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LEUCEMIA LINFATICA CRONICA: IDENTIFICATI NUOVI FATTORI PER LA PROGNOSI

Un gruppo di ricercatori internazionali, tra i quali professor Paolo Ghiadell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano – parte del Gruppo Ospedaliero San Donato -, ha identificato una nuova correlazione tra le caratteristiche molecolari della leucemia linfatica cronica e alcuni sottogruppi di pazienti.

 

Lo studio internazionale,appena pubblicato sull’importante rivista Lancet Haematology, ha coinvolto diversi centri di ricerca negli Stati Uniti e in Europa, ed è stato coordinato dal professor Paolo Ghia, vicedirettore della Divisione di Oncologia Molecolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, dal dottor Stamatopoulos del Papanicolaou Hospital di Salonicco e dal dottor Baliakas dell’Università di Uppsala.

 

I ricercatori, analizzando più di 8.500 campioni di cellule provenienti da pazienti affetti da LLC, hanno studiato un recettore espresso sulle cellule leucemiche – recettore dei linfociti B o immunoglobina – le cui peculiarità molecolari hanno permesso di classificare i pazienti in sottogruppi. Il lavoro dei ricercatori ha poi evidenziato come l’appartenenza a un determinato sottogruppo e l’andamento della malattia siano correlati: i pazienti classificati all’interno di uno stesso gruppo presentavano il medesimo decorso clinico, diverso da quello di pazienti appartenenti ad altri.

“L’obiettivo di questa scoperta è fornire ai medici uno strumento importante per adeguare le strategie terapeutiche e di follow-up e per migliorare la diagnosi e i trattamenti attualmente disponibili contro questo particolare tipo di tumore” , afferma Paolo Ghia.

 

La leucemia linfatica cronica (LLC) è una neoplasia ematologica dovuta a un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici (linfonodi e milza). È la leucemia più comune nel mondo occidentale ed è tipica nell'anziano. L'età media alla diagnosi è attorno ai 72 anni ma circa il 15% dei casi viene diagnosticato prima dei 60 anni. Colpisce ogni anno circa 5 persone su 100.000 e l'incidenza aumenta con l'età. In Italia le stime parlano di circa 1.600 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 1.150 tra le donne. La malattia può progredire in modo differente nei diversi pazienti: dopo la diagnosi alcuni necessitano una terapia in tempi rapidi, mentre altri possono convivere a lungo con la malattia, anche senza ricevere alcun trattamento. E’ importante quindi identificare il prima possibile le caratteristiche della malattia che possono predire l’andamento clinico.

 

La possibilità di individuare sottogruppi di pazienti sulla base dei recettori dei linfociti B espressi sulle cellule leucemiche, insieme ad altri marcatori, permetterà di affinare le capacità prognostiche. Sarà possibile identificare i pazienti ad alto rischio già al momento della diagnosi e rassicurare  i malati che, viceversa, potrebbero non aver bisogno un trattamento immediato” conclude il professor Ghia.

 

Lo studio è stato possibile grazie ai finanziamenti di the ENosAI project (code 09SYN-13-880), co-funded by the EU and the General Secretariat for Research and Technology of Greece; the KRIPIS action, funded by the General Secretariat for Research and Technology of Greece; Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC; Investigator Grant and Special Program Molecular Clinical Oncology–5 per mille #9965), Milan, Italy, and Ricerca

Finalizzata 2010 (RF-2010-2318823)–Italian Ministry of Health; AIRC Regional Project with Fondazione CARIPARO and CARIVERONA;

 

 

Regione Veneto on Chronic Lymphocytic Leukemia; the Nordic Cancer Union; the Swedish Cancer Society; the Swedish Research Council; the Lion’s Cancer Research Foundation, Uppsala, Sweden; and Selander’s Foundation, Uppsala, Sweden; grants CEITEC MU (CZ.1.05/1.1.00/02.0068) and SuPReMMe (CZ.1.07/2.3.00/20.0045).

