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Expo 2015: inaugurato il Villaggio di Save the Children

Inaugurato ad Expo 2015 il Villaggio Save the Children, alla presenza di Maurizio Martina Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Giuseppe Sala Commissario Expo, Giuliano Pisapia Sindaco di Milano, di rappresentanti delle  Nazioni Unite, dell’Unione Europea, del Parlamento Italiano, di  Save the Children e dei partner dell’Organizzazione che hanno deciso di affiancarla nello sfidante progetto per Expo.
Presente anche una delegazione della Fiorentina.

E il messaggio “Be the Change”, essere motori del cambiamento per 3 milioni di bambini che ogni anno muoiono per cause correlate alla malnutrizione e per i 200 milioni che ne soffrono, che è la “chiamata” che l’Organizzazione rivolge a tutti i visitatori dell’Esposizione Universale, è volato alto anche attraverso la toccante  performance artistica del Maestro Giovanni Allevi. Il compositore, pianista e direttore d’orchestra, Ambasciatore di Save the Children, ha eseguito proprie composizioni tratte dall'album Love, inno all'amore e alla vita, dedicate in particolare a tutti quei bambini che vivono in paesi in via di sviluppo o contesti d’emergenza, che quotidianamente vedono negato un loro diritto primario, il diritto al cibo. Emozionante il reading dell’attrice Anna Foglietta, testimonial dell’Organizzazione, che immedesimandosi in una mamma nepalese, ha voluto rendere omaggio alle madri e alla loro battaglia quotidiana per garantire la nutrizione e la crescita in salute dei loro bambini.

“Negli ultimi 25 anni si sono fatti dei progressi nella lotta alla mortalità e malnutrizione infantile. Però moltissimo resta da fare. Il 2015 è un anno chiave perché le Nazioni Unite stabiliranno i cosiddetti “nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile” che impegneranno gli Stati e tutti noi a costruire, entro il 2030, un mondo in cui povertà, disuguaglianze siano state annullate. Save the Children intende contribuire appieno e siamo certi che Expo sia un’occasione per coinvolgere ancora più persone, istituzioni, aziende in uno straordinario sforzo per far sì che nessun bambino debba più morire per cause prevenibili o perché consumato dalla malnutrizione”, dichiara  Claudio Tesauro Presidente Save the Children Italia.

In occasione dell’inaugurazione del Villaggio, Save the Children - l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini e difendere i loro diritti - ha diffuso 16° rapporto sullo Stato delle Madri del Mondo, la pubblicazione contenente l’Indice delle Madri, cioè una classifica del benessere materno-infantile relativa a 179 paesi[1], che quest’anno vede in testa alla classifica la Norvegia,  il paese più a misura di madri e bambini e che presenta i valori migliori in tutti gli indicatori utilizzati. Seguono: Finlandia, Islanda, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Spagna, Germania, Australia, Belgio. Al polo opposto la Somalia, il peggiore luogo al mondo per madri e bambini, preceduta da Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centroafricana, Mali, Niger, Gambia, Costa d’Avorio, Chad, Guinea Bissau, Haiti e Sierra Leone. L’Italia è al 12°, in flessione di una posizione rispetto allo scorso anno.

Il Rapporto, inoltre, quest’anno propone come focus “Lo svantaggio urbano”, cioè l’enorme divario fra i bambini più poveri delle città e i più ricchi, in termini di sopravvivenza e accesso alla salute,  insieme alle loro madri. Il rapporto fornisce un’analisi relativa a 47 città del nord e del sud del mondo che mette a confronto il quintile più povero della popolazione con quello più ricco ed è basata sulla comparazione dei dati relativi alla salute materno-infantile e alla malnutrizione, e un ulteriore approfondimento relativo anche ai tassi di mortalità infantile nei contesti urbani di 36 paesi in via di sviluppo[2].

“Nella lotta alla mortalità e malnutrizione infantile c’è un nuovo fronte aperto, che è quello delle aree urbane, dove si trasferiscono, dalle campagne, sempre più famiglie nella speranza di assicurare migliori condizioni di vita ai propri figli. Ben il 54% della popolazione mondiale vi vive attualmente e la percentuale è destinata a toccare il 66% entro il 2050.  E solo negli slum, vivono oggi ben 860 milioni di adulti e minori”, sottolinea Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Molte città non sono in grado di stare al passo con questa crescita tumultuosa, lasciando milioni di madri e bambini vulnerabili senza accesso a servizi sanitari di base, all’acqua potabile e al cibo di cui hanno bisogno per sopravvivere e rimanere in salute. Una condizione di ”svantaggio”  che reclama interventi e azioni mirate”, prosegue.

