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Co-infezione HCV-HIV: il profilo di efficacia e sicurezza di Grazoprevir/ Elbasvir #AASLD2015

Intervista a Gloria Taliani, Professore Ordinario di Malattie Infettive, Sapienza Università di Roma

 

La co-infezione HCV-HIV rappresenta da sempre un aspetto problematico nella terapia dell’HCV: quali sono i dati di maggiore interesse che emergono dalla sperimentazione delle nuove terapie, in particolare dell'associazione grazoprevir/elbasvir, sulla popolazione di pazienti co-infetti?

L’infezione da HCV è una causa dominante di morbidità e mortalità nei pazienti con infezione da HIV. Pertanto il trattamento della patologia epatica HCV correlata rappresenta un bisogno, talvolta non procrastinabile, che va coniugato con la necessità di mantenere il controllo stabile dell’infezione da HIV mediante terapia anti-retrovirale. Recentemente, la combinazione di grazoprevir, inibitore di proteasi, ed elbasvir, inibitore di NS5A, coformulati in un’unica compressa, ha mostrato un eccellente profilo di efficacia e di sicurezza in 218 coinfetti HIV-HCV con genotipo 1, 4 e 6, garantendo una quota di successo terapeutico superiore al 95%, indipendente dalle caratteristiche demografiche, virologiche (genotipo e carica virale di HCV), dal trattamento anti-HIV (con abacavir, dolutegravir, raltegravir o rilpivirina) o dalla presenza di cirrosi. Inoltre, la valutazione multifattoriale del benessere e della qualità di vita dei pazienti ha permesso di rilevare che i punteggi riportati in molte dimensioni della salute e del benessere percepito, sono migliorati durante la somministrazione di questa combinazione terapeutica. Ciò a sottolineare che non soltanto per effetto della clearance virale, ma anche in virtù dell’eccellente tollerabilità dei farmaci, si può migliorare significativamente lo standard esistenziale e di produttività lavorativa dei pazienti con coinfezione già nel corso della terapia.

 

Un'altra popolazione di pazienti con epatite C particolarmente "fragili" è rappresentata dai pazienti con insufficienza renale cronica: quali sono i dati di maggiore interesse presentati al "The Liver Meeting" di San Francisco sulla sperimentazione di grazoprevir/elbasvir nei pazienti con co-morbidità renale?

Il paziente con infezione cronica da HCV ha un rischio incrementale di malattia renale e, d’altra parte, nel paziente con malattia renale cronica, la presenza di infezione da HCV non solo è più frequente, ma condiziona in maniera significativa la storia clinica della patologia sottostante ed espone il paziente ad un significativo rischio di scompenso epatico, carcinoma del fegato (HCC) e mortalità cardiovascolare. Dunque, in questa popolazione fragile il trattamento anti-HCV è di grande importanza strategica. Uno studio di modeling matematico, basato su dati di storia naturale senza trattamento e su dati di efficacia della combinazione grazoprevir/elbasvir in pazienti con malattia renale cronica e infezione da HCV genotipo 1, ha evidenziato una riduzione del rischio di incidenza di scompenso epatico nel corso della vita dal 22% al 3.8%, una riduzione del rischio di carcinoma del fegato nel corso della vita dal 26% all’1%, un incremento dