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I VINI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA PROTAGONISTI A #EXPO2015

L'Associazione Volontaria tra i Viticoltori di Refosco di Faedis (Udine) si presenterà mercoledì 26 e farà degustare l’autoctono Refosco di Faedis di 5 delle aziende associate, nello spazio riservato all'Ersa Fvg, agenzia regionale per lo sviluppo rurale, nella Sala Convivium del Padiglione Vino “A Taste of Italy” dell’Expo di Milano.

L'evento: "Il Refosco di Faedis, il gusto unico di un territorio", avrà luogo dalle ore 14.00 alle 15.30 alla presenza dei produttori che guideranno i visitatori alla degustazione dei loro vini.

 

Dal 2011, il territorio di produzione del Refosco di Faedis è una sottozona della DOC Friuli Colli Orientali-Ramandolo. Una quindicina di produttori uniti dalla passione per il proprio lavoro e dall’amore verso il territorio di appartenenza, riversati in una forte idea di marketing collettivo. Infatti, per questo autoctono rosso è stata creata un’apposita bottiglia adottata da tutti i vignaioli della sottozona con un’unica etichetta che rappresenta un’aquila dorata in volo su uno sfondo rosso raffigurante un merlo castellano. La Denominazione può essere utilizzata dai produttori di sei comuni situati geograficamente a nord di Cividale del Friuli (Udine): Torreano, Faedis, Attimis, Nimis, Tarcento e Povoletto.

 

Una lunga storia

Chiamato anche “Refosco nostrano”, il vino era già apprezzato nel ‘400. Anche l’imperatore Carlo V d’Asburgo e la sua corte, nel 1532, di passaggio in Friuli e ospiti a Spilimbergo, brindarono con il Refosco consumandone svariate botti.

Come vitigno, una delle prime testimonianze documentate, risale al 1823, anno in cui venne inserito nel “Catalogo delle varietà di viti del Regno Veneto”, fatto stilare dall'allora arciduca Francesco Carlo d'Austria e compilato dal conte Pietro di Maniago. Di tutti i Refoschi (è una delle 5 varietà della grande famiglia dei Refoschi che rappresenta il 4,6% della produzione a Doc del Friuli Venezia Giulia), era il maggiormente coltivato perché forniva una vendemmia abbondante data l’elevata resa dell’uva in mosto.

Il professor F. A. Sannino, sul Bullettino dell’Associazione Agraria Friulana, del 15 marzo 1906, pubblica una foto del grappolo del “Refoscòn, proveniente da Faedis”, con allegata una didascalia dove, tra l’altro, c’è scritto: “Vitigno friulano del Friuli Orientale, apprezzato per la quantità e la qualità del prodotto”.

All’Esposizione di Udine delle uve friulane del 1921, tra i Refoschi presenti, c’è anche il Refosco di Faedis con la sottolineatura della Giuria: “Varietà di abbondante e costante produzione. Da consigliare”. L’anno successivo, il vivaio di Domenico Dorigo di Manzano (Udine), divulga un opuscolo intitolato: “Norme per la piantagione delle viti” in cui si scrive così del Refosco di Faedis: “È il vitigno più in voga e che più di ogni altro va diffondendosi per la facile adattabilità a tutti i terreni, per la produttività forte e costante e per la resistenza grande alle malattie crittogamiche. Dà vino ottimo in collina e più che discreto in pianura”. Nel 1923, Norberto Marzotto scrisse l’”Ampelografia del Friuli contenente la descrizione di 42 vitign i con notizie sulla loro importanza viticola ed enologica”, dove si può leggere un’ampia descrizione del Refosco di Faedis.

Nel 1942, il bolognese Arturo Marescalchi (1869-1955), senatore del regno d’Italia, enotecnico e insegnante, diede alle stampe un libro dal titolo “Storia dell’alimentazione e dei piaceri della tavola” (Milano, Garzanti). Passando in rassegna le tipicità e i vini regionali d’Italia, per il Friuli ne segnalò soltanto quattro, tutti autoctoni e, tra questi, come unico rosso, il Refosco di Faedis.

 

Una piccola varietà, ma importante

L'importanza di questa varietà, messa in evidenza dal lavoro dell’esperto Carlo Petrussi, non è sfuggita ai selezionatori del maggior comprensorio vivaistico mondiale, quello di Rauscedo (Pordenone) che, nel 1988, hanno omologato il clone VCR5 a partire da materiale proveniente proprio dal Comune di Faedis. I vignaioli della Sottozona sono ora impegnati nella salvaguardia della biodiversità del vitigno. 

La varietà ha un ottimo vigore, è mediamente sensibile alla peronospora e mostra una discreta resistenza alla botrite e al marciume acido. Le viti crescono bene sui terreni arenario-marnosi delle colline friulane. Dopo una lavoro in vigna curato nei minimi dettagli, il Refosco di Faedis (etichetta nera) invecchia in cantina per almeno 2 anni in contenitori di legno grande, 3 se viene utilizzata la denominazione Riserva. Se commercializzato nell’anno, l’etichetta è bianca.

Il vino ha un colore rosso rubino carico con sfumature violacee, più o meno granato se invecchiato. Al naso offre un bouquet di sensazioni che vanno dal floreale (viola e rosa canina) al fruttato (mora di rovo e piccoli frutti di bosco); con un moderato invecchiamento emergono note speziate di caffè. Il gusto è secco e abbastanza caldo in bocca, sapido, esalta sensazioni di freschezza e di evidente tannicità; con un moderato invecchiamento, si attenuano le componenti acide rendendolo maggiormente equilibrato.

Si abbina armoniosamente con molte ricette della tradizione friulana, con i piatti di selvaggina da pelo, le carni rosse e i formaggi saporiti.

 

Giovedì 26 invece dalle 11 alle 13 si terrà un altro incontro alla presenza dei produttori, che guideranno i visitatori alla degustazione dei loro vini, consentirà di far conoscere i 3 vini simbolo del Carso (Friuli Venezia Giulia, province di Gorizia e Trieste).

 

Vitovska

A differenza di altre varietà di cui si conoscono le antiche o recenti origini, la Vitovska può essere considerata varietà autoctona. Vite antica, rustica, capace di sopportare, frustata dalla Bora, i freddi inverni e la siccità della stagione calda. Essa produce un vino stimolante, moderno per la sua finezza ed eleganza, moderatamente alcolico e con un lieve sentore di mandorla, adatto a essere consumato anche fuori pasto.

 

Malvasia

Di antiche origini elleniche, la Malvasia è approdata in diverse parti del Mediterraneo, seguendo perlopiù le rotte degli antichi commerci. Se ne producono diverse, ognuna con caratteristiche proprie, a causa di climi, terreni e tecniche non omogenei. Vite abbastanza adattabile, ma fortemente grata al sole, produce un vino mediamente alcolico, fruttato e leggermente aromatico che si sposa bene con pietanze diverse quali pesce, minestre e carni bianche.

 

Terrano

Il Carso è Terrano ed il Terrano è Carso.

Secondo i nostri produttori, proviene da un Refosco (refosco d’Istria o refosco dal peduncolo verde), ha un colore rosso rubino intenso e carico, con riflessi violacei, che ci introduce all’assaggio di un vino dal profumo ricco di frutti di bosco, dal sapore prevalentemente acido, inizialmente un po’ scostante, e un corpo piuttosto vigoroso. Il Terrano si colloca per tradizione soltanto in un area ristretta, dove, per il tipo di terreno e l’altitudine, assume caratteristiche tanto accentuate da permettergli di fregiarsi della denominazione di origine controllata.

 Infine dalle 13 alle 15,30 è previsto un percorso dedicato al tema della “filiera lunga del vino”, per presentare il sistema vitivinicolo allargato del Friuli Venezia Giulia che vanta eccellenze nelle varie fasi di produzione: dalla famosa barbatella realizzata a Rauscedo nel più grande complesso vivaistico-viticolo d’Italia, alla tradizione secolare dell’arte di distillare, passando per gli aceti e i prodotti dell’enogastronomia regionale realizzati mediante processi di macerazione e fermentazione in vinaccia (come la Brovada DOP e il formaggio stagionato alla vinaccia).

L’incontro presenterà due prodotti della tradizione: la Brovada DOP e il Formaggio Latteria stagionato alla vinaccia. Ne saranno raccontati la storia e le caratteristiche organolettiche. La degustazione dei prodotti prevedrà l’abbinamento a due vini della regione.

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