizzate al massimo contro il tumore, tenendo sotto controllo la malattia.

Il sistema immunitario, in condizioni normali, agisce riconoscendo ed eliminando le cellule estranee all’organismo, come batteri e virus o cellule anormali quali per esempio le cellule tumorali. Tuttavia, per il sistema immunitario è più difficile riconoscere le cellule tumorali come estranee e quindi attaccarle. Inoltre, il tumore stesso sviluppa metodi per evadere il controllo del sistema immunitario. Fra i tumori maligni comuni, a esordio nell’adulto, il melanoma è considerato quello che meglio risponde all’immunoterapia.[5]

I farmaci immunoterapici agiscono stimolando il sistema immunitario contro il tumore e sono stati approvati per il trattamento dei pazienti affetti da melanoma metastatico.

Talvolta l’immunoterapia è anche utilizzata come terapia adiuvante per persone affette da melanoma allo stadio iniziale che presentano un alto rischio di sviluppo di metastasi.

 

[1] Melanoma Skin Cancer. American Cancer Society. Available at: http://www.cancer.org/acs/groups/cid/documents/webcontent/003120-pdf.pdf. Ultimo accesso 26 agosto 2015.

[2] Long GV, Stroyakovskiy D, Gogas H, et al. dabrafenib and trametinib versus dabrafenib and placebo for Val600 BRAF-mutant melanoma: a multicentre, double-blind, phase 3 randomised controlled trial [published online May 30, 2015]. Lancet. 2015.

[3] Robert C, Karaszewska B, Schachter J, et al. Improved overall survival in melanoma with combined dabrafenib and trametinib. N Engl J Med. 2015;372(1):30-39.

[4] AIOM-AIRTUM, “I numeri del cancro in Italia, 2015

[5] Natarajan N, Telang S, et al. Novel Immunotherapeutic Agents and Small Molecule Antagonists of Signalling Kinases for the Treatment of Metastatic Melanoma. Drugs. 2011;71(10):1233-50.

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.