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Cuore: proposte e criticita' nella cardiologia preventiva e riabilitativa. Congresso GICR-IACPR

Il basso tasso di invio ai programmi di cardiologia riabilitativa (in Italia il 30 %) che priva larghe fasce di popolazione di un intervento molto efficace nel contenere la disabilità e ridurre la morbilità e mortalità a distanza.

E' uno dei temi affrontati al Congresso GICR-IACPR di Genova. Si tratta tra l’altro di interventi inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e in quanto tali rimborsati. È necessaria dunque un’opportuna sensibilizzazione dei medici (ma anche dei pazienti), anche richiamando i medici potenzialmente referenti ad un obbligo di cura, considerando la rinuncia alla CPR allo stesso modo della rinuncia ad un antipertensivo nell’iperteso, ad una statina nell’ipercolesterolemico, ad uno stent nell’infartuato. Anche le associazioni dei pazienti potrebbero contribuire ad incrementare un atteggiamento attivo di richiesta di prestazioni CPR da parte dei pazienti stessi, anche elaborando delle ‘raccomandazioni civiche’

L’eterogeneità dei percorsi riabilitativi sul territorio nazionale, quando invece il ‘brand’ CPR dovrebbe essere difeso come un prodotto DOC per garantire che il percorso riabilitativo erogato comprenda tutti i core component e le prestazioni ‘irrinunciabili’, come sancito dal documento Minimal Care di GICR-IACPR. Una soluzione potrebbe venire dall’accreditamento delle strutture, non solo sul piano istituzionale, ma anche culturale e scientifico di cui si farebbe garante la GICR-IACPR

Le parole hanno un peso: cardiologia riabilitativa e non riabilitazione cardiologica. Si parla spesso di ‘riabilitazione cardiologica’, e non come correttamente dovrebbe essere, di ‘cardiologia riabilitativa’, e questo fa sì che questi interventi vengano considerati dal sistema sanitario e dall’interlocutore istituzionale parte della riabilitazione genericamente intesa e non della cardiologia. Questo porta ad una perdita di specificità e di caratterizzazione, non utile per la CPR e soprattutto dannosa per i pazienti.

La sfida della multidisciplinarietà. Il team riabilitativo, già multidisciplinare (comprende cardiologo, infermiere, fisioterapista, dietista, psicologo) dovrà diventarlo sempre più in futuro per gestire al meglio pazienti di età avanzata e con diverse comorbilità associate. In quest’ottica dovranno essere coinvolti nella gestione di questi pazienti l’assistente sociale, il farmacista e tutta una serie di specialisti (internista,  diabetologo, pneumologo, nefrologo, cardiochirurgo, fisiatra, infettivologo)

Il ruolo delle associazioni di pazienti. Si propongono di operare sempre in sintonia e piena collaborazione con le strutture di Cardiologia afferenti al loro territorio svolgendo un ruolo di complementarietà e non di sussidiarietà. Sarebbe opportuno che contribuissero a far conoscere i benefici della cardiologia riabilitativa tra i pazienti e che se ne facessero portavoce nei confronti delle Istituzioni, visto che l’accesso alla CPR non è ancora garantito a molti pazienti cardiopatici, con ricadute sempre più evidenti sulla salute della collettività

A scuola di cardiologia riabilitativa. Più forte è la clinical competence del team di cardiologia riabilitativa, migliore saranno i risultati dell’intervento. In questo settore della cardiologia manca ancora un ‘subspecialty curriculum’ condiviso a livello internazionale, anche se GICR-IACPR ha fornito una possibile base di partenza definendo i cosiddetti Minimal Care cioè le singole competenze, il ‘chi fa che cosa’ all’interno del team di CPR. Tra le proposte operative per il futuro: scrivere un ‘syllabus’ unico per la formazione del team multidisciplinare della CPR; monitorare periodicamente la rete delle CPR italiane e valutarne il grado di clinical competence degli operatori del team interdisciplinare, avviando nel tempo un accreditamento presso la European Association of Preventive Cardiology; promuovere nelle università del master in Cardiologia Preventiva e Riabilitativa

Un PDTA condiviso per la cardiologia riabilitativa. In una sanità declinata e frammentata nelle diverse regioni, anche le attività di cardiologia riabilitativa sono molto eterogenee. Per questo gli esperti della GICR-IACPR auspicano un’armonizzazione dei Percorsi diagnostico-terapeutico assistenziale  (PDTA) di cardiologia preventiva e riabilitativa con le differenti normative regionali che definiscano tra l’altro i criteri clinici e di priorità di accesso agli interventi di CPR, i setting di erogazione dell’intervento riabilitativo (degenza, ambulatorio), i requisiti strutturali-tecnologici-organizzativi necessari per fornire un intervento di qualità come già avviato in alcune regione, e tra queste Lombardia,  Sicilia e Veneto.

Cos’e la cardiologica riabilitativa. La cardiologia riabilitativa è la branca della cardiologia dedicata alla cura del paziente cardiopatico dopo un evento acuto o cronico. La sua mission è quella di migliorare la qualità di vita di questi pazienti e la loro prognosi. tutto ciò viene ottenuto stratificando la prognosi, ottimizzando la terapia farmacologica e non, gestendo le comorbidità (numerose nel paziente anziano), attraverso il trattamento della disabilità, facendo prevenzione secondaria e assicurando il mantenimento dell’aderenza alla terapia

Per chi è la cardiologia riabilitativa. Gli interventi di cardiologia riabilitativa sono indicati dopo una sindrome coronarica acuta (infarto) e dopo interventi di cardiochirurgia coronarica (by-pass) e valvolare e nello scompenso cardiaco post-acuto e cronico. A queste raccomandazioni, considerate ‘obbligatorie’ dagli esperti, se ne possono aggiungere altre quali la cardiopatia ischemica cronica e l’arteriopatia obliterante cronica degli arti inferiori, i pazienti avviati ad un trapianto cardiaco, portatori di cuore artificiale o di dispositivi elettrici cardiaci quali i defibrillatori e la terapia di resincronizzazione

Quali sono gli obiettivi della cardiologia riabilitativa. Ottenere la stabilizzazione clinica del paziente, ottimizzare la terapia, prescrivere e implementare l’attività fisica, fornire un supporto educazione sui fattori di rischio legati ad uno stile di vita sbagliato, gestire il disagio socio-emotivo, fornire un counseling specifico, valutare periodicamente il raggiungimento degli obiettivi, assicurare l’aderenza del paziente alle terapie (doppia anti-aggregazione piastrinica, nuovi anticoagulanti, statine/ezetimibe o inibitori di PCSK9, sacubitril-valsartan).

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