I bambini più poveri delle città di Africa, Asia e America infatti sono almeno 2 volte più a rischio di morire entro i 5 anni, per cause banali e prevenibili, rispetto ai bambini più benestanti che vivono nelle aree urbane. In particolare in 11 paesi - Bangladesh, Cambogia, Ghana, India, Kenya,  Madagascar, Nigeria, Perù, Ruanda,Vietnam e Zimbabwe -  il rischio è ancora superiore:  in Cambogia e Ruanda è quasi 5 volte maggiore, in Kenya 4 e nello slum della sua capitale Nairobi, la mortalità materna è 45 punti percentuali sopra quella media del paese e delle aree rurali. Uno “svantaggio” nella sopravvivenza infantile e materna che va di pari passo con un analogo gap nella salute e nutrizione di tanti bambini e delle loro madri: in alcune città quali Dacca (Bangladesh) Deli (India), Distrito Central (Honduras), Addis Abeba (Etiopia) e Kigali (Ruanda), il tasso di malnutrizione cronica nei bambini più poveri è maggiore dai 29 ai 39 punti percentuali rispetto a quelli più ricchi.

In Bangladesh dove il 62% della popolazione vive in squallide periferie, il rischio di non arrivare a 5 anni è 3 volte superiore per i bambini più poveri;  più del 50%  dei piccoli che abitano gli slum soffre di malnutrizione cronica, a fronte del 13% di coloro che non vi vivono; guardando alla condizione delle madri, nella capitale Dacca, appena l’11% di quelle incinta ha la possibilità di fare le visite pre-natali raccomandate a fronte del 77% delle donne più benestanti; e solo il 6% di  donne partorisce alla presenza di un operatore specializzato a fronte del 77% delle madri agiate. Anche a Deli, in India, sono malnutriti più della metà  (58%) di bambini del quintile più povero rispetto al 20% del quintile più ricco;  solo il 27 % di donne fa le necessarie visite pre-parto, a fronte del 93% delle mamme benestanti e il 56% dei bambini è vaccinato per il morbillo a fronte del 98% dei coetanei  benestanti.

Ma gap e disparità  riguardano anche  città e paesi “sviluppati”:  a Washington DC, ad esempio, un bambino che vive nelle zone più povere corre un rischio 10 volte maggiore di morire entro il primo anno, di un bambino benestante. E significativi “svantaggi nella sopravvivenza” si registrano anche in città  insospettabili  come Vienna e  Berna.

“Anche quest’anno i paesi nord europei guidano la classifica dell’indice delle Madri. 8 dei 10 paesi in fondo all’Indice sono quasi tutti minati da crisi umanitarie, instabilità, conflitti e debole capacità di governo e le condizioni di vita per madri e bambini sono difficilissime. Violenze e guerre portano purtroppo sempre con sé carenza di cibo e malnutrizione e possono causare il collasso anche di solidi sistemi sanitari, come drammaticamente stiamo vedendo in Siria. Oppure possono essere gravi emergenze sanitarie e catastrofi a compromettere le condizioni di bambini e madri, come nel caso del virus Ebola o del recente e devastante terremoto in Nepal”, spiega ancora Valerio Neri.

Guardando invece ai paesi nel loro insieme, in Somalia 1 bambino su 7 non arriva a compiere 5 anni e 1 donna su 18 muore per cause legate alla gravidanza o al parto, una ogni 20 in Niger. In Italia il rischio di mortalità materna è  di 1 donna ogni 17.100. In Angola e Sierra Leone 1 bambino su 6 muore prima dei 5 anni. In Islanda 1 bambino su 476.

In media un bambino in Niger riceve meno di 5 anni e mezzo di educazione formale, 4 anni in Eritrea. In Somalia solo 2,2 anni di scuola. In Australia e Nuova Zelanda, un bambino in media permane a scuola per più di 19 anni. In Italia 16. 

In Micronesia, Qatar, Tonga e Vanuatu non c’è neanche una parlamentare donna seduta in Parlamento. In Kuwait e Isole Solomon ce ne è solo una. Per contro in Bolivia e Ruanda oltre la metà dei seggi parlamentari sono occupati da donne.

Ma per fortuna non sono solo di segno negativo i contenuti del 16esimo Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo che segnala anche casi incoraggianti: Egitto e Filippine per esempio sono stati in grado di ridurre i tassi di mortalità infantile e anche il gap di sopravvivenza fra i bambini più poveri e ricchi delle città, grazie a un rafforzamento dei sistemi sanitari e alla gratuità di tali servizi per le famiglie più povere.

