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Cure, visite, esami: reddito troppo basso per 5 milioni di Italiani

Non accenna a diminuire il divario tra chi può esercitare appieno il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, e chi no, in Italia. Il fenomeno della povertà farmaceutica in Italia è stato tracciato dal professor Silvano Cella dell’Università di Milano e membro della Società Italiana di Farmacologia, durante il Congresso nazionale di Firenze.

L’identikit di chi è costretto a rinunciare alle cure è ormai ben caratterizzato: sono soprattutto gli stranieri, chi ha un basso titolo di studio, chi ha più figli, chi vive al Sud, e ancora le casalinghe, i pensionati e i lavoratori atipici. 

La mancanza di cura di sé e della prevenzione, naturalmente, porta gli individui a peggiorare la propria condizione, cosa che va ad aggravare ulteriormente le spese a carico del Sistema Sanitario Nazionale. «Sono 5 milioni gli italiani che vivono in condizione di povertà assoluta - spiega il professor Cella - e sappiamo che la spesa media pro-capite per le cure per questa fascia di popolazione è di appena 128€ all’anno, contro i 769€ di chi non ha problemi economici».
 

Ma il dato più inquietante è che non stiamo migliorando, anzi la situazione peggiora: i numeri della povertà assoluta - nei dati del professore che riprende quelli ISTAT - sono raddoppiati dal 2007 ad oggi. «Negli ultimi 4 anni ogni italiano, in buone condizioni economiche, è stato costretto ad aumentare di 87€ il budget destinato alle spese sanitarie, mentre i cittadini in difficoltà si sono potuti permettere un aumento di soli 8€, quasi tutti spesi in farmaci a scapito di esami e prestazioni diagnostiche, quindi prevenzione».
 

Esiste un gradiente regionale, per quanto riguarda la povertà farmaceutica: da nord a sud aumenta il numero delle famiglie in difficoltà economiche e, di conseguenza, scende la spesa sanitaria, vale a dire la capacità di curarsi e fare visite ed esami diagnostici. La situazione è drammatica per i migranti, specialmente senza permesso di soggiorno e quindi senza il diritto di accedere alle tutele del Servizio Sanitario Nazionale, se non in casi di emergenza.

Il caso dei migranti, inoltre, è ulteriormente aggravato: il mutamento delle abitudini alimentari, l’esposizione a sostanze inquinanti e l’adesione a stili di vita impropri, che assumono solo una volta arrivati nei nostri territori, determinano un aumento delle malattie croniche non trasmissibili (Non Communicable Diseases, NCD) vale a dire malattie cardiovascolari, diabete mellito e neoplasie. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le NCD rappresentano attualmente la principale causa di morte, di disabilità e di spesa sanitaria a livello planetario.

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