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Dimezzata in 5 anni la sperimentazione clinica sui farmaci promossa da Istituzioni no-profit

Dal 2009 al 2013 la ricerca no-profit ha visto ridursi di oltre il 50% il numero delle sperimentazioni cliniche sui farmaci. Numeri che inducono a riflettere e a trovare soluzioni nel più breve tempo possibile.

Con questo intento FADOI, Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, promuove la IV edizione del Convegno Nazionale sulla Ricerca da Promotori no-profit, in programma a Roma l’8 e il 9 marzo all’Auditorium del Ministero della Salute, in via Ribotta 5.

“Dalle parole all’impegno a fare, subito: si può?”: FADOI invita al pragmatismo, una vera e propria “call to action”, visto lo stato di difficoltà che sta attraversando la ricerca clinica nel suo complesso, quella da Promotori no-profit in particolare. Parola chiave del Convegno sulla Ricerca Indipendente è interazione: nelle tavole rotonde organizzate nella due giorni di lavori, il pubblico - Istituzioni, Ricercatori, Direzioni Generali e Sanitarie degli Ospedali, Comitati Etici, Associazioni di Pazienti, Industria, Organizzazioni di Ricerca a Contratto - sarà coinvolto con domande a cui rispondere in tempo reale, stile televoto in diretta, per poter dare un apporto concreto e sviluppare iniziative a partire da quanto emerso durante i lavori congressuali.

Lo stato della ricerca clinica riflette quello della ricerca nel suo complesso. Secondo l’Ocse l’Italia nel 2012, tra pubblico e privato, ha investito in ricerca l’1,26% del suo Pil, contro una media Ue dell’1,98% e Ocse del 2,4%. Anche il sostegno dei privati, pari al 52% della spesa nazionale, è uno dei più bassi in Europa. Dal 2006 a oggi il taglio dei fondi agli Atenei ha portato a quasi 20mila assunzioni in meno di giovani ricercatori. L’età media di chi fa ricerca è 52 anni. Inoltre, dal 2010 al 2014 sono stati persi 1700 posti di specializzazione per laureati in Medicina. Un indicatore delle difficoltà del sistema può essere rappresentato dai risultati del VII Programma Quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico 2007-2013 dell’Ue. L’Italia ha contribuito a questo programma con un finanziamento di quasi 6 miliardi, e ne sono rientrati meno di 4 a Ricercatori che operano nel nostro Paese. Le previsioni non lasciano intravedere miglioramenti: l’Italia contribuirà al programma Horizon 2020 con 10 miliardi di euro, e di questo passo ne perderà almeno 3-4.

“Uno dei problemi principali è il sistema italiano - spiega Mauro Campanini, Presidente Nazionale FADOI -, che ha difficoltà organizzative e tempi burocratici più lunghi rispetto a quelli dei diretti competitor stranieri. Soprattutto, l’Italia non ha un’organizzazione sanitaria che garantisca agli operatori il tempo necessario per fare ricerca, e questo nonostante le tante eccellenze scientifiche che dovrebbero essere valorizzate. Il personale ospedaliero si occupa quasi esclusivamente di assistenza, e la ricerca non è considerata un parametro per misurare la performance degli operatori sanitari e delle Direzioni degli Ospedali. Serve cambiare mentalità, pensare alla ricerca come valore, anche per il Ssn, e non come un capitolo di spesa o una perdita di tempo. Servono strutture e infrastrutture, come unità di ricerca clinica all’interno degli ospedali, con personale dedicato.

E’ chiaro che non si può continuare con la logica dei costi invariati o peggio ancora dei tagli, sono necessari investimenti iniziali, che però se il sistema funziona possono essere ampiamenti ripagati”. Al centro del Convegno anche: l’implementazione del nuovo Regolamento Europeo per la sperimentazione clinica; le nuove tecnologie per la gestione dei dati in grado di contenere i costi e migliorare la qualità; la possibilità di collaborazioni strutturate e trasparenti fra ricerca accademica e industriale per portare benefici al Sistema Sanitario, attrazione di investimenti e opportunità occupazionali a elevato livello di professionalità.

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