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Linfoma di Hodgkin: la terapia con brentuximab vedotin fa la differenza

L’Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma (AIL), ha organizzato oggi un incontro volto ad approfondire il ruolo dell’innovazione tecnologica nella diagnosi e nel trattamento dei Linfomi e del Linfoma di Hodgkin in particolare.

Nel loro insieme queste patologie tumorali colpiscono ogni anno 16 mila pazienti solo in Italia e, tra questi, circa 2.500 hanno un linfoma di tipo Hodgkin, un tumore che si sviluppa nei linfonodi. Nel mondo si verificano 67 mila casi di morbo di Hodgkin ogni anno, il 59% tra le donne e il 41% tra gli uomini, e alla maggior parte dei pazienti europei la malattia viene diagnosticata prima dei 50 anni, nel pieno della loro storia professionale e relazionale. Per questo motivo è fondamentale che la ricerca medico-scientifica realizzi strategie terapeutiche innovative e sempre più efficaci, in grado di restituire una concreta speranza di salute ai pazienti.

I Linfomi rappresentano un gruppo di neoplasie complesse che derivano dalla espansione clonale di una determinata popolazione di linfociti (T o B), cioè delle linee cellulari deputate nell’organismo alla difesa immunologica. La presentazione clinica più comune è l’aumento di volume degli organi linfoidi primari secondari e prevalentemente dei linfonodi superficiali, di quelli profondi e della milza. Nella maggior parte dei casi la patogenesi dei linfomi non è completamente nota, tuttavia alcune forme di linfomi sono diretta- mente causate da virus o da infezioni batteriche specifiche o da condizioni di compromissione del sistema immunitario.

Negli ultimi anni, grazie soprattutto all’introduzione di nuovi farmaci, la prognosi e la sopravvivenza dei pazienti affetti da linfoma è significativamente migliorata. In particolare l’avvento di anticorpi monoclonali, coniugati e non, e inibitori delle vie di segnale che regolano la sopravvivenza della cellula neoplastica hanno e stanno radicalmente cambiando il nostro approccio clinico e terapeutico a queste malattie, aumentando le risposte e riducendo le tossicità a breve e lungo termine.

Attualmente solo il 25-30% delle persone affette da morbo di Hodgkin non risponde alle cure standard, di questi il 50% ricorre con successo al trapianto autologo, mentre per il restante 50% non esiste un trattamento consolidato. La disponibilità recente di una serie di nuovi farmaci, però, potrebbe migliorare la vita di questo gruppo di pazienti: “Tra i nuovi trattamenti –spiega Antonio Pinto, Direttore della Struttura Complessa di Ematologia Oncologica presso l’Istituto Nazionale Tumori, Fondazione Pascale di Napoli- ce n’è uno particolarmente innovativo, il brentuximab vedotin: si tratta di un anticorpo, coniugato ad una tossina, che riconosce un antigene espresso dalle cellule tumorali del linfoma. Quando viene inoculato l’anticorpo raggiunge le cellule neoplastiche, viene da esse internalizzato e solo a questo punto libera la tossina che uccide la cellula ospite. Il trattamento ha dato risultati clinici spettacolari: oltre l’80% dei pazienti che avevano fallito un trapianto autologo ottengono infatti una risposta terapeutica obiettiva. Una serie di studi stanno quindi testando l’uso del farmaco, che ha una tossicità ridotta e un’azione clinica efficacissima, nelle fasi precoci della malattia, addirittura combinandolo con la terapia di prima linea”.

L’incontro è stato l’occasione per presentare il “Progetto SOSTEGNO”, una campagna di informazione promossa dall’AIL con il contributo non condizionato di Takeda, che ha lo scopo di agevolare il dialogo tra medici e pazienti mediante l’organizzazione di iniziative e riunioni con i più importanti specialisti italiani. Attraverso materiali informativi specificamente realizzati, i pazienti otterranno inoltre indicazioni per orientarsi da un punto di vista legale, pratico e psicologico durante il percorso terapeutico. “Questa iniziativa – aggiunge Franco Mandelli, Presidente nazionale AIL e Professore Emerito di Ematologia presso l’Università Sapienza di Roma – si inserisce tra le diverse attività dell’Associazione dedicate ai pazienti, come ad esempio i seminari AIL, incontri di educazione terapeutica rivolti a persone che devono affrontare malattie lunghe e complesse. Lo scopo è quello di consolidare il rapporto paziente-medico e consentire così uno scambio diretto di informazioni aggiornate ed attendibili. Il Progetto Sostegno, come dice la parola stessa, vuole supportare il paziente nel percorso verso la guarigione promuovendo una scelta consapevole delle opzioni terapeutiche e, grazie al lavoro delle 81 sezioni provinciali AIL, avrà una diffusione capillare”.

Il “Progetto SOSTEGNO” prenderà il via con il I° Seminario Nazionale AIL Pazienti Linfoma che si terrà sabato 28 Marzo presso la Sala Convegni AIL in Via Casilina, 5 a Roma. A questo primo incontro ne segui- ranno altri analoghi, a carattere macroregionale, organizzati dalle Sezioni AIL per una durata complessiva di due anni. "Il paziente è al centro della missione AIL così come di Takeda. E' per questo che ringraziamo l'Associazione di averci dato la possibilità di contribuire a realizzare il Progetto SOSTEGNO che consentirà ai pazienti con linfoma di ricevere informazioni qualificate su come affrontre la patologia ed i suoi riflessi nella vita quotidiana". Queste le parole di Chris Juliam, Amministratore Delegato di Takeda Italia.

 

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