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HIV, recuperare il rapporto medico-paziente e migliorare la sanità sul territorio in tempo di pandemia. Simposio Gilead a #ICAR2020

Grazie all'avvento di farmaci antiretrovirali sempre più efficaci e alle ulteriori conoscenze ed esperienze acquisite, l'infezione da HIV è oggi una condizione cronica gestibile, per la quale il raggiungimento del controllo immuno-virale è diventato una realtà la maggior parte dei pazienti trattati.

Pertanto, diventa essenziale "aggiornare" le prospettive dei medici e dei pazienti del malattia, mirando non solo al mero controllo del virus (sia a livello di popolazione che di paziente) ma anche alla salute globale dei pazienti. Quest'ultimo aspetto diventa ancora più cruciale poiché essi sono ancora vulnerabili a causa di una malattia residua guidati da comorbidità non definite dall'AIDS. Se ne è parlato al simposio “Durable treatment success in HIV", promosso da Gilead durante ICAR - Italian Conference on AIDS and Antiviral Research 2020, quest'anno in versione 'digital' ma interattiva, per la pandemia da coronavirus. 

E' stata l'occasione per una una riflessione sulle sfide attuali e sulle strategie disponibili per colmare queste lacune essenziali per i pazienti, anche con il supporto di dati reali. E così si sono alternati gli interventi del prof. Stefano Vella dell'Università Cattolica di Roma ("Global Health in HIV") e di altri specialisti (“Strategies for durable treatment success”: Massimo Andreoni, Università degli Studi “Tor Vergata” di Roma; Antonella d’Arminio Monforte, Università degli Studi di Milano; Giovanni Di Perri, Università degli Studi di Torino, Cristina Mussini, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, e Giulio Maria Corbelli di PLUS Rete persone LGBT+ sieropositive Aps, Bologna), che hanno toccato sia le questioni prettamente sanitarie e di gestione dei pazienti, soprattutto durante questo periodo di pandemia, sia le strategie terapeutiche più idonee, nonostante la difficolta di vedere i pazienti e quindi calibrare le terapie in base alle necessità.

Corbelli icar

In particola Corbelli si è soffermato sulla necessità di trovare metodiche misurabili e anche soluzioni, per migliorare la qualità di vita e affrontare anche il disagio psicologico dei pazienti, spesso lasciati a sè stessi, auspicando una sinergia tra mondo clinico e quello delle associazioni, "una forma di collaborazione fondamentale specialmente in questo momento di pandemia, dove le difficoltà sono tante e dove tante energie sono state sottratte in molti settori, per convogliarle tutte contro il coronavirus". 

Da qui la domanda su come recuperare il tempo perduto, nonostante i numeri in crescita di questi giorni, che non fanno presagire nulla di buono, soprattutto nell'organizzazione sanitaria nelle varie regioni. Se da un lato la prof.ssa D'Arminio Monforte ha rimarcato come la possibilità riorganizzativa rischia di esser frenata da questo ritorno di contagi e che è quanto mai utile usare la telemedicina, il prof. Andreoni è stato molto critico sulla sanità pubblica "completamente assente sul territorio. Va ripensata la gestione della cronicità sul territorio. L'ospedale  deve servire per altre necessità come l'attenzione ai malati acuti. La sanità sul territorio deve semplificare la gestione del paziente e questo è un momento doveroso per fare una simile riflessione- ha proseguito- L'ospedale resta un riferimento ma va ripensato questo rapporto. I pazienti sono stati spesso abbandonati a se stessi in questa pandemia e non ciò non può accadere di nuovo.  Lo specialista deve essere anche sul territorio.

Andreoni icar

Infine la prof.ssa Cristina Mussini, che ha ribadito la netta diminuizione del contatto umano tra pazienti e medici nei mesi passati e la necessità, in vista di eventuali lockdown locali, di puntare a regimi ad alta barriera genetica, per sopperire a visite meno ravvicinate.

Le notizie sul congresso ICAR 2020 sono su http://salutedomani.com/categ/malattie_infettive  

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