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Ipertensione arteriosa: oggi la Giornata Mondiale del "killer silenzioso"

di Marco Mettimano, responsabile del Centro Ipertensione Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS

L’ipertensione arteriosa, di cui  si celebra  oggi la Giornata mondiale,  è una tra le malattie più diffuse nei paesi industrializzati; colpisce, infatti, circa il 30 % della popolazione adulta e rappresenta uno dei maggiori problemi clinici dei tempi moderni.

Finalità  della XV giornata mondiale contro l’ipertensione è favorire una maggiore consapevolezza del rischio associato alla malattia ipertensiva; anche moderate elevazioni della pressione sanguigna arteriosa vengono associate a una riduzione dell'aspettativa di vita.

L'ipertensione arteriosa è conosciuta anche come “killer silenzioso”, perché non comporta alcun sintomo e agisce nell'ombra, degenerando in complicanze severe, talvolta dall'esito mortale. L’ipertensione affatica il cuore, può aumentarne le dimensioni rendendolo meno efficiente e favorisce l’aterosclerosi. Per questo le persone che hanno la pressione alta corrono un maggior rischio di infarto, fibrillazione atriale, ictus; l’ipertensione può inoltre causare insufficienza renale e danneggiare la vista. L’ipertensione  può essere la conseguenza di cause identificabili come una patologia renale, per esempio una nefrite; o di una patologia endocrina come il feocromocitoma o l’iperaldosteronismo, ma anche dell’assunzione non controllata di alcuni farmaci come cortisonici, antinfiammatori, vasocostrittori nasali.  Nella  maggior parte dei casi tuttavia  l’aumento della pressione arteriosa non è riconducibile ad una sola causa ben identificabile ma è in genere collegato a una certa predisposizione genetica sulla quale intervengono numerosi fattori esterni quali alimentazione, peso corporeo, stress, sedentarietà. E’  fondamentale quindi ordinare al paziente di controllare il peso corporeo evitando il sovrappeso, limitare il consumo di alcool e di sale, non fumare, modulare lo stress, e soprattutto praticare regolarmente attività fisica di tipo aerobico.

Se con questi accorgimenti non si ottengono risultati è necessario consultare il medico che prescriverà una terapia farmacologica da assumere regolarmente tutti i giorni agli stessi orari. I medici possono iniziare la terapia con qualsiasi classe di farmaci antipertensivi, a meno che non vi sia una ragione specifica per utilizzare un farmaco specifico in un determinato paziente. 

In ogni caso vanno sempre rispettate due regole fondamentali. La prima è quella di individualizzare il trattamento, caso per caso, facendosi sempre guidare dalla clinica; la seconda di fare molta attenzione a diminuire la pressione nell’anziano, perché il rischio soprattutto quando la minima va sotto i 70 è quello di ridurre troppo l’afflusso del sangue in organi come il cervello, il cuore o il rene. Un ultimo consiglio è quello in casi selezionati di utilizzare subito due farmaci antipertensivi in combinazione e a basso dosaggio e non, come spesso fa, cominciare con uno e per poi associarne un secondo. La combinazione risulta infatti non solo è più efficace, ma migliora l’aderenza alla terapia. 

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