IT   EN

Ultimi tweet

MALATTIA DI CROHN, APPROVAZIONE EUROPEA PER USTEKINUMAB, PRIMO BIOLOGICO

La Commissione Europea (CE) ha approvato l’uso di ustekinumab, farmaco sviluppato da Janssen, farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson per il trattamento di pazienti adulti affetti da Malattia di Crohn attiva, da moderata a grave, per i quali o la terapia convenzionale o un antagonista del TNFα (fattore di necrosi tumorale alfa), non siano più efficaci o non siano tollerati o controindicati.

Ustekinumab è la prima terapia biologica per la Malattia di Crohn che ha come bersaglio le citochine dell’interleuchina (IL)-12 e IL-23, che hanno un riconosciuto ruolo chiave nelle risposte infiammatorie e immunitarie. I risultati dei tre studi di fase 3 che hanno portato all’approvazione sono stati pubblicati sul The New England Journal of Medicine.

 

Il regime di dosaggio raccomandato per il farmaco è una dose di induzione iniziale, in base al peso corporeo, (~6 mg/kg) per via endovenosa (EV). La prima somministrazione di mantenimento per via sottocutanea (SC) di ustekinumab da 90 mg è da somministrarsi alla settimana 8 dopo la dose per via endovenosa. A seguire, si raccomanda una dose ogni 12 settimane. Coloro che non rispondono più ai dosaggi ogni 12 settimane possono trarre vantaggio da un aumento della frequenza della somministrazione ogni 8 settimane. I pazienti possono, di conseguenza, ricevere una somministrazione ogni 8 settimane o ogni 12 settimane, a seconda del parere del medico.

 

L’approvazione della Commissione Europea si basa sui risultati di Fase 3, che hanno incluso circa 1.400 pazienti affetti da Malattia di Crohn attiva, da moderata a grave. Gli studi di Fase 3 hanno mostrato che, dopo un anno di terapia, il trattamento con ustekinumab ha indotto una risposta e una remissione clinica mantenendo tali risultati nel tempo in proporzione significativamente maggiore nei pazienti adulti affetti da Malattia di Crohn attiva da moderata a grave, rispetto al gruppo trattato con placebo.

 

“Per una patologia con andamento cronico ed evolutivo come la Malattia di Crohn, avere a disposizione una nuova opzione di trattamento, con un meccanismo d’azione diverso dalle terapie già in uso, è un fatto molto significativo, soprattutto per quanto riguarda il miglioramento della sintomatologia, delle lesioni intestinali e di conseguenza della qualità di vita dei pazienti - dichiara il Dottor Alessandro Armuzzi, Responsabile della IBD Unit del  Complesso Integrato Columbus, Fondazione Policlinico Gemelli Università Cattolica di Roma – Oltre al diverso meccanismo d’azione, l’elemento differenziante di ustekinumab consiste nella possibilità di ‘demedicalizzare’ il paziente con una frequenza di somministrazione peculiare, che consente, dopo una dose di carico iniziale per via endovenosa, il successivo mantenimento per via sottocutanea ogni due o tre mesi. Il farmaco ha, poi, un’azione mirata sia nei confronti della malattia intestinale che delle sue manifestazioni extra-intestinali”.

 

Ustekinumab è stato generalmente ben tollerato, sia nella fase di induzione, sia in quella di mantenimento in tutti e tre gli studi, e il profilo di sicurezza del farmaco nel programma di sviluppo clinico della Malattia di Crohn è rimasto coerente nei cinque anni di dati cumulativi acquisiti nei pazienti affetti da psoriasi (con iniezioni sottocutanee fino a 90 mg), e nei due anni di dati di sicurezza, relativi a pazienti affetti da artrite psoriasica.

 

Nello studio di mantenimento IM-UNITI, controllato con placebo, sono stati riportati eventi avversi in proporzioni simili nei gruppi sottoposti a trattamento con ustekinumab e con placebo, la maggioranza dei quali erano relativi a disturbi gastrointestinali (dolore addominale e diarrea), e infezioni (tra le più comuni rinofaringite e le infezioni delle alte vie respiratorie). Gli eventi avversi gravi riportati sono risultati simili nei gruppi trattati con ustekinumab e in quelli trattati con placebo, e non sono stati riportati né decessi né eventi avversi cardiovascolari gravi.

 

“L’efficacia e la safety – continua Armuzzi -  di ustekinumab sono documentate dai tre trials registrativi. Ovviamente, in termini di mantenimento della terapia nel lungo termine bisognerà attendere nuovi dati oltre a quelli di real life; le premesse, però, che provengono dal Registro PSOLAR sono molto incoraggianti, quando si va ad analizzare i subsets di pazienti che presentano una malattia infiammatoria cronica intestinale associata”.

 

L’approvazione dell’autorizzazione alla commercializzazione fa seguito al parere positivo espresso il 15 settembre 2016 dal Comitato Europeo per i Prodotti Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA). Tale approvazione consente la commercializzazione di ustekinumab in tutti e 28 gli stati membri dell’Unione Europea e nei paesi appartenenti all’Area Economica Europea (Norvegia, Islanda e Liechtenstein). Il farmaco ha ricevuto, inoltre, l’approvazione dell’FDA nel settembre 2016 per il trattamento di pazienti adulti affetti da Malattia di Crohn attiva da moderata a grave.

 

La Malattia di Crohn

Più di cinque milioni di persone in tutto il mondo convivono con la Malattia di Crohn e la colite ulcerosa, la cui denominazione complessiva è “malattie infiammatorie croniche intestinali” (MICI) (IBD in inglese). La Malattia di Crohn è caratterizzata da uno stato infiammatorio cronico del tratto gastrointestinale, che colpisce circa 250.000 europei e di cui vengono diagnosticati ogni anno circa 18.000 nuovi casi. La causa  della Malattia di Crohn non è conosciuta, ma la patologia è associata ad una disregolazione del sistema immunitario, che potrebbe essere innescata da una predisposizione genetica o da un regime dietetico o da altri fattori ambientali. I sintomi della Malattia di Crohn possono variare, ma spesso includono dolori e sensibilità addominali, diarrea frequente, sanguinamento rettale, perdita di peso e febbre. Le terapie attualmente disponibili sono in grado di determinare, in alcuni pazienti, un’attenuazione della sintomatologia clinica ed un rallentamento del danno intestinale cronico alla base della patologia. Sfortunatamente, un’elevata percentuale di pazienti non risponde già dalla fase iniziale del trattamento o, dopo un’iniziale miglioramento clinico, perde la risposta nel tempo.

 

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.