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Evolocumab, ottime prospettive nella prevenzione secondaria degli eventi cardiovascolari

Intervista a Michele Massimo Gulizia Presidente ANMCO,  Direttore della struttura complessa di Cardiologia dell’Ospedale Garibaldi-Nesima di Catania

Gli studi OSLER 1 e OSLER 2 su evolocumab hanno mostrato importanti dati di efficacia su pazienti a rischio cardiovascolare moderato, con una riduzione del colesterolo LDL e del tasso di eventi cardiovascolari. Questi risultati potrebbero aprire la strada a un futuro utilizzo di evolocumab anche in prevenzione secondaria?

Sicuramente sì, la strada è segnata. Evolocumab, il primo anticorpo monoclonale interamente umano appartenente a una classe di inibitori del PCSK9 che ha un ruolo strategico nel metabolismo dell’LDL, ha la capacità di rimuovere in maniera 'potente' il colesterolo LDL, quello “cattivo”, in circolo, inibendo il recettore PCSK9 che a sua volta ha un’azione modulante sugli altri recettori presenti sulla superficie cellulare. I risultati degli studi OSLER 1 e OSLER 2, annunciati con l’uscita di un articolo pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine, condotti su quasi 5.000 pazienti randomizzati, a confronto con la terapia standard, hanno dimostrato un dimezzamento del rischio cardiovascolare nel gruppo trattato con evolocumab: la riduzione di LDL è stata molto significativa, del 61%, mentre la riduzione del rischio relativo di sviluppare eventi cardiovascolari è stata di oltre il 53%. Direi che evolocumab, considerata la mole di dati a favore della sua efficacia, ha senz’altro ottime prospettive di essere utilizzato in prevenzione secondaria per ridurre le recidive di infarto, ictus e claudicatio.    

 

Sappiamo che ridurre i valori di colesterolo LDL diminuisce il rischio cardiovascolare; questo è ancora più importante per i pazienti che hanno avuto un infarto. Ma per i pazienti intolleranti alle statine, che oggi non hanno alternative efficaci, pensa che evolocumab possa portare benefici?

Ovviamente sì, sebbene sui pazienti intolleranti alle statine i numeri siano più incerti. Sebbene le statine rappresentino il gold standard delle terapie ipolipemizzanti, esiste un numero di pazienti ad altissimo rischio cardiovascolare che non riesce a controllare adeguatamente i livelli di colesterolo-LDL. Questi pazienti, a causa di eventi avversi farmaco-correlati, sono costretti a discontinuare il trattamento. La prevalenza dei pazienti considerati ad alto rischio in Italia è di circa il 6%, si stima che gli statino-intolleranti siano tra il 10% e il 15% e, ancora, uno studio internazionale condotto in 9 Paesi, Italia esclusa, ha dimostrato come una buona parte dei pazienti ad alto rischio, tra il 20% e il 45%, non riesca a controllare adeguatamente i propri livelli di colesterolo-LDL. A tal proposito, uno studio recente, GAUSS-2, ha dimostrato in oltre 300 pazienti ipercolesterolemici e intolleranti verso le dosi efficaci di statine, trattati con 140 mg di evolocumab a settimane alterne oppure 420 mg di evolocumab in monosomministrazione mensile, una riduzione significativa dei valori medi di LDL del 37%-39% rispetto al basale e ai pazienti che non facevano evolocumab. I dati sono sorprendenti. Questo anticorpo monoclonale rappresenta un grande vantaggio per i pazienti intolleranti alle statine che non potrebbero fare nessun altro trattamento ipolipidemizzante.

 

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