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LE ARITMIE CARDIACHE SI CURANO CON LA ZEROSCOPIA A BARI

Si chiama zeroscopia ed e' una tecnica innovativa che consente di curare le anomalie cardiache senza dover ricorrere all'uso dei raggi X. A usarla su due pazienti di 10 e 18 anni e' stata l'equipe dell'unita' di Elettrofisiologia dell'ospedale Santa Maria di Bari.

La paziente piu' giovane soffriva di una tachicardia da rientro nodale, mentre il diciottenne soffriva della Sindrome di Wolff-Parkinson-White ovvero di aritmie congenite che hanno origine in punti differenti del cuore ma sono entrambe altamente invalidanti. Le patologie aritmiche non mettono a rischio la vita dei giovani pazienti ma ne compromettono gravemente la quotidianita', a causa dei frequenti episodi di palpitazioni improvvise e cardiopalmo tachicardico prolungato.

"Nei due giovani pazienti abbiamo adottato una procedura diagnostica e terapeutica, zeroscopia, di complessa esecuzione tecnica - spiega Giuseppe Stabile, direttore del dipartimento di Elettrofisiologia -. Viene impiegata principalmente nei soggetti piu' giovani e nelle donne in eta' fertile per tutelarli dal potenziale rischio dell'esposizione alle radiazioni ionizzanti. Non sempre e' possibile intervenire con questa tecnica perche' in alcuni casi la vena attraverso cui viene introdotto il catetere per la navigazione zeroscopica risulta ostruita o presenta degli ostacoli. Nel caso di questi due giovani pazienti non abbiamo incontrato ostacoli e siamo riusciti a portare a termine la procedura di ablazione eliminando il ricorso ai raggi X".

I medici hanno deciso di intervenire con un'ablazione per la risoluzione dell'aritmia, utilizzando l'innovazione data dalla tecnica zeroscopia senza esporre i due giovani pazienti ad alcuna radiazione ionizzante. "La zeroscopia - continua Cosimo Damiano Dicandia, co- responsabile del servizio di Elettrofisiologia - non solo permette di evitare l'esposizione ai raggi X a pazienti particolarmente sensibili, ma riduce il carico di radiazioni ionizzanti anche agli operatori medici, infermieri e tecnici che gia' sono esposti a quantitativi significativi di tali radiazioni nella pratica quotidiana per l'impianto di pacemaker e defibrillatori".

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