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IL ROBOT CONTRO LA CALCOLOSI RENALE

Apparecchiature tecnologiche e miniaturizzate, con l’obiettivo di ridurre sempre di più il rischio di sanguinamento, che rappresenta la grande “spada di Damocle” a causa della ricca irrorazione sanguigna  renale.   Si possono vedere “all’opera” durante le sessioni di Live Surgery, nel corso del 14° congresso nazionale IEA.

 

Il robot del futuro

Il Prof. Jens Rassweiler, Direttore del Dipartimento di Urologia dell’Ospedale di Heilbronn in Germania, esegue un’ureteroscopia flessibile con il robot Avicenna. Al momento su questa metodologia c’è una sola pubblicazione scientifica. Ma le prospettive sono positive. «Grazie a questo robot che è il frutto delle ricerche più avanzate, è possibile muovere in modo ancora più articolato l’ureteroscopio flessibile», spiega il dottor Guido Giusti, Presidente del Congresso insieme al dottor Bernardo Rocco. «La combinazione del robot con questi strumenti flessibili digitali di ultima generazione ci permette di eseguire movimenti estremamente precisi e di azionare al meglio il laser ad olmio che viene inserito attraverso l’ureteroscopio, a tutto vantaggio di una piu’ fine polverizzazione dei calcoli».

Operazioni miniaturizzate

Altrettanto innovativa è la tecnica MicroPerc, eseguita in diretta dal professor Giampaolo Bianchi, segretario generale IEA e ordinario di Urologia del Policlinico di Modena.  «E’ l’ultima versione della nefrolitotrissia percutanea, o PCNL», interviene il dottor Guido Giusti. «Rispetto alla metodologia tradizionale, però, in questo caso l’accesso al rene prevede solo l’inserimento di un ago attraverso il quale si introduce sia una microfibra ottica per la visione che una microfibra laser per la litotrissia. Così, riusciamo a ottenere una polverizzazione del calcolo, con il vantaggio non indifferente di un rischio di sanguinamento praticamente azzerato».

 

Occhio alla dieta

È decisamente elevato il tasso di recidiva della calcoli renale: il 50 percento dei pazienti, infatti, prima o poi si ritrovano punto a capo. Tra le cause, svolge un ruolo fondamentale la dieta, che ancora oggi è circondata da falsi miti. Ne parla il professor Domenico Prezioso, professore associato di urologia, Università degli Studi Federico II di Napoli.  «Le linee guida sono chiare per quanto riguarda l’assunzione di acqua, ma non altrettanto per quanto riguarda i cibi», conclude  il dottor Guido Giusti. «L’errore più comune è quello di “prescrivere” una dieta ipocalcica, ma questo non serve. In più, aumentiamo il rischio di osteoporosi in chi è predisposto.  E’ importante invece la restrizione di proteine e di sale e che l’alimentazione sia povera di cibi ad alto contenuto di ossalati ».

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