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Malattie croniche: I percorsi di cura e presa in carico nelle regioni italiane. Indagine Cittadinanzattiva

La maggior parte delle Regioni risulta adempiente nell’implementazione dei PDT; solamente la Calabria, la Campania ed il Lazio non hanno fornito (o hanno fornito solo in parte) le informazioni richieste dal Questionario LEA 2011 o non hanno concluso il lavoro di implementazione delle Linee guida cliniche attraverso i PDT. E' quanto afferma il Rapporto 2013 dell’Osservatorio Civico sul federalismo in sanità, realizzato dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.

 

La Regione Toscana effettua il monitoraggio sia in ambito ospedaliero che territoriale e le attività riguardano, a seconda della patologia, varie strutture sanitarie della Regione stessa. I dati pervenuti non sono però soddisfacenti: pertanto la Regione viene considerata adempiente con impegno a trasmettere chiarimenti circa la qualità dei dati del monitoraggio dei PDT complessi.
Una nota di riguardo per la Sicilia: è l’unica Regione che in ogni distretto delle ASP risulta aver costituito il registro dei pazienti cronici.


I percorsi assistenziali per le patologie croniche infiammatorie intestinali
Per le patologie croniche infiammatorie intestinali, molte Regioni (13 su 21) presentano ampi spazi di vuoto normativo, non avendo previsto e non prevedendo al momento alcuno strumento, percorso, piano clinico che possa migliorare la qualità della presa in carico e dell’assistenza per i pazienti affetti da questo tipo di patologie.
In particolare hanno emanato linee guida: Campania, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Veneto. Il Lazio all’interno del Decreto 73/2009 “Razionalizzazione uso farmaci biologici”.
Due Regioni in particolare, il Piemonte e la Sicilia, hanno adottato e realizzato strumenti efficaci per le MICI.


Le malattie reumatiche
L’Italia è tra i Paesi in cui risulta maggiormente elevata la condizione di disabilità delle persone affette da Artrite Reumatoide: il 24,1 % dei pazienti vive in una condizione di disabilità severa contro il 8,7% dell’Irlanda, il 9,5% degli Stati Uniti, il 10% dell’Olanda e il 3.9% della Francia.
Solo al termine del 2008 alcune Regioni hanno messo a punto interventi operativi mirati per l’implementazione di percorsi diagnostico-terapeutici che coinvolgano la medicina primaria e quella specialistica per le patologie reumatiche (con particolare riferimento all’Artrite reumatoide, malattia più frequente e più studiata di questo gruppo). In particolare nella programmazione regionale è stata conferita rilevanza a queste patologie da Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto.
Ancora meno sono le regioni che hanno messo in campo la definizione di percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali (PDTA). Tra di esse sono da menzionare Puglia e Lombardia. Anche il Piemonte nel 2013 ha adottato un “Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale in Reumatologia - l’Artrite reumatoide diagnosi precoce” ma non si tratta di un documento implementato.


Le Patologie Cardio-cerebrovascolari
Lo sviluppo delle reti assistenziali nei territori regionali presenta differenze nei modelli organizzativi e nella capacità di rispondere ai bisogni effettivi delle persone; talvolta le differenze sono tali non solo tra Regioni, ma anche tra territori di una stessa Regione.
Alcune Regioni hanno iniziato molti anni addietro ad attivare ed organizzare le reti cardiovascolari e cerebrovascolari (per es. l’Emilia Romagna, il Veneto, la Toscana); altre, come ad esempio la Puglia, il Lazio, la Sicilia, si sono messe in marcia più lentamente.
Nelle regioni del nord, le reti per la cura delle patologie cardiovascolari e cerebrovascolari risultano avviate. Al centro, Toscana ed Emilia Romagna presentano reti avviate;nella Regione Lazio la rete per l’emergenza cardiologica e la rete ictus risultano ancora parzialmente avviate; in Abruzzo – in particolare a causa delle restrizioni causate dai piani di rientro - dall’indagine FIASO risulta formalmente approvata, ma non avviata. Nelle Regioni del sud si può osservare una situazione opposta a quella presentata per le Regioni del nord: in questa area del Paese soltanto la Regione Basilicata sta implementando la rete per l’infarto, quella per l’ictus, e sta avviando la rete per lo scompenso cardiaco. In Puglia la rete dell’infarto si sta avviando, in Calabria, Sicilia e Campania, lo studio FIASO riporta “reti annunciate”, ma non avviate.
Prendendo ad esempio l’ictus e la capacità di risposta in emergenza dei servizi sanitari, risulta disomogenea la distribuzione sul territorio delle stroke units, che consentono di ridurre il tasso di invalidità. Buona la copertura raggiunta in Valle D’Aosta (con il 166% rappresentato dall’ unico centro ictus in relazione ad una popolazione di 120.mila abitanti), Umbria (120%), Liguria (120%), Veneto (102%). Per altre Regioni, invece, la copertura non raggiunge il 40%. E’ il caso di Sardegna (37,5%), Trentino (37%),  Basilicata (33%), Calabria (30%), Sicilia (24%), Lazio (22%) e Campania (10,5%).
Rispetto ai farmaci per la prevenzione dell’ictus in fibrillazione atriale, dopo l’autorizzazione alla rimborsabilità dei nuovi anti-coagulanti dell’AIFA orali agosto 2011, sono state rilevate differenze Regionali rispetto a tempi e modi delle Regioni nell’ individuazione dei centri prescrittori e limiti ulteriori rispetto alle indicazioni dettate da AIFA (es. Friuli Venezia Giulia, Veneto).

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