Per quanto riguarda il nostro paese,  l’Italia si posiziona al 12esimo posto dell’Indice delle Madri, scendendo di un posto rispetto all’anno scorso, per una lieve flessione nella partecipazione delle donne al governo nazionale (30,1% dei posti in parlamento nel 2015, contro il 30,6 del 2014) e degli anni dedicati allo studio e scolarizzazione (16 anni di formazione scolastica nel 2015 a fronte di 16,3 nel 2014). Stabili gli altri dati: il tasso di mortalità materna è di 1 donna ogni 17.100,  il tasso di mortalità infantile è 3,6 ogni 1000 nati vivi;  il reddito nazionale pro capite  35.860 Euro[3].

L’impegno di Save the Children ad Expo 2015

Il rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo viene diffuso oggi, in occasione dell’inaugurazione  del Villaggio Save the Children ad Expo, una struttura di legno e bamboo, in un lotto di 800 mq destinato gratuitamente all’Ong, che stamattina è stato visitato da scolaresche, famiglie e persone di ogni età. All’interno dei Villaggio, grazie a installazioni interattive ed  esperienze sensoriali è possibile comprendere il  devastante impatto della malnutrizione, ma anche le semplici  soluzioni per  contrastarla  e contribuire a cambiare la vita di tanti bambini, con le loro madri.

“Non è accettabile che la sopravvivenza e il benessere di un bambino dipenda da dove nasce e dall’appartenenza alle fasce più ricche o  povere della popolazione”, commenta Claudio Tesauro, Presidente Save the Children Italia.“Chiediamo ai leader del mondo un rinnovato impegno per fermare le morti prevenibili di madri e bambini nell’ambito dei “nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile” che saranno fissati dalle Nazioni Unite a settembre 2015, aumentando le  risorse e prestando particolare attenzione ai più poveri nelle aree più marginali, anche urbane”.

Secondo l’Organizzazione è necessario assicurare servizi sanitari gratuiti perché mamme e bambini vulnerabili, anche delle città, abbiano accesso a cure pre natali, assistenza alla nascita e a un’adeguata  nutrizione. Per quanto riguarda il contrasto alla malnutrizione, i governi debbono adoperarsi per raggiungere gli obiettivi sulla nutrizione fissati dall’OMS e mantenere gli impegni presi nell’ambito delle iniziative a sostegno della nutrizione.

Per far sentire più forte la nostra voce e il nostro appello, chiederemo a tutti i visitatori del Villaggio di firmare un braccialetto, che riproduce quello utilizzato per le nascite, per chiedere ai leader mondiali di porre fine a tutte le morti infantili prevenibili entro il 2030 e ci faremo portavoce di questo messaggio consegnando i braccialetti al segretario delle Nazioni Unite  Ban Ki-moon a settembre nel corso di un evento che Save the Children sta organizzando a livello internazionale”, conclude Claudio Tesauro

Tutti possono aderire all’iniziativa firmando virtualmente il proprio braccialetto attraverso il sito internet dell’Organizzazione www.savethechildren.it/expo

Save the Children ha lanciato nel 2009 la campagna globale Every One per fermare la mortalità e malnutrizione infantile e sta impegnandosi al massimo con programmi di salute e nutrizione in oltre 40 paesi del mondo, grazie ai quali solo nel 2014 sono stati 9 milioni i bambini sotto i 5 anni raggiunti con programmi di nutrizione e 15 milioni quelli che hanno beneficiato, con le loro mamme, di interventi nell’ambito della salute.

Il 16° rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo si può scaricare al link: www.savethechildrem.it/pubblicazioni

 

[1] 46 sviluppati e 133 in via di sviluppo. Tutti i paesi vengono analizzati sulla base di 5 indicatori: salute materna (rischio di mortalità materna), benessere dei bambini (mortalità infantile), scolarizzazione (anni di educazione formale),  posizione economica (reddito annuo medio pro-capite) e presenza nelle istituzioni politiche e di governo delle donne (seggi occupati da donne in parlamento e nei governi).

[2] Nell’Urban child survival  gap Scorecard  Save the Children ha attinto i dati dall’OMS-Centro per lo Sviluppo della Salute. E’ stato in particolare considerato il tasso di mortalità infantile nel quintile più povero delle città,  diviso per il tasso di mortalità infantile del  quintile più ricco ottenendo la differenza fra i 2 gruppi. Tale dato indica che i bambini più poveri delle città sono x volte a rischio di morire sotto i 5 anni rispetto ai più ricchi.  Save the Children ha quindi elaborato il City Health care Equity ranking, una classifica sul gap nell’accesso alle cure sanitarie per mamme e bambini più poveri rispetto ai più ricchi in 22 città di paesi in via di sviluppo, sulla base di 5 indicatori:  cure pre-natali, parto alla presenza di personale specializzato, vaccinazioni per il morbillo, malnutrizione cronica. Infine ha  preso in esame 25 città di paesi  “avanzati” in relazione ai tassi di mortalità infantile entro il primo anno, rilevando  anche qui l’esistenza di gap significativi fra i bambini.

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