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ESODO INFERMIERI DA LOMBARDIA AL TICINO. STIPENDI SUPERIORI ANCHE IL TRIPLO

E' un vero e proprio esodo quello degli infermieri che, dalla Regione Lombardia, scelgono di andare a lavorare nel cantone svizzero del Ticino. Negli ultimi due anni, infatti, nelle sole province di Como e Lecco sono oltre 150 i dipendenti della sanità pubblica che si sono licenziati per andare a lavorare in Svizzera. Un dato che aggrava la carenza di infermieri nella Regione Lombardia, che oggi sfiora le 10.000 unità. 

Lo denuncia in un comunicato il sindacato degli infermieri Nursing Up. Nel settore sociosanitario del Ticino, che occupa in totale quasi 16.000 dipendenti, 4.300 sono i frontalieri. Di questi il 70% si compone di italiani, per la maggior parte lombardi. "Ma se da un lato- dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up- non ci sorprende quanto accade in un territorio come la Lombardia, che ha pagato più di tutti lo scotto dell'emergenza sanitaria, viene naturale chiedersi quali siano, ancora oggi, le differenze così abissali che spingono tanti operatori sanitari a lasciare volontariamente le nostre strutture pubbliche e private, per decidere di mettersi in viaggio ogni giorno verso la vicina Svizzera".

Secondo De Palma, infatti, "lo stipendio di un infermiere professionista con pochi anni di esperienza alle spalle, in un ospedale del Ticino, si aggira intorno a poco meno di 5200 franchi svizzeri lordi, ossia poco più di 5060 euro lordi. Se un infermiere italiano oggi si trasferisse in pianta stabile in Svizzera, gli rimarrebbero ogni mese per vivere circa 3500 euro puliti, dovendo pagare anche un alloggio, il che tutto sommato, rispetto ai 1400/1500 euro netti italiani di stipendio medio (ma con un affitto ancora da pagare ogni mese), giustificherebbe già ampiamente le ragioni di un cambiamento di vita". La situazione, secondo De Palma, diventa ancora più vantaggiosa per i frontalieri perché, "nonostante lo stress del viaggio quotidiano" è possibile "evitare di subire il pesante costo della vita quotidiana in Svizzera". 

Per De Palma, quindi "solo stipendi davvero dignitosi, che oggi sono ancora una triste chimera, in un sistema con una carenza di 80-85 mila operatori sanitari" a livello nazionale "consentirebbero di arginare la fuga, più che giustificata, in atto da anni verso paesi come Germania, Inghilterra, Lussemburgo, la stessa Svizzera". 

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