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LINFOMA DI HODGKIN: CRO AVIANO, ISTITUTO TUMORI MILANO E HUMANITAS IN COPERTINA SU JOURNAL OF PATHOLOGIST

Il linfoma di Hodgkin refrattario alla terapia convenzionale può essere trattato con nuovi farmaci mirati verso bersagli presenti nel microambiente tumorale.

I dati sono stati pubblicati da ricercatori del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dell’Istituto Humanitas di Rozzano – Milano sul Journal of Pathology, che ha selezionato l’articolo per la sua “copertina”.

Il linfoma di Hodgkin, una malattia tumorale del sistema linfatico che rappresenta circa il 10% di tutti i linfomi, è il tumore più comune negli adolescenti e nei giovani adulti. Il suo primo picco di incidenza può essere osservato in pazienti di età compresa tra 15 e 35 anni di età, mentre un suo secondo picco di incidenza può essere osservato negli anziani.

Le cellule tumorali, chiamate cellule di Reed-Sternberg, sono cellule multinucleate che, isolate e sparse, risiedono in un microambiente infiammatorio. La rilevanza funzionale della continua interazione tra cellule tumorali e il suo microambiente è stata al centro di numerosi studi dei ricercatori del CRO di Aviano, rappresentati in questo articolo da Antonino Carbone. La rilevanza del pathway CD40/CD40L nella crescita e sopravvivenza delle cellule tumorali, è stata dimostrata da studi condotti da Annunziata Gloghini presso il CRO di Aviano, confermata presso l’Istituto Tumori di Milano e riconosciuta ampiamente da altri ricercatori.

L’80% dei pazienti affetti dal linfoma di Hodgkin guarisce con trattamento chemio-radioterapico standard. I restanti pazienti non traggono vantaggio dai trattamenti chemio-radioterapico convenzionali, ma dimostrano refrattarietà alla terapia o recidivano. In questi pazienti, secondo l’esperienza raccolta da Luca Castagna dell’Istituto Humanitas, la chemioterapia ad alte dosi e il trapianto di cellule staminali autologhe sono diventati lo standard di cura, portando a risposte durature in circa il 50% dei pazienti tardo-recidivanti e in una minoranza di pazienti refrattari.

Per i pazienti con il linfoma di Hodgkin refrattario o recidivato, che non guariscono con trapianto di cellule staminali autologhe, varie opzioni terapeutiche sono attualmente disponibili. Come sperimentato dal gruppo dell’Istituto Humanitas di Milano, rappresentato da Carmelo Carlo-Stella e Armando Santoro, nuovi approcci terapeutici possono abbattere la chemio refrattarietà, per esempio mediante l’utilizzo dell’anticorpo monoclonale anti-CD30 - Brentuximab Vedotin, dell’anticorpo monoclonale anti-recettore di PD1 - Nivolumab e dell’agente alchilante Bendamustine, capaci di targhettare cellule di Reed-Sternberg insieme a cellule reattive del background.

La prossima tappa, hanno concluso gli autori della pubblicazione, consisterà nel selezionare prima della terapia il gruppo di pazienti in cui il linfoma di Hodgkin sarà chemiorefrattario, al fine di impiegare precocemente le strategie terapeutiche innovative.
 

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