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LA NEUROMODULAZIONE PER IL DOLORE CRONICO NEUROPATICO

La neuromodulazione del sistema lemniscale, quel sistema che veicola le sensazioni non dolorose (come il tatto) verso il cervello tramite il sistema nervoso, può avere un ruolo antalgico ed essere quindi utilizzata nel trattamento del dolore cronico:

questa la principale conclusione, frutto di anni di studi e ricerche presso il Servizio di Neurofisiopatologia dell’Istituto Scientifico di Pavia dell’IRCSS Fondazione Maugeri in collaborazione con l’Unità di Terapia del Dolore, che ha portato il Dr. Michelangelo Buonocore, Responsabile del Servizio, a sedere tra i principali opinion leader in occasione del 12° Congresso Mondiale dell’International Neuromodulation Society (INS), in corso a Montreal dal 6 all’11 giugno.

Il dr. Buonocore è infatti intervenuto ieri, domenica 7 giugno, nella seconda giornata del Congresso, dedicata alla comprensione dei meccanismi d’azione della neurostimolazione spinale: un tema di cruciale importanza dato che, nonostante sia una tecnica impiegata in tutto il mondo per trattare e lenire il dolore cronico neuropatico, i suoi meccanismi antalgici non sono ancora noti.

 

L’intervento del Dr. Buonocore, dal titolo Uno sguardo sui meccanismi neurofisiologici della neurostimolazione spinale ha presentato le scoperte emerse da alcuni studi pubblicati negli anni scorsi, in collaborazione con il Dr. Cesare Bonezzi e la Dr.ssa Laura Demartini dell’Unità di Terapia del Dolore dell’Istituto Scientifico di Pavia della Fondazione Maugeri, e risultate fondamentali nel percorso di comprensione dei meccanismi d’azione della neurostimolazione, nell’ottica di individuare nuovi possibili trattamenti dei pazienti con dolore cronico severo presente 24 ore su 24.

Nel percorso di studio e sperimentazione il team di Fondazione Maugeri ha dimostrato (nel 2008) che la neurostimolazione del midollo spinale inviava impulsi nervosi non solo verso il cervello, ma anche verso le vie sensoriali periferiche; hanno quindi ipotizzato che il meccanismo antidromico - vale a dire in senso opposto, che dal midollo si propaga verso gli arti - degli impulsi nervosi, potesse essere sfruttato nel trattamento dei pazienti affetti da dolore neuropatico periferico.

 

Quindi, con un ulteriore lavoro sperimentale, hanno osservato l’effetto inibitorio della neurostimolazione spinale su alcune vie nervose e hanno ipotizzato che l’effetto antalgico della stimolazione spinale sia dovuto alla collisione tra due impulsi opposti (dal midollo spinale agli arti e viceversa) che viaggiano attraverso le medesime fibre nervose periferiche di grande calibro, annullandosi.

“Questa scoperta - ha spiegato alla platea internazionale il dr. Buonocore - ha aperto un nuovo orizzonte per il trattamento del dolore, innanzitutto perché ribadisce l’idea che i meccanismi del dolore coinvolgono anche le fibre nervose di grande calibro che fanno parte del sistema lemniscale che veicola sensazioni non dolorose, tattili e propriocettive (senso di percezione del proprio corpo nello spazio). Tutto ciò in accordo con la nuova definizione di dolore neuropatico definito come un dolore da lesione o malattia del sistema somatosensoriale, sistema formato sia dal tratto spino-talamico che da quello lemniscale. È stato quindi possibile stabilire che anche la neuromodulazione del sistema lemniscale può acquisire un ruolo antalgico per i pazienti affetti da dolore cronico neuropatico”.

 

Come ribadisce il dr. Buonocore “la Medicina è ancora lontana dal conoscere i meccanismi antalgici della neurostimolazione ma, come dimostrato, l’approccio neurofisiologico può essere di grande aiuto per i medici nell’identificare i pazienti che meglio rispondono a questo tipo di terapia”.

“L’invito dell’I.N.S. è una grande soddisfazione, frutto dell’attività svolta in Fondazione Maugeri negli ultimi vent’anni da tutti gli staff coinvolti - commenta il Dr. Buonocore -. Questa prestigiosa partecipazione non rappresenta tuttavia un punto di arrivo, bensì un nuovo punto di partenza: è una conferma del fatto che stiamo procedendo nella direzione giusta per quanto riguarda la ricerca scientifica per la comprensione del miglior  trattamento possibile del dolore cronico”.

 

L’intervento al Congresso si è concluso con la partecipazione alla Tavola Rotonda di chiusura intitolata “Cosa dobbiamo ancora conoscere sui meccanismi di azione della Neurostimolazione spinale?”, portando il suo punto di vista di Neurofisiopatologo all’attenzione degli altri esperti internazionali presenti.

 

 

Un centro unico in Italia per la diagnosi del dolore neuropatico

Di dolore neuropatico, ovvero del dolore connesso alle malattie del sistema nervoso periferico e centrale, si occupa da circa vent’anni il Servizio di Neurofisiopatologia presente all’Istituto scientifico di Pavia con l’obiettivo di indagare e studiare le fibre nervose direttamente coinvolte nel messaggio doloroso grazie anche alle sofisticate apparecchiature. Dal 2006 l’Unità si è dotata di un moderno laboratorio di immunoistochimica esclusivamente dedicato allo studio dell’innervazione dei tessuti. Il Laboratorio di Biopsia Cutanea Neurodiagnostica, mediante l’attenta valutazione dei potenziali evocati dai laser e della biopsia cutanea neuro diagnostica, consente di distinguere in modo preciso le fibre nervose interessate nella trasmissione del dolore e poter quindi scegliere i trattamenti più idonei. Se consideriamo che presupposto per una cura efficace del dolore neuropatico (come di ogni malattia)  è una diagnosi approfondita,  grazie all’esperienza e alle strumentazioni in capo al Servizio di Neurofisiopatologia e al Laboratorio di Biopsia Cutanea Neurodiagnostica ogni paziente che giunge oggi in Fondazione a Pavia, col sospetto di un dolore provocato da lesioni nervose è sottoposto ad un approfondimento diagnostico che, nella sua complessità, può ritenersi unico in Italia. www.fsm.it

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