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FEBBRE NEI BIMBI: STOP AGLI ANTIBIOTICI SE NON SI ABBASSA. 5 REGOLE

Poche e semplici regole, se rispettate, risolveranno in pochissimo e nella stragrande maggioranza dei casi il problema ‘febbre’ che fa star male più spesso le mamme che i bambini che ne soffrono.

Come misurarla, valutarne la causa, decidere quindi come intervenire velocemente e con quali cure dopo aver naturalmente avvisato il medico pediatra. Ne ha parlato il prof. Maurizio De Martino, ordinario di pediatria all’università di Firenze, Direttore del Dipartimento di Pediatria Internistica Ospedale Pediatrico Anna Meyer, Firenze nell’ambito di un simposio dedicato al congresso nazionale di Paidòss, l’Osservatorio Nazionale sulla Salute dell’infanzia e dell’adolescenza in corso a Lecce.

 
Ecco le regole per la febbre: 
  1. Impiegare solo il termometro elettronico digitale e solo sotto l’ascella: è lo strumento migliore di misurazione della temperatura corporea. La via rettale è causa di sconforto e anche di incidenti. 
  2. far visitare in giornata il lattante febbrile, perché è frequente la possibilità di infezione batterica grave;
  3. se la febbre non si abbassa non intestardirsi con l’antibiotico: non sempre la febbre è causata da infezione;
  4. pensare sempre alla malaria nel bambino febbrile di ritorno da un paese ad endemia malarica;
  5. non esiste la febbre da eruzione dentaria.
“La febbre – spiega il prof. De Martino – esiste negli animali da 40 milioni di anni ed è presente in tutte le specie, incluse quelle più in basso nella scala zoologica. Quando un fenomeno biologico è mantenuto a lungo in tutte le specie vuol dire che è indispensabile per la sopravvivenza. E la febbre lo è, perché a temperatura febbrile funzionano meglio i meccanismi immunologici mentre funzionano peggio virus e batteri. I pediatri sanno che è brutta la prognosi di bambini con infezioni gravi ma che non sviluppano febbre. Ed i pediatri sanno anche che abbassare la febbre comporta regolarmente un allungamento delle condizioni infettive”. 
 
Da queste considerazioni deriva che non si deve combattere mai la febbre in quanto tale. Anche le convulsioni in corso di febbre non derivano direttamente dalla febbre, ma da una predisposizione geneticamente determinata del fisico a produrre, in corso di infezione, una particolare interleuchina in eccesso. 
“L’antipiretico di prima scelta – continua il prof. De Martino – è il paracetamolo (con dosaggio di 60 mg/kg/giorno, suddiviso in 4 dosi – da somministrare ogni 6 ore), è l’unica possibilità di cura, ma deve essere impiegato soltanto quando la febbre si associa a condizioni di malessere e dolore (mal di testa, dolori muscolari, dolori articolari). Se il bambino è febbrile, ma sta bene, somministrare l’antipiretico è un errore molto grave. 
 
Ecco quindi anche le cinque regole per somministrate l’antipiretico paracetamolo, spesso lasciato nelle mani dei genitori:
  1. rispettare la dose prescritta dal medico o indicata nel foglio illustrativo
  2. Rispettare i tempi di assunzione indicati dal medico, ne prolungandoli ne accorciandoli
  3. L’effetto deve essere atteso dopo circa un’ora e mezza.  
  4. La via di somministrazione è sempre quella orale, salvo casi rari.
  5. Non impiegare mai mezzi fisici, i cosiddetti ‘rimedi della nonna’ come spugnature, ghiaccio, o pezzette, non solo perché inutili (la febbre è un innalzamento centrale e non periferico della temperatura corporea), ma anche controproducenti: causano brivido e quindi innalzamento della temperatura e malessere nel bambino (ché ha già i guai suoi per la malattia in corso).

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