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La ricetta della felicita': dal benessere psicologico a quello spirituale

di Elena Bellio e Luca Buccoliero, rispettivamente academic fellow e lecturer presso il Dipartimento di marketing dell'Università Bocconi di Milano.

La ricerca della ricetta della felicità ha ispirato la storia della filosofia e tuttora condiziona comportamenti e valori dell’essere umano.

Il concetto stesso di felicità può essere ricondotto a stati e situazioni assai diversi per natura e per durata: appare comunque evidente che le determinanti dello stesso siano molteplici e non possano essere ascritte solo alla dimensione di benessere materiale.

Una recente ricerca del Cermes del Dipartimento di marketing della Bocconi ha fatto emergere interessanti risultati nel campo dello studio della felicità in ambito economico e sociale.


Insieme ai coautori Enrico Valdani e Giulia Crestini abbiamo analizzato gli impatti di diversi fattori sulla felicità soggettiva dell’individuo. La ricerca è stata svolta attraverso interviste telefoniche Cati a 417 rispondenti distribuiti in tutte le province italiane.


Lo studio ha perseguito l’obiettivo di superare l’approccio di misurazione della felicità media dei territori, normalmente basato su indicatori oggettivi e quantitativamente misurabili attraverso dati secondari (per esempio il Pil pro capite, il livello di salute e l’aspettativa di vita, lo stato delle infrastrutture, della giustizia e della sicurezza, ecc.). Si è infatti cercato di analizzare le dimensioni più soggettive e personali della felicità, includendo la rilevazione del benessere psicologico e spirituale dell’individuo.

Proprio gli elementi non prettamente legati alla sfera economica svolgono un ruolo fondamentale nel determinare la felicità soggettiva. In particolare, le variabili che sono risultate maggiormente in grado di incrementare il livello di felicità sono il supporto sociale (ovvero l’intensità di legami nelle reti familiari e amicali), l’autorealizzazione (la percezione di aver raggiunto nella vita i propri obiettivi), la qualità delle relazioni affettive, l’appagamento dei bisogni religiosi e spirituali. Anche la tranquillità finanziaria ha un ruolo rilevante ma solo se abbinata alle condizioni precedentemente descritte.

Forse anche per questo motivo, la ricerca non evidenzia alcun particolare differenziale di felicità soggettiva in aree territoriali con diversi livelli di ricchezza (per esempio tra nord e sud del paese).


Una cluster analysis ha consentito di identificare e profilare 5 distinti gruppi di individui, ognuno dei quali evidenzia una significativa omogeneità di valori e comportamenti: in particolare, i gruppi che dimostrano i livelli più elevati di felicità sono quelli più legati alle tradizioni e con sentimenti religiosi più intensi e radicati, oltre che attenti alla relazione con il territorio ed alla qualità dell’ambiente circostante. Al contrario, i cluster più focalizzati su aspetti più immanenti sembrano conseguire livelli inferiori di felicità.


Inoltre, la ricerca ha incluso anche un’analisi dei rischi della vita percepiti con maggiore intensità dai rispondenti. Quelli più menzionati e rilevanti sono i rischi legati alla salute ed al mantenimento del proprio tenore di vita nel tempo. La generazione under 35 esprime il maggior livello di preoccupazione, essendo molto avvertito anche il rischio della disoccupazione. Esiste poi una correlazione diretta tra il grado di religiosità dei rispondenti ed i livelli di preoccupazione dichiarati. Tuttavia, un grado di religiosità elevato determina un minor impatto del rischio percepito sulla felicità.


La ricerca condotta evidenzia l’esistenza di interessanti spunti di ulteriore approfondimento dei fattori causali alla base delle percezioni soggettive di felicità, soprattutto con riferimento alle variabili diverse dal mero benessere materiale: i numerosi spunti relativi alla religiosità ed al legame con le tradizioni appaiono fortemente suggestivi in tal senso.
 

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