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La ricerca italiana per lo sviluppo alimentare sostenibile in Africa Subsahariana

Favorire lo sviluppo di sistemi alimentari e agricoli sostenibili in Africa mediante strategie di innovazione scientifica e socio-economica e attraverso la collaborazione con le istituzioni e i governi locali.

È questo l’obiettivo del Progetto SASS (Sistemi Alimentari e Sviluppo Sostenibile) appena avviato da un Consorzio guidato dall’Università di Milano-Bicocca al quale partecipano l’Università Cattolica, l’Università di Pavia, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e lo European Centre for Development Policy Management di Maastricht. Il consorzio si avvarrà anche della collaborazione chiave di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e del Milan Center for Food Policy and Law. Saranno inoltre coinvolte importanti istituzioni e portatori di interesse come la FAO, Bioversity International, e numerose istituzioni locali in Kenya e Tanzania fra le quali Naivasha Basin Sustainability Initiative, Oikos, la Nelson Mandela University insieme alle strutture di governo locali.

Il progetto è finanziato per 3 milioni di euro dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca attraverso il Fondo integrativo speciale per la ricerca (FISR).

SASS declina la sostenibilità in tre direzioni principali: ambientale, economica e sociale con obiettivi specifici nei diversi ambiti.

Nel contesto dei Sistemi agricoli l’obiettivo è lavorare partendo dalla biodiversità locale, ovvero da quelle specie marginali ma che vengono comunque consumate nelle diete locali perché ricche di nutrienti. Il lavoro sarà rivolto alla scoperta di queste NUS (Neglected and Underutilized Species) e alla definizione di sistemi agricoli produttivi sostenibili, capaci di preservare suolo e risorse e al tempo stesso di produrre cibo e ricchezza.

Un team interdisciplinare si occuperà non solo degli aspetti agrobiologici ma anche di quelli sociali, economici, ambientali e politici. La caratterizzazione molecolare delle specie/cultivar locali permetterà di dare valore alle NUS e di realizzare un “passaporto biologico” univoco. Questo aspetto è di particolare rilievo per la valorizzazione dell’agrobiodiversità e della ricchezza vegetale già conosciuta e sfruttata (bioprospecting), ma anche al fine di prevenire fenomeni quali la biopirateria, a cui molti stati africani sono potenzialmente o di fatto soggetti.

Dal punto di vista della governance del food system si individueranno modelli di gestione del sistema alimentare considerando le differenze e le specificità di contesti socio-economici a diverso grado di sviluppo. Si proporranno strategie per ottimizzare le filiere, creare ricchezza e salvaguardare la tipicità e l’identità del territorio.

A livello di macroscala il progetto intende promuovere il rafforzamento dei processi Africani e UE-Africa, con focus sul “CAADP”, il processo dell’Unione Africana che coordina investimenti, politiche pubbliche e aiuti per l’agricoltura anche attraverso la collaborazione con le Agenzie ONU a Roma, il “Committee on World Food Security” e la “Global Alliance on Climate-Smart Agriculture”.

«Grazie all’interazione di ricercatori di diverse discipline – dice Massimo Labra, docente di Biologia Vegetale e coordinatore del progetto presso l’Università Bicocca – SASS mapperà e analizzerà i sistemi alimentari locali in tre diverse contesti dei paesi africani: aree naturali; aree agricole e contesti urbani e periurbani. Condivideremo e discuteremo obiettivi ed azioni della ricerca con gli stakeholders locali per capire insieme quali sono le strategie migliori da adottare per rendere gli attuali sistemi agricoli e di produzione alimentare più sostenibili ed efficienti in vista delle sfide sociali future ma anche dei cambiamenti climatici in atto».

Il progetto SASS interpreta quindi le linee guida sviluppate grazie al confronto internazionale realizzato durante Expo 2015 ed è in linea con le strategie Horizon 2020 in quanto la ricerca viene vista con un processo di innovazione responsabile condivisa con gli stakeholder. Le azioni di SASS saranno inoltre di raccordo con le sfide di Human Technopole 2040 in cui la sicurezza alimentare e la qualità della vita sono elementi centrali su cui la ricerca tecnologica dovrà operare e dove l’ateneo di Milano-Bicocca ha già previsto lo sviluppo di laboratori condivisi.

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