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Donazioni organi, il parere della Commissione nazionale d'etica per la medicina (CNE)

In tutto il mondo si cercano soluzioni per aumentare il numero di organi disponibili e in quest’ottica si riflette sulle diverse possibilità di disciplinare il consenso. Nel suo ultimo parere, la Commissione nazionale d'etica per la medicina (CNE) in Svizzera esamina i diversi modelli di consenso e raccomanda in particolare quello della dichiarazione.

In Svizzera come nella maggior parte dei Paesi, il prelievo post mortem di organi, tessuti e cellule è ammesso solo previo consenso. Esistono due modelli di consenso: uno prevede che gli organi possano essere prelevati solo se la persona deceduta vi abbia acconsentito esplicitamente (modello del consenso), mentre l’altro presuppone il consenso alla donazione qualora la persona deceduta non vi sia opposta quando era in vita (modello del consenso presunto). Questi modelli sono spesso disciplinati in senso lato, ossia si interpellano i familiari più stretti se la persona deceduta non ha dichiarato esplicitamente la propria volontà.

La donazione di organi tange direttamente gli interessi di ogni singolo individuo: ai malati gravi offre la possibilità di accrescere significativamente la propria aspettativa e qualità di vita; per i potenziali donatori è fondamentale poter decidere liberamente e autonomamente cosa accadrà del proprio corpo dopo la morte. La questione su quale modello di consenso meglio rappresenti gli interessi in gioco è controversa e imperniata su diversi valori quali, in particolare, la protezione della vita e della salute, l’attenzione per la persona deceduta e i suoi familiari, l’autonomia, l’altruismo e la solidarietà. Una particolare sfida consiste nel coniugare questi valori ponderando bene gli interessi in gioco.

Nel suo nuovo parere, la CNE si è concentrata essenzialmente sulla discussione di questi modelli di consenso allo scopo di favorire il dibattito pubblico. Ritiene che l’attuale situazione sia insoddisfacente: nonostante la popolazione sia manifestatamente favorevole alla donazione di organi, sono in pochi coloro che esprimono esplicitamente la propria volontà e, pertanto, i familiari della persona deceduta sono gravati dall’onere di decidere. Una situazione che è all’origine dell’insufficienza di organi a disposizione. Per la CNE il modello del consenso presunto non promette alcuna soluzione a questo problema, anzi, rispetto al modello del consenso, riduce la protezione dei diritti della personalità delle persone decedute.

La CNE è invece favorevole al modello della dichiarazione. Si tratta di invitare regolarmente le persone a confrontarsi con il tema della donazione di organi e a esprimersi in merito (obbligo di dichiarazione). L’impostazione concreta di questo modello è ancora da discutere. Esso tiene pieno conto del diritto di autodeterminazione, perché permette da un lato di evitare i casi poco chiari e dall’altro di sgravare i familiari. Si presume che incentivando la dichiarazione, la posizione della popolazione fondamentalmente favorevole alla donazione di organi possa trovare conferma anche con un aumento delle iscrizioni nel registro dei donatori. Al contempo, questo modello promuove al meglio la fiducia della popolazione nella donazione di organi.

Il parere è consultabile all’indirizzo www.nek-cne.ch 

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