 

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Clinical effect of stereotyped B-cell receptor immunoglobulins in chronic lymphocytic leukaemia:

a retrospective multicentre study – LANCET HAEMATOLOGY, 3 november 2014

 

Panagiotis Baliakas 1,2, Anastasia Hadzidimitriou 1,3, Lesley-Ann Sutton 1, Eva Minga 3, Andreas Agathangelidis 4,5, Michele Nichelatti 6, Athina Tsanousa 7, Lydia Scarfò 4,5, Zadie Davis 8, Xiao-Jie Yan 9, Tait Shanafelt 10, Karla Plevova 11, Yorick Sandberg 12, Fie Juhl Vojdeman 13, Myriam Boudjogra 14, Tatiana Tzenou 15, Maria Chatzouli 16, Charles C Chu 9, Silvio Veronese 6, Anne Gardiner 8, Larry Mansouri 1, Karin E Smedby 17, Lone Bredo Pedersen 13, Kirsten van Lom 12, Véronique Giudicelli 18, Hana Skuhrova Francova 11, Florence Nguyen-Khac 14, Panagiotis Panagiotidis 15, Gunnar Juliusson 19, Lefteris Angelis 7, Achilles Anagnostopoulos 2, Marie-Paule Lefranc 18, Monica Facco 20,21, Livio Trentin 20,21, Mark Catherwood 22, Marco Montillo 6, Christian H Geisler 13, Anton W Langerak 12, Sarka Pospisilova 11, Nicholas Chiorazzi 9, David Oscier 8, Diane F Jelinek 10, Nikos Darzentas 23, Chrysoula Belessi 16, Frederic Davi 14, Richard Rosenquist 7, Paolo Ghia 4,5 ^*, Kostas Stamatopoulos 1,2,3*

 

1.     Department of Immunology, Genetics and Pathology, Science for Life Laboratory, Uppsala University, Uppsala, Sweden;

2.     Hematology Department and HCT Unit, G Papanicolaou Hospital, Thessaloniki, Greece

3.     Institute of Applied Biosciences, CERTH, Thessaloniki, Greece;

4.     Università Vita-Salute San Raffaele, Milan, Italy

5.     Division of Molecular Oncology and Department of Onco- Hematology, IRCCS San Raffaele Scientific Institute, Milan, Italy;

6.     Molecular Pathology Unit and Haematology Department, Niguarda Cancer Center, Niguarda Ca’ Granda Hospital, Milan, Italy;

7.     Department of Informatics, Aristotle University of Thessaloniki, Thessaloniki, Greece;

8.     Department of Haematology, Royal Bournemouth Hospital, Bournemouth, UK;

9.     The Feinstein Institute for Medical Research, North Shore– Long Island Jewish Health System, Manhasset, NY, USA;

10.  Division of Hematology and Department of Immunology (D F Jelinek PhD), Department of Medicine, Mayo Clinic, Rochester, MN, USA;

11.  Central European Institute of Technology, Masaryk University and University Hospital Brno, Brno, Czech Republic;

12.  Department of Immunology, Erasmus MC, University Medical Center Rotterdam, Rotterdam, Netherlands;

13.  Department of Hematology, Rigshospitalet, Copenhagen, Denmark;

14.  Hôpital Pitié-Salpêtrière, Service d’Hématologie Biologique, Paris, France;

15.  First Department of Propaedeutic Medicine, University of Athens, Athens, Greece;

16.  Hematology Department, Nikea General Hospital, Piraeus, Greece;

17.  Department of Medicine, Solna, Clinical Epidemiology Unit, Karolinska Institutet, Stockholm, Sweden;

18.  IMGT—the International ImMunoGeneTics Information System, University of Montpellier, LIGM, Institut de Génétique Humaine IGH, Montpellier, France;

19.  Lund University and Hospital Department of Hematology, Lund Stem Cell Center, Lund, Sweden;

20.  Department of Medicine, Hematology and Clinical Immunology Branch, Padua University School of Medicine, Italy;

21.  Venetian Institute of Molecular Medicine (VIMM), Padova, Italy;

22.  Department of Haemato-Oncology, Belfast City Hospital, Belfast, UK ;

23.  Central European Institute of Technology, Masaryk University, Brno, Czech Republic.

* Hanno contribuito entrambi come ultimi autori della pubblicazione

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