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La Shoah dei medici: Bambino Gesu' e Israelitico al campo di Auschwitz-Birkenau

Circa 50 tra medici, pediatri e ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e dell'Ospedale Israelitico hanno visitato, dall' 8 al 10 novembre, i luoghi dell'orrore del campo di sterminio nazista Auschwitz-Birkenau.

Un viaggio che cambia le coscienze. Che ricorda che, in qualunque momento storico, a qualsiasi condizione e costo, i medici e ricercatori devono scegliere la vita.

Medici e ricercatori dell'Ospedale Bambino Gesù e dell'Ospedale Israelitico hanno visitato, dall' 8 al 10 novembre, i luoghi dell'orrore del campo di sterminio nazista Auschwitz-Birkenau. La delegazione, accompagnata da Marcello Pezzetti, storico italiano e direttore della Fondazione Museo della Shoah, e Sami Modiano, sopravvissuto al campo polacco, è stata condotta in un viaggio-racconto, tra storia e vita vissuta, esperienze, ricordi.

"Un'esperienza che ricorderemo per tutta la vita. Un evento storico – l'incontro dei nostri due ospedali, che hanno intrapreso questo viaggio insieme – che avrà senso se porterà altre cose, altri progetti, altre storie da condividere". Così Ruggero Parrotto, coordinatore generale dell'ospedale Bambino Gesù, ha commentato l'intensa giornata di visita al vasto complesso di campi di concentramento e di lavoro che svolse un ruolo fondamentale nel progetto di soluzione finale della questione ebraica. 

Medici e scienziati hanno svolto un ruolo determinante all'interno della macchina della morte costruita dai nazisti, a partire dalla sua presunta giustificazione scientifica. All'arrivo di ogni treno di deportati era un medico a decidere chi fosse abile al lavoro e chi era destinato all'eliminazione immediata. Sulla rampa di Auschwitz-Birkenau, la rampa della morte, dove si svolgeva questa procedura, oltre l'80% degli esseri umani era indirizzato a morte certa. Erano medici a essere protagonisti della fase di eliminazione fisica dei deportati, con l'immissione dell'agente tossico Ziklon B nelle camere a gas. Erano medici coloro che accertavano la morte dei detenuti. Ed erano i medici a lavorare nell'ospedale esistente ad Auschwitz-Birkenau. Una vera e propria anticamera dei forni crematori, considerato il numero elevato di persone che erano selezionate ogni giorno per essere eliminate e il numero di esperimenti criminali di cui è stato teatro, soprattutto su donne e bambini.

Un viaggio che trasforma la percezione della propria missione. Che ricorda che "la ricerca è etica, prima di tutto. Perché senza etica la ricerca non esiste", come afferma Amalia Allocca, direttore sanitario dell'Ospedale Israelitico.

L'ebraismo come una malattia ereditaria. L'idea di una razza pura: "Una tragedia costruita su un falso scientifico, sono le parole di Bruno Dallapiccola, direttore scientifico del Bambino Gesù. Siamo tutti geneticamente imperfetti, ma tutti straordinari. Questo viaggio è stato un arricchimento che ci ha segnati profondamente".

"Siamo cresciuti come uomini e come professionisti, è la riflessione di Massimiliano Raponi, direttore sanitario del Bambino Gesù. Un momento di condivisione profondo. Sguardi, silenzi, tensioni emotive che ci hanno uniti a un livello profondo, che difficilmente si raggiungerebbe altrove in così pochi minuti". 
"Il nostro ospedale
– conclude - pone al centro dello svolgimento delle attività clinico-assistenziali, didattiche, scientifiche e amministrative principi etici irrinunciabili, la cui osservanza rappresenta un elemento fondante per nell'erogazione dei servizi. Il primo principio sancito dal codice etico è la sacralità della vita. Il rispetto di questo valore è alla base della nostra missione".

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