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Contaminanti, la nostra catena alimentare è sicura?

L’impatto ambientale della filiera industriale è il problema del millennio: lo stiamo vedendo nella discussione sul riscaldamento climatico. “Inquinamento” significa anche contaminanti, presenti nell’arianel terreno e nelle acque, da dove gli animali li assorbono veicolandoli nella catena alimentare e quindi nel nostro piatto.

Se ne parlerà domani, venerdì 22 marzo, durante il convegno “Contaminazione da inquinanti organici persistenti nella catena alimentare: monitoraggio, ricerca e caratterizzazione del rischio”, a cura della Società Italiana di Tossicologia (SITOX), che si terrà nell’Aula Magna del Campus Mattei dell’Università di Urbino, a partire dalle 9,30.

Tra le sostanze particolarmente monitorate dagli esperti i ritardanti di fiamma, composti di sintesi che vengono aggiunti a un’ampia varietà di prodotti (tappeti di gomma piuma di divani e sedie, dispositivi elettronici, cavi elettrici e materiali da costruzione) con lo scopo di renderli meno infiammabili, oltre a alle sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS), anche queste presenti in numerosi prodotti di consumo (tessuti, tappeti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti, imballaggi) per renderli resistenti ai grassi e all’acqua.

E ancora, le diossine, sintetizzate non intenzionalmente ma derivate dalla combustione, per esempio, di rifiuti, dal traffico veicolare, da reazioni chimiche nei siti di acciaierie, fonderie e cartiere. Ma anche i policlorobifenili (PCB), anche essi utilizzati come ritardanti di fiamma e come additivi in vernici, pesticidi, carte copiative, adesivi e sigillanti.

Tutte queste specie chimiche hanno un comune denominatore, oltre a essere inquinanti e pericolose per la salute dell’uomo e degli animali: persistono nell’ambiente per decenni, essendo difficilmente degradabili, e tendono ad accumularsi negli organismi viventi, essendo “liposolubili”, avendo cioè affinità con i grassi.

Ecco perché molte di queste sostanze, pur essendo bandite da tempo, si rinvengono ancora, non solo in terra, acqua e aria, ma anche nella catena alimentare: in latte, uova, carni, ma in alcuni casi anche in elementi vegetali come la lattuga e altri con grande superficie areale, capace di raccogliere le deposizioni atmosferiche.

Un capitolo a parte è costituito dai farmaci, assunti come tali dalla popolazione e residui nell’ambiente dal metabolismo di uomini e animali.

La guardia delle Istituzioni, Europee e nazionali, è alta, ma la cronaca è memore di celebri disastri ecologici, a partire da Seveso (1976) fino al recentissimo caso veneto, dove, tra leprovince di Vicenza, Verona e Padova, la seconda falda acquifera più grande d’Europa porta i segni degli scarti delle industrie che, per trent’anni, hanno sversato gli scarti delle produzioni contenenti PFAS, contaminando nel tempo 180mila chilometri quadrati fra le tre province venete coinvolgendo 50 comuni e 350 mila persone.

A che punto è la capacità di rimozione dei contaminanti ambientali da parte delle attuali tecnologie, e soprattutto di quali misure per la prevenzione disponiamo, e con quale efficacia?Inoltre, il consumatore, il genitore e la famiglia, possono essere tranquilli? Gli esperti della SITOX accompagneranno i convegnisti lungo la filiera delle trasformazioni delle sostanze, dall’origine all’ambiente e all’uomo, per rispondere a questa domanda.

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