IT   EN

Ultimi tweet

Il commercio agroalimentare mondiale e il ruolo del Made in Italy #EXPO2015

Venerdì 26 giugno a Expo Milano 2015 si è tenuto un convegno sugli scenari futuri del settore agroalimentare nel contesto del commercio mondiale.
 
La conferenza, organizzata e moderata da Fabrizio De Filippis, Università Roma Tre, ha visto la partecipazione di Giovanni Anania, Università della Calabria, Alessandro Olper, Università di Milano, Margherita Scoppola, Università di Macerata, Anna Carbone, Università della Tuscia, Antonella Finizia, Ismea, Roberto Henke, Crea. La tavola rotonda ha coinvolto nel dibattito Ezio Castiglione, Ismea, Roberto Moncalvo, Coldiretti, Fabio Massimo Pallottini, C.A.R. e Italmercati, Ruenza Santandrea, Gruppo Cevico, Paolo Zanetti, Federalimentare e in collegamento telefonico Paolo De Castro, Parlamento europeo. Ha chiuso i lavori Luca Bianchi, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
 
Una sessione dedicata al TTIP, con l’intervento di Paolo De Castro
 
La discussione iniziale ha riguardato il prossimo accordo tra Europa e Stati Uniti d’America attraverso il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il trattato transatlantico che regola il commercio e gli investimenti tra i Paesi. Sono state esposte le opinioni dal punto di vista economico sui possibili effetti dell’accordo, mentre Paolo De Castro si è soffermato sul fatto che, pensando all’Italia, l’intesa riguarderebbe due mercati che posso essere definiti “complementari”: noi importiamo dagli Stati Uniti materie prime, mentre esportiamo prodotti finiti come vino, pasta e olio. “Il dibattito sul trattato è ancora molto aperto – ha spiegato De Castro –, ma le prossime settimane il Parlamento Europeo e quello americano dovranno approvare o meno l’accordo”.
 
Il futuro delle nostre esportazioni agroalimentari
 
Henke si è soffermato sul Made in Italy, “che registra dati positivi per i prodotti trasformati e finiti, mentre un peso minore ricoprono i quelli agricoli. Rallentano le esportazioni in Germania, Francia e Regno Unito ma crescono verso il mercato asiatico e il mondo arabo”. De Filippis ha evidenziato come “il commercio mondiale sia in crescita grazie al commercio delle materie prime e dei semilavorati. La quota del mercato italiano si è ridotta, ma il nostro Made in Italy registra un ottimo “indice di distanza” che misura la destinazione dei nostri prodotti. Bisognerebbe migliorare la nostra distribuzione commerciale pur non avendo grandi player”. Santandrea ha messo in luce l’impossibilità del nostro Paese nell’essere competitivo sul commercio dei prodotti “commodity”, ovvero quelli che puntano a primeggiare solo in base al prezzo. “I nostri produttori non possono sostenere la competizione con altri Paesi che riescono a produrre a costi fissi minori”.

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.