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FOCUS SULLE CELLULE STAMINALI DI DERIVAZIONE ADIPOCITARIA

Intervento della professoressa Marina Onesti, chirurgo plastico dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, al V Congresso CO.R.TE. di Roma

Per essere definita ‘staminale’ una cellula deve essere capace di autorinnovarsi, producendo cellule identiche a se stessa e di differenziare in più linee cellulari mature.

In realtà si è scoperto che le cellule staminali di derivazione adipocitaria, denominate dagli anglosassoni ‘adipose-derived stem cells’ (ADSC) sono cellule pluripotenti in grado cioè di differenziarsi in più linee cellulari anche non mesodermiche. La multipotenzialità delle ADSC è stata dimostrata in numerosi esperimenti in vitro, a causa della loro origine mesodermica, le ADSC presentano la capacità di differenziare in senso adipogenico,osteogenico, condrogenico, miogenico. Hanno dimostrato, però, una capacità differenziativa anche verso linee cellulari non mesodermiche, cioè neuronali,endoteliali, epiteliali, epatocitarie, pancreaticheed ematopoietiche.

 

I fattori di crescita. Inoltre sono in grado di secernere fattori di crescita, quali il VEGF (Vascular-Endothelial-Growth-Factor), l’HGF (Hepatocyte-Growth-Factor), FGF-2 (Fibroblast-Growth-Factor-2) e IGF-1 (Insulin-Like-Growth-Factor- 1). Sono tali fattori a conferire alle ADSC il potere rigenerativo, angiogenetico e riparatore.

 

Come si ottengono le ADSC. Le ADSC sono divenute rapidamente di grande interesse nel campo della terapia cellulare, in quanto sembrano soddisfare appieno i criteri per l’applicazione delle cellule staminali in medicina rigenerativa: sono disponibili in abbondanti quantità, si possono ottenere con una procedura minimamente invasiva, a partire da piccole quantità di lipoaspirato o tramite biopsia, hanno la capacità di differenziare verso molteplici linee cellulari in maniera regolabile e riproducibile e possono essere prodotte in conformità con le attuali linee guida.

Inoltre, le ADSC risultano efficaci e sicure nell’utilizzo per trapianto autologo, in quanto esse mostrano proprietà angiogeniche e immunomodulatorie, compresa la capacità di ripristinare la tolleranza immunitaria, inibendo la risposta infiammatoria in vivo. L’isolamento delle ADSC può avvenire secondo una tecnica standardizzata e riproducibile. Le ADSC vengono prelevate dal tessuto adiposo sottocutaneo. Il prelievo può essere effettuato, mediante lipoaspirazione o biopsia, dalla regione addominale, dalle aree trocanteriche o dalla parte interna delle cosce. La procedura viene effettuata in anestesia locale, utilizzando una soluzione di Klein modificata Una metodica di raccolta non traumatica è essenziale per conservare intatta la frazione vascolare stromale contenente le ADSC da isolare.

 

Le cellule della frazione vascolare stromale vengono isolate mediante una procedura standardizzata che si avvale di un processo di digestione enzimatica con collagenasi I. Una volta isolate, le cellule vengono messe in coltura con un terreno specifico in modo da favorire la crescita delle ADSC. Successivamente, le cellule vengono espanse fino al raggiungimento del numero necessario per il reimpianto (variabile a seconda della patologia e dell'ampiezza dell'area da trattare). Una quota di cellule verrà utilizzata per la caratterizzazione, effettuata mediante valutazione dell'espressione di specifici marcatori di superficie attraverso metodiche di immunofluorescenza.  Per verificare la staminalità delle cellule isolate e la loro  pluripotenzialità, una quota delle cellule viene sottoposta ad un cocktail di fattori di crescita specifici volti a indurne il differenziamento in più linee cellulari. Una volta raggiunto il numero di cellule sufficienti per ciascun paziente, si procede al distacco delle cellule dal supporto di coltura e alla loro inoculazione nella zona da trattare. Per veicolare le cellule può essere utilizzato uno scaffold quale la soluzione salina o l’acido ialuronico.

 

Terapia cellulare o lipofilling? La terapia con ADSC rappresenta l’evoluzione del lipofilling, che è una tecnica che utilizza il grasso autologo a scopo riempitivo. Grazie alla capacità di divisione asimmetrica le ADSC sono capaci di mantenere un pool proliferativo nell’area ricevente il trapianto di grasso garantendone un maggior attecchimento, inoltre differenziandosi in cellule endoteliali, sono in grado di produrre vasi che aumentano le probabilità di sopravvivenza cellulare. Grazie alle proprietà rigeneratrici ed angiogenetiche e riparatrici descritte le ADSC possono trovare impiego nel trattamento di tutti quei pazienti in cui sono presenti dei deficit volumetrici (congeniti, traumatici o iatrogeni), nel trattamento delle ferite acute, croniche e difficili.

 

Indicazioni alla terapia con ADSC. Il trapianto cellulare potrebbe essere utilizzato nella chirurgia mammaria (post mastectomia e/o quadrantectomia, asimmetria mammaria, copertura di impianti protesici, ecc.) o in tutti quei casi di trauma in cui c’è una perdita di sostanza a livello del tessuto adiposo o muscolare. Le ADSC possono essere impiegate anche per il trattamento di patologie caratterizzate da atrofia o distrofia dei tessuti cutanei e sottocutanei (cicatrici da ustione, radiodermite, sclerodermia, alcuni tipi di ulcere, lichen sclero-atrofico) grazie anche alle loro proprietà eutrofizzanti.

Rimane controverso il rischio oncologico legato al loro utilizzo. Ancora non esistono in letteratura linee guida che limitino il loro impiego nei pazienti oncologici, d’altro canto si evita il trapianto cellulare in pazienti affetti da tumori non eradicati.

 

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