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Frattura da fragilita' e sottotrattamento nella prevenzione secondaria. Congresso WCO-IOF

Nel corso del WCO-IOF World Congress on Osteoporosis, Osteoarthritis and Musculoskeletal Diseases 2021, che si è appena concluso, sono state presentate una revisione sistematica della letteratura conforme a PRISMA e una metanalisi a effetto casuale sponsorizzate da UCB, dove viene evidenziato che il tasso globale di trattamento per le fratture da fragilità è inferiore al 30%.

Si mette così in evidenza che i pazienti con una “storia” di fratture da fragilità prima della data di indicizzazione avevano percentuali di trattamento più elevate rispetto a quelli al primo episodio, ma sempre a un tasso non ottimale (42,2% vs 21,1%). https://www.ucb.com/press-office/2021-WCO-Treatment-Gap-Data-Press-ReleaseQuesto mette in risalto una importante disparità tra le linee guida cliniche e i bassi tassi di trattamento osservati nelle analisi stesse, evidenziando un problema preoccupante.

“Da qui al 2030 nel nostro Paese ci sarà un aumento delle fratture da fragilità del 23%, dal momento che la popolazione italiana conterà il maggior numero di anziani, che alla fine di questo decennio avranno più di 65 anni – dichiara la Professoressa Maria Luisa Brandi, Presidente Osservatorio Nazionale sulle Fratture da Fragilità (OFF) - Il Servizio Sanitario Nazionale italiano spende all’anno circa dieci miliardi di euro per le fratture. Secondo le proiezioni, nel 2030 questa spesa supererà i 12 miliardi. E considerando che la maggior percentuale del costo di questi pazienti è l’acuzie, più riusciremo a ridurre l’incidenza di questi esiti, tanto meno spenderemo”.

“È necessario, quindi, ottimizzare i trattamenti di prevenzione delle fratture da fragilità, per evitare che il paziente ne subisca una seconda. Per questo è fondamentale identificare per tempo i pazienti fragili e trattarli da subito – continua la Professoressa Brandi - Il problema è che su questo tema non c’è la necessaria attenzione. Sussistono difficoltà come la mancata presa in carico dei pazienti da parte dei medici di medicina generale che, purtroppo, sono estremamente sensibilizzati sul sistema dei costi, oltre al fatto che la prescrizione di alcuni farmaci innovativi appartiene solo ad alcuni Centri specializzati.”

“I farmaci giocano, comunque, un ruolo importante – aggiunge l'esperta- Oggi i clinici hanno a disposizione trattamenti farmacologici efficaci, anche se rimane necessario proseguire a innovare in quest’area. La ricerca può, infatti, esplorare nuovi meccanismi d’azione, con farmaci capaci, ad esempio, di aumentare la densità ossea, diminuendo il rischio di nuove fratture”.

“Per tutti questi motivi – continua la Professoressa Brandi - l’innovazione nella Ricerca & Sviluppo è fondamentale, perché permette di ampliare l’armamentario farmacologico a nostra disposizione e fornire soluzioni per quei pazienti che non rispondono ai trattamenti già esistenti. Teniamo presente che l’ultimo farmaco innovativo per la prevenzione delle fratture da fragilità approvato da FDA ed EMA, il romosozumab, è arrivato in Europa a dieci anni di distanza dall’ultima innovazione significativa in quest’area terapeutica. E consideriamo il fatto che stiamo ancora aspettando il suo arrivo in Italia”.

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