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ISTAT, 'Noi Italia': la sanita' nella penisola

“Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”, dell'Istat è giunto alla nona edizione e mette in luce la posizione dell’Italia nel contesto europeo e le differenze regionali che lo caratterizzano, attraverso una selezione di indicatori statistici che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alla finanza pubblica, all’ambiente.

Nel 2014 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta intorno ai 2.400 dollari pro capite a fronte degli oltre 3.000 spesi in Francia e dei 4.000 in Germania (fonte Ocse). Le famiglie italiane hanno contribuito alla spesa sanitaria complessiva per il 23,3%, la quota è in leggero aumento. In Italia i decessi per tumori e malattie del sistema circolatorio sono stati rispettivamente 25,8 e 31,0 ogni 10mila abitanti nel 2014. Nel Mezzogiorno la mortalità per tumori si conferma inferiore alla media nazionale, mentre quella per malattie del sistema circolatorio è più elevata. La mortalità per queste cause è in continua diminuzione e inferiore alla media europea (27,4% e 38,3% dati 2013). Il tasso di mortalità infantile, importante indicatore del livello di sviluppo e benessere di un paese, continua a diminuire, nel 2014 in Italia è di 2,8 per mille nati vivi, tra i valori più bassi in Europa.

Scienza, tecnologia e innovazione

In Italia la spesa per la protezione sociale nel 2014 è il 30% del Pil e il suo ammontare per abitante sfiora gli 8 mila euro l’anno. Sia in termini pro capite sia di quota sul Pil il nostro Paese presenta valori superiori alla media dell’Ue. La spesa per prestazioni sociali (19,3% del Pil nel 2014; quasi 5.155 euro pro capite) è solo in parte coperta dai contributi sociali (14,1% del Pil): l'indice di copertura previdenziale risulta infatti inferiore a 100, anche se in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Rispetto al 2013 è aumentata ancora l'incidenza sul Pil della spesa per le pensioni (17,0%).

Nel 2014 la spesa per ricerca e sviluppo in Italia aumenta sia in termini assoluti sia in rapporto al Pil (1,38%); il valore è inferiore a quello medio europeo (2,04%), ancora distante dall’obiettivo nazionale della Strategia Europa 2020 (1,53%) e dal target europeo del 3%. Nel 2016 il 92,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti si connette a Internet tramite la banda larga, un valore in linea con la media Ue, ma ancora distante da quello dei paesi europei di testa come Slovenia e Danimarca (99 e 98%). A livello regionale le imprese attive nelle Marche e in Calabria sono in maggiore ritardo rispetto alla media, quelle del Nord-est in vantaggio. Nel 2014 i laureati in discipline tecnico-scientifiche sono 13,6 ogni mille residenti tra i 20 e i 29 anni, valore inferiore di oltre 5 punti percentuali alla media europea (18,7). In ambito nazionale, il distacco del Mezzogiorno è forte e in crescita (-4,6 punti rispetto al dato nazionale). Nel 2016 il 63,2% della popolazione italiana di 6 anni e più utilizza il web e il 44,6% si connette quotidianamente. La totalità delle regioni del Centro-Nord ha livelli di uso del web superiori al valore nazionale, nel Mezzogiorno la quota scende invece al 55,8%.

L'Italia occupa la terzultima posizione nella graduatoria europea degli utenti (76% la media Ue nel 2015), solo Bulgaria e Romania registrano una quota più contenuta. Poco meno di sette famiglie su dieci nel 2016 si connettono tramite la banda larga; il Mezzogiorno, e in particolare la Calabria (58,8%), si trovano in posizione svantaggiata. Nel confronto europeo, la quota di famiglie italiane è inferiore alla media (80% nel 2015), mentre i valori più elevati si registrano nel nord Europa.

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