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Idrocefalo normoteso dell' anziano: incontro aperto al pubblico alle Molinette di Torino

Martedì 28 ottobre 2014, presso l’Aula Magna di Neuroscienze (ingresso via Cherasco dell'ospedale Molinette), alle ore 14,30 si terrà un incontro aperto al pubblico dedicato alla patologia dell'Idrocefalo normoteso nell'anziano e promosso da FederAnziani nell’ambito della campagna di comunicazione che la Federazione della terza età sta portando avanti nell’ambito di questa malattia.

L'evento, organizzato e tenuto dal professor Alessandro Ducati (primario di Neurochirurgia universitaria dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino), è rivolto a tutti gli anziani che vogliono saperne di più, ai medici di medicina generale, neurologi, neurochirurghi, geriatri, neuropsicologi, psicogeriatri, neuroradiologi e medici di medicina neuroriabilitativa e punta l'attenzione sull’importanza di un corretto approccio diagnostico, anche perché, secondo i più recenti studi epidemiologici sull’argomento, la condizione di “malattia sommersa” che ancora circonda l’idrocefalo normoteso potrebbe aver portato a sottostimare il numero complessivo dei casi.

L'Idrocefalo normoteso dell’anziano non è una malattia conosciuta come l’Alzheimer, eppure rappresenta una percentuale attorno al 20% del totale delle demenze diagnosticate negli over 65, cioè interessa l'1.5% di tutta la popolazione >65. Spesso i suoi sintomi (difficoltà nel camminare, deficit cognitivo, incontinenza) sono confusi con quelli dell’Alzheimer, del Parkinson o di altre forme di demenza senile, perché comuni. Ma, a differenza delle altre demenze che sono irreversibili, l’idrocefalo è curabile e guaribile. Il percorso diagnostico è pertanto decisivo: una diagnosi errata può significare per il paziente la condanna all’accettazione di una terapia inadeguata e ad una condizione di incurabilità.

Alcuni semplici test clinici permettono di sospettare la diagnosi corretta, che viene poi provata con esami radiologici ed altri accertamenti strumentali. Quindi, un percorso che dal medico di famiglia porti al neurologo, e quindi al neurochirurgo, si traduce nella maggioranza dei casi in un esito positivo. La neurochirurgia offre, ai pazienti affetti da idrocefalo normoteso, prospettive di piena guarigione che, a fronte di una diagnosi tempestiva, sfiorano la totalità dei casi. E' trattabile infatti con un intervento neurochirurgico di durata mediamente inferiore ai 60 minuti. Grazie all’impianto di una valvola semplicemente gestibile e regolabile, l’eccesso di liquido nel cervello viene drenato ed incanalato verso un’altra parte del corpo, dove può essere assorbito dal flusso sanguigno.

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