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EMICRANIA. IL NEUROLOGO, A VOLTE I FARMACI NON BASTANO

Molto più di un semplice mal di testa: l'emicrania, e in particolare la forma cronica che colpisce circa il 2% della popolazione generale, è diventata la principale causa di disabilità e di accesso ai servizi legati alla salute. 

Spesso i pazienti emicranici non soffrono solo quando hanno mal di testa: tendenzialmente, le persone con emicrania hanno più difficoltà sul lavoro, divorziano più facilmente, hanno più spesso partner o figli scontenti. Nonostante la grande diffusione e l'impatto invalidante sulla vita di chi ne soffre, però, ad oggi "non esiste un unico approccio terapeutico soddisfacente per il trattamento". 

Sono le parole dell'introduzione di "Cefalea: dal dolore alla sofferenza dell'anima", un volumetto di 116 pagine curato dal neurologo Vittorio Di Piero e dallo psicanalista Edmond Robert Gilliéron, in cui gli autori hanno provato a "dare risposte a chi soffre di una cefalea primaria, non secondaria ad una patologia organica", ha detto Di Piero alla Dire. L'approccio del libro, edito da Sapienza Università editrice e scaricabile gratuitamente (https://books.google.it/books/about?id=53tZEAAAQBAJ& redir_esc=y), è "multifattoriale", proprio come la cefalea, che "non ha una sola causa e pertanto va aggredita da più punti di vista", ha proseguito Di Piero. Da un punto di vista neurologico, infatti, la cefalea ha una forte componente genetica, ha spiegato il neurologo, "con persone che hanno una diversa sensibilità agli stimoli" ed è "associata a una riduzione delle riserve energetiche cerebrali". Per questo, oltre che con gli analgesici o altri farmaci d'attacco, l'emicrania si può curare con farmaci di prevenzione che "modificano l'eccitabilità neuronale". Ora, ha aggiunto il neurologo, "per la prima volta sono stati messi in commercio dei farmaci di prevenzione specifici per l'emicrania, gli anticorpi monoclonali, a cui molti pazienti, ma non tutti, rispondono".

In linea di massima, ha sottolineato Di Piero, "dall'emicrania non si guarisce, ma si può riuscire a controllarla". Non tutti i pazienti, però, rispondono solo al trattamento con farmaci e in un buon numero di casi il paziente si può avvalere di approcci non farmacologici, ha continuato a spiegare Di Piero, come il biofeedback, le terapie comportamentali e cognitivo-comportamentali e la psicoterapia. "Affrontare la cefalea significa spesso fronteggiare una sorta di 'dolore dell'anima'- lo ha definito il neurologo- qualcosa di più complesso di un semplice sintomo somatico, che riflette uno stile di vita, un modo di trattare sé stesso e gli altri, qualcosa che deriva non solo dalla predisposizione genetica ma anche dall'esperienza vissuta dal paziente, sia dal punto di vista fisico che psicologico". 

A questo proposito Gilliéron nel volume spiega il suo approccio "psicodinamico/psicosomatico" alla malattia: mediante un approccio integrato alle usuali terapie, la psicoterapia in formato "breve", della durata di circa tre mesi, ha portato a risultati molto promettenti, pubblicati su riviste qualificate, come una riduzione dei sintomi e dell'uso di farmaci. Insomma, ha concluso Di Piero, "in questo libro cerchiamo davvero di trattare l'emicrania a tutto tondo, nei suoi aspetti neurologici e psicodinamici". 

 

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