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LOMBARDIA: “NEL 2017 STIMATI 63.700 NUOVI CASI DI TUMORE. OK ADESIONE AGLI SCREENING MA IL 24% DEI CITTADINI FUMA”

In Lombardia nel 2017 sono stati stimati 63.700 nuovi casi di tumore (33.150 uomini e 30.550 donne). I 3 tumori più frequenti sono quelli del seno (8.950), colon retto (8.600) e polmone (7.200). La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi corrisponde alla media nazionale, raggiunge infatti il 63% fra le donne e il 54% fra gli uomini.

È la fotografia dell’universo cancro in tempo reale raccolta nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017” realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e dalla Fondazione AIOM, e presentato oggi a Milano presso Palazzo Lombardia con l’intervento dell’Assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera.

“Ogni giorno nel nostro territorio vengono diagnosticati quasi 175 nuovi casi - afferma Giordano Beretta, Presidente eletto AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Quello che veniva un tempo considerato un male incurabile è divenuto in moltissimi casi una patologia da cui si può guarire o con cui si può convivere a lungo con una buona qualità di vita. Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per combattere il cancro, come l’immuno-oncologia e le terapie target che si aggiungono a chemioterapia, chirurgia e radioterapia. Tutto questo, unito alle campagne di prevenzione promosse con forza anche da AIOM, si traduce nel costante incremento dei cittadini vivi dopo la diagnosi”. Negli uomini lombardi il più frequente è il tumore della prostata (5.700), seguito da colon retto (4.750) e polmone (4.650).

Fra le donne il tumore della mammella fa registrare il maggior numero di diagnosi (8.950), seguito da colon retto (3.850) e polmone (2.550). “La Lombardia è una delle poche Regioni italiane ad aver attuato una rete oncologica, che rappresenta oggi una realtà consolidata – spiega l’Assessore Gallera –. Un sistema di accessi diffusi nel territorio consente al cittadino di entrare nei percorsi di cura direttamente nel proprio luogo di residenza e di disporre di una valutazione multidisciplinare. Questo sistema ha consentito di raggiungere risultati importanti in termini di qualità dell’assistenza. Non solo. La nostra Regione ha svolto un ruolo fondamentale nell’istituzione della Rete Nazionale dei Tumori Rari. È stato proprio l’Istituto Tumori di Milano, struttura di eccellenza e altamente qualificata del sistema sanitario lombardo, ad avviare il primo progetto per una Rete di questo tipo”.


Ogni anno Italia vengono diagnosticati 89mila tumori rari, in Lombardia circa 14.500. Inoltre la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è pari al 55%, inferiore rispetto alle neoplasie a alta incidenza (68%).

“La presa in carico dei cittadini colpiti da un tumore raro è spesso difficile e complessa – continua Marco Danova, Coordinatore AIOM Lombardia e Direttore dell’Unità Operativa di Medicina Interna a indirizzo Oncologico dell’ospedale Civile di Vigevano - ASST di Pavia -. Ritardi nella diagnosi, non sempre corretta diffusione delle conoscenze, relativamente scarsa possibilità di arruolamento negli studi clinici ed opzioni terapeutiche innovative non sempre accessibili a tutti compromettono talvolta le possibilità di guarigione. Esistono a tutt’oggi importanti differenze nell’accesso e nella qualità delle cure tra diverse aree del Paese. L’integrazione della Rete Nazionale dei Tumori Rari con le Reti Oncologiche regionali dovrebbe contribuire a massimizzare il numero di malati raggiunti, oltre a costituire un modello organizzativo fortemente innovativo”.


“Lo studio dei dati epidemiologici – sottolinea il dott. Beretta - permette di impostare i programmi di prevenzione: si deve fare di più per ridurre l’impatto del cancro perché oltre il 40% delle diagnosi è evitabile seguendo uno stile di vita sano (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta). È scientificamente provato che il cancro è la patologia cronica che risente più fortemente delle misure di prevenzione”. I lombardi però sembrano ignorare questi consigli (PASSI 2013-2016): il 21,9% è sedentario, il 27,9% è in sovrappeso e l’8,2% obeso, percentuali comunque migliori o in linea con la media nazionale (rispettivamente pari al 32,5%, 31,7% e 10,5%). I fumatori sono il 24,3% della popolazione (26,4% in Italia) e i bevitori a rischio rappresentano il 20,3%, percentuale superiore alla media italiana (16,9%). In Lombardia nel 2014 (ISTAT, ultimo anno disponibile) sono stati 30.342 i decessi attribuibili a tumore. Nella Regione la neoplasia che ha fatto registrare il maggior numero di decessi è quella del polmone (5.732), seguita da colon retto (2.888), seno (2.292), pancreas (2.070) e fegato (2.007).


“I Registri Tumori di popolazione rappresentano un importante strumento per il monitoraggio delle neoplasie – afferma Paolo Contiero, consigliere nazionale AIRTUM -. In Italia più di 41 milioni di cittadini, pari al 70% della popolazione, vivono in aree coperte dall’attività dei Registri Tumori accreditati dall’AIRTUM. Nel Nord Italia ci si ammala di più rispetto al Sud. Il tasso d’incidenza tra gli uomini è più basso dell’8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 18%. Fondamentale importanza rivestono le strategie di prevenzione primaria contro l’inquinamento di atmosfera, acqua e suolo, il sovrappeso, l’eccessivo consumo di alcool e di carni rosse, l’abitudine al fumo e l’inattività fisica. Per quanto riguarda i dati di sopravvivenza, la percentuale di pazienti sopravviventi alla neoplasia a distanza di 5 anni dalla diagnosi, considerando tutti i tumori assieme, nelle Regioni italiane oscilla tra il 59% ed il 65% per la popolazione femminile, tra il 49% ed il 56% per quella maschile. La Lombardia si posiziona su valori medio-alti, rispettivamente con il 63% ed il 54% per femmine e maschi. La sopravvivenza per i tumori del fegato risulta essere in Lombardia la più alta d’Italia”.


Nella Regione con due disposizioni (DGR 3003 del 9/1/2015 e il DDG 3711 del 3/4/2017) sono stati attivati percorsi di aggiornamento dei programmi di screening: per il tumore alla mammella è prevista una mammografia con cadenza biennale alla popolazione femminile tra i 50 e i 74 anni e mammografia con cadenza annuale alle donne tra i 45 e i 49 anni; per il tumore al colon retto, un test del sangue occulto nelle feci con cadenza biennale ai cittadini tra i 50 e i 74 anni; per il tumore alla cervice uterina, un Pap test con cadenza triennale alle donne tra i 25 e i 33 anni e un HPVdna test con cadenza quinquennale tra i 34 e i 64 anni.

La Lombardia presenta alcune fra le percentuali più alte in Italia di adesione ai programmi di screening organizzati (“Gli screening oncologici in Lombardia, report dati 2015 e dati 2016”). Dal 2007 lo screening colon-rettale (test del sangue occulto nelle feci) è a sistema su tutto il territorio. L’adesione nel 2016, pari al 49%, conferma il trend dello screening colon-rettale in Lombardia, superiore alla media nazionale (36% nel 2016). Nella Regione le donne aderiscono più degli uomini (51% vs. 44%) e il tasso cresce all’aumentare dell’età. Il test utilizzato in tutti i programmi di screening mammografico è la mammografia bilaterale in doppia proiezione, in tutti i casi la lettura dell’esame avviene grazie alla refertazione di ogni radiogramma da parte di due radiologi. L’adesione in Lombardia è stata pari al 67% nel 2016: il valore è al di sopra della media nazionale (44% nel 2016). “Le evidenze scientifiche - sottolinea l’Assessore Gallera - ci dicono che i migliori risultati in termini di sopravvivenza, adeguatezza delle cure e qualità di vita delle pazienti colpite da questa neoplasia sono direttamente proporzionali al numero di casi trattati per centro di cura. Per questo in Lombardia è stata realizzata una Rete regionale, formata da 38 Centri di Senologia, le Breast Unit, dove Team multidisciplinari sono in grado di offrire tempestivamente le migliori cure”.


La prevenzione del carcinoma della cervice uterina è presente nella Regione con diverse offerte (vaccinazione e Pap test) e modalità di erogazione (organizzate e spontanee). Il 70% delle ragazze di dodici anni è stato vaccinato con 2 dosi di vaccino. Per quanto riguarda il Pap test, l’adesione all’invito nel 2015 e nel 2016 è aumentata ed è stata pari al 53% (il dato di riferimento italiano del 2016 segnala un’adesione del 30%). Il percorso di prevenzione della cervice uterina è in fase di revisione e prevedrà la messa a sistema dello screening su tutto il territorio regionale e l’introduzione dell’HPV dna test come esame di screening per la popolazione dai 34 ai 64 anni (la popolazione tra 25 e 33 anni manterrà invece il Pap test come test di screening).


“Sono oltre 3 milioni e trecentomila gli italiani che vivono dopo una diagnosi di cancro - conclude Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore Dipartimento Oncologico dell’Ospedale Sacro Cuore-Don Calabria di Negrar-Verona -. È un numero importante che evidenzia il peso della patologia oncologica e lo sforzo continuo per migliorare la sopravvivenza dei pazienti non solo in termini quantitativi ma anche di qualità di vita. Oggi le due neoplasie più frequenti, quella della prostata negli uomini e della mammella nelle donne, presentano sopravvivenze a 5 anni pari a circa il 90%, con percentuali ancora più elevate quando la malattia è diagnosticata in stadio precoce. Risultati sicuramente incoraggianti, che ci spingono a impegnarci ancora di più sia sul fronte della ricerca che della prevenzione”.

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