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Macchie bianche sui genitali? Gli uomini rischiano il tumore ma non lo sanno

Prurito, striature bianche e macchie sui genitali. Con questi sintomi, l’allarme dovrebbe sorgere spontaneo. Eppure il lichen sclerosus in Italia è una malattia rara ancora sottostimata e confusa dagli stessi clinici con infezioni cutanee e micosi.

Nel mondo, colpisce il 10% di donne e uomini, con un rapporto di 5 a 1, anche se negli ultimi anni ha visto aumentare il numero dei casi. Le cause sono sconosciute ma al vaglio esistono varie ipotesi fra cui la familiarità, l’origine autoimmune, infettiva e genetica.

Evoluzione e conseguenze trascurate. Ad uno stadio iniziale, sulla cute e sulle mucose compaiono delle placche che, se non curate in maniera corretta e tempestiva, possono evolversi in lesioni e, negli uomini, nell'impossibilità di scoprire completamente il glande (fimosi). Le conseguenze condizionano in maniera sensibile la vita del paziente: impotenza, difficoltà nella minzione e nell’avere rapporti sessuali.

Ma c’è un altro rischio, anche questo poco considerato: l’evoluzione nel tumore squamocellulare. Secondo gli studi più recenti, l’incidenza del carcinoma nei pazienti affetti da lichen che non adottano nessuna cura è fra il 4,5 e l’8,4%. Quello che più preoccupa è che il lichen colpisce a tutte le età, anche nelle fasce più giovanili, e che per la diagnosi basterebbe l’esame obiettivo dello specialista e una successiva biopsia.

Lo studio. Da quasi un anno, la Società Italiana Chirurgia Genitale Maschile (SICGEM) ha iniziato una sperimentazione per la cura del lichen sclerosus che prevede l’impiego della ionoforesi che consente ai farmaci di penetrare negli strati più profondi della cute e della mucosa lesionata anziché restare in superficie, come nel caso dell’applicazione delle creme. La ricerca verrà illustrata dal Professor Giovanni Alei, associato di Urologia alla Iª Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e Presidente della SICGEM, in occasione della VI edizione della Conferenza italiana per lo studio e la ricerca sulle ulcere, piaghe, ferite e la riparazione tessutale (CO.R.TE.), in programma a Roma al Palazzo dei Congressi (Piazza John Fitzgerald Kennedy, 1) dal 9 all’11 marzo 2016 e presieduta dal Professor Nicolò Scuderi, direttore della Uoc di Chirurgia Plastica del Policlinico Umberto I. “Per ora possiamo dire che i risultati sono stati incoraggianti – afferma il professor Alei -. La valutazione finale del vantaggio dell’uso della ionoforesi avverrà nei prossimi mesi a seguito della constatazione dei risultati registrati su due campioni di 30 pazienti ciascuno affetti dalla malattia. Il primo gruppo viene infatti trattato con la terapia tradizionale a base di creme. Il secondo invece viene è sottoposto alla ionoforesi e a un farmaco anticicatriziale”.

Le cure del lichen. Per gli stadi iniziali della malattia, da oltre 35 anni, il professor Alei ha introdotto la terapia medica a base di creme cortisoniche con l’aggiunta di testosterone. “Finora questo approccio – osserva il docente de “La Sapienza” - ha prodotto ottimi risultati: nei pazienti che applicano la crema ogni giorno, dopo due mesi si assiste o alla stabilizzazione o alla regressione della lesione purché la malattia sia in fase iniziale”.

Tutte le strade chirurgiche. All’interno dell’appuntamento di CO.R.TE., La SICGEM curerà la tavola rotonda, dal titolo “L’evoluzione della chirurgia genitale maschile ed ottimizzazione ripartiva” (9 marzo, ore 14.30), in cui verranno presentate le più innovative tecniche chirurgiche applicate al lichen che colpisce nell’80% dei casi le aree genitali.

In una fase iniziale del lichen, l’approccio chirurgico è conservativo: “Quando la patologia – aggiunge Alei - evolve in una lesione tumorale, ma in superficie, del glande, si può intervenire chirurgicamente per l’asportazione sia con il laser sia con la radiofrequenza o con l’elettro-bisturi, preservando le strutture peniene. Quando c’è, invece, un’infiltrazione negli stadi profondi – prosegue - occorre procedere con un’amputazione parziale che consente comunque il mantenimento di una normale attività sessuale e minzione”. Da non confondere con la degenerazione neoplastica, c’è un’altra condizione che può essere causata dall’evoluzione del lichen: “A livello del solco balanico - spiega -, i foglietti del glande e del prepuzio, colpiti dall’infiammazione cronica, si saldano e danno luogo ad erezioni dolorose o all’impossibilità ad avere rapporti”.

In questo caso, l’intervento innovativo, la lisiscultura con ricostruzione, introdotto dallo stesso Professore dieci anni fa, consiste nella scultura del solco balanico e nella sua successiva ricostruzione. L’operazione viene effettuata con forbice e bisturi a radio frequenza, in anestesia locale e in regime di day hospital, permettendo al paziente un ritorno rapido alla normalità.

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