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Gita scolastica preclusa ad una ragazza di 18 anni ritenuta ‘colpevole’ di avere il diabete di tipo 1

E’ una storia poco edificante quella accaduta a Shaymaa El Meehy, una diciottenne, nata in Italia da mamma irachena e papà egiziano. Prima la scuola la allontana per una decina di giorni, dopo essersi vista recapitare un certificato medico nel quale veniva chiesto alla scuola di dotarsi di una dose di glucagone, farmaco utilizzato nelle emergenze ipoglicemiche. Poi al rientro a scuola, la notizia che Shaymaa non avrebbe potuto prender parte alla gita scolastica di fine anno, perché nessuno voleva prendersi la responsabilità di gestire un’eventuale emergenza.

 

E’ una storia che fa il paio con quella della ragazza lasciata fuori dalla discoteca Old Fashion perché ‘colpevole’ di avere in tasca il suo personale ‘kit’ per le emergenze, bustine di zucchero e succo di frutta. Da una parte una storia di ‘paura’ generata dal non essere in grado di saper gestire un’emergenza, una crisi ipoglicemica. Dall’altra una storia di ignoranza, che comunque non rappresenta una scusante. Due brutte storie di discriminazione che si sarebbero potute evitare se solo la gente fosse più informata delle ‘regole’ da seguire nell’evenienza di un abbassamento repentino dei livelli degli zuccheri nel sangue (le crisi ipoglicemiche).

 

“La Società Italiana di Diabetologia – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) - si è più volte offerta di colmare questo gap, facendo informazione sull’argomento diretta agli insegnanti, agli studi, al personale non insegnante.

Non serve essere un medico per gestire una crisi ipoglicemica, almeno al suo esordio. Imparare a riconoscerne i sintomi, a misurare la glicemia con un glucometro, a somministrare il giusto ‘antidoto’ (delle bustine di zucchero, una bevanda zuccherata, l’iniezione di glucagone nei casi più impegnativi) è qualcosa alla portata di tutti. E conoscere le ‘istruzioni per l’uso’ aiuterebbe a risparmiare queste tristi storie di ordinaria discriminazione, dovute non alla cattiveria di qualcuno, ma all’ignoranza (intesa come non conoscenza) di molti.

 

Le persone con diabete non possono e non devono essere discriminate in virtù della loro condizione. La società civile si deve prodigare per rimuovere gli ostacoli, non per crearne di inutili, ingiusti e traumatizzanti per queste persone”.

 

 

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