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Lazio in prima linea nell’assistenza oncologica: nascono gli “ambulatori dei guariti”

Strutture ambulatoriali dedicate esclusivamente ai pazienti che hanno superato un tumore, per seguirne il recupero funzionale in modo mirato: sono gli “ambulatori dei guariti”, che stanno nascendo nei Centri della Rete oncologica della Regione Lazio. Capofila l’Unità Operativa Complessa dell’A.O.U. Sant’Andrea, diretta dal Professor Paolo Marchetti.

Un’iniziativa per prendersi cura delle persone che sono uscite dal tunnel del cancro ma che hanno comunque bisogno di attenzioni sia dal punto di vista psicologico, sia dal punto di vista strettamente clinico, per le complicanze tardive alle quali sono esposte, attraverso la delocalizzazione dei pazienti dagli ambulatori dove sono i pazienti in trattamento, collocandoli in un ambiente diverso, con medici diversi che possono tenere sotto controllo le aree di fragilità post-terapia e indirizzarli verso stili di vita adeguati alla loro condizione.

È una delle soluzioni per migliorare l’assistenza ai pazienti oncologici nella Regione Lazio di cui si è discusso questa mattina nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’Intergruppo consiliare regionale, presieduto da Rodolfo Lena, Presidente della VII Commissione Consiliare Politiche Sociali e Salute, dedicato alla presa in carico e alla tutela dei diritti dei pazienti oncologici, nato nell’ambito del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” promosso da Salute Donna onlus insieme ad altre 14 Associazioni pazienti. C’è ancora da lavorare per migliorare i percorsi in oncologia nel Lazio, coinvolgendo tutti gli attori interessati, a partire dagli stessi cittadini. In conferenza stampa è infatti emerso che nella regione c’è un grave problema di adesione agli screening oncologici: solo il 35-40% dei cittadini risponde alla chiamata attiva della Regione, percentuale che scende al 12% per lo screening del tumore del colon retto.

Un problema culturale, che nasce dalla scarsa informazione e consapevolezza su questo argomento e che va arginato integrando la mera lettera di chiamata inviata dalla Regione con altre iniziative più proattive, come la consegna a domicilio del test del sangue occulto nelle feci (per il tumore del colon retto), ma anche con un forte impegno delle Istituzioni nella realizzazione di campagne di sensibilizzazione, per aumentare la consapevolezza dei cittadini sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. In questo scenario un ruolo sempre più importante, convengono i relatori della conferenza stampa – Rodolfo Lena; Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus; Ruggero De Maria, Direttore Istituto di Patologia Generale Università Cattolica di Roma e Presidente di Alleanza Contro il Cancro e Paolo Marchetti – lo assume il Medico di Medicina Generale, che in quanto punto di riferimento territoriale deve sempre più prendersi carico dell’informazione al paziente, indirizzandolo alla prevenzione e allo screening.

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