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CRO AVIANO: CONSEGNATO AL MINISTRO LORENZIN UN PACCHETTO DI RICHIESTE PER MIGLIORARE LA RICERCA

Un pacchetto di richieste utili a migliorare le attività di ricerca, diagnosi e cura al CRO di Aviano e, più in generale, in tutti gli IRCCS italiani, è stato consegnato questo pomeriggio ad Aviano al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per la prima volta in visita all’Istituto Nazionale Tumori. Ad accoglierla il direttore del CIV, Michelangelo Agrusti e i direttori generale e scientifico del CRO, Piero Cappelletti e Paolo De Paoli.

Assieme a loro la responsabile del dicastero, che ha poi lungamente visitato la struttura, ha potuto confrontarsi a fondo facendo riferimento specifico a strumenti normativi in fase avanzata di studio e redazione.

«Ciò di cui si sente precipua esigenza – ha detto Cappelletti – è l’emanazione di una normativa che consenta agli IRCCS di stipulare accordi con soggetti privati per le proprie finalità istituzionali che potrebbero essere finalizzati alla creazione di spin-off (analogamente a quanto stabilito per le sole Università) o alla creazione di società di servizi o di nuove modalità di collaborazione per fini di ricerca o formazione. Il Decreto Legge 288/2003 stabilisce all’articolo 8 che gli IRCCS possono stipulare accordi e convenzioni, costituire e/o partecipare a consorzi, società di persone o di capitali, con soggetti pubblici e privati, ma non definisce le modalità con cui questo può avvenire ed è quindi difficilmente traducibile in operatività concrete. Tale lacuna normativa pone di fatto gli IRCCS in una posizione di oggettivo svantaggio rispetto alle Università, che infatti sono spesso fonte di nuove spin-off, contribuendo non solo a portare sul mercato p rodotti utili a migliorare la salute dei pazienti, ma anche contribuendo alla creazione di nuovi posti di lavoro».

Secondo Paolo De Paoli urge l’assegnazione agli IRCCS «di una quota sufficiente di Ricerca Corrente che nel corso degli anni – ha spiegato – è stata drasticamente ridotta. In una riunione per le Direzioni Scientifiche svolta proprio al ministero della Salute il 20 febbraio scorso è stata presentata da parte della Direzione Ministeriale competente una analisi dell’andamento della Ricerca Corrente che in 10 anni è passata da oltre 5 milioni a circa 2,2 milioni pro capite. Un fatto che non consente di programmare in modo certo le attività di ricerca rendendole sempre meno rilevanti rispetto all’attività clinico-assistenziale che beneficia invece di un mantenimento o di un adeguamento dei finanziamenti certi su base annuale. Pur comprendendo la necessità di sostenere adeguatamente i progetti di ricerca finalizzata – ha detto ancora De Paoli – rileviamo come l’assegnazione di quote a questo tipo di ricerca è soggetta a variabilità e incertezza, impedendo d i fatto la programmazione di attività basilari e trasversali di ricerca in modo sufficientemente costante e ripetitivo».

Il ministro, preso atto e condiviso nella sintesi il senso delle istanze rivoltegli dai vertici del CRO di Aviano, ha parlato della norma in fase di preparazione che avrà quale tema centrale la capacità di attrazione degli investimenti nella ricerca biomedica applicata europea, macro insieme dentro il quale saranno esaminate anche le problematiche relative al miglioramento del trasferimento tecnologico dal settore pubblico al mercato. «Ho registrato il problema – ha detto Lorenzin – vorrei provare a trovare un modo concreto per risolverlo e la normativa richiamata, che presenteremo il 9 aprile agli stati generali della Salute a Roma, può essere lo strumento più idoneo. Credo sia necessario far capire a tutti gli attori, anche economici, che la ricerca per l’Italia non è un costo, semmai un valore perché produce risultati, industria, lavoro e know – how. Quindi arricchisce il Paese in cui si realizza. Abbiamo il dovere di attivarci – ha detto il ministro della Salute – per levare lacci e lacciuoli che rallentano la ricerca applicata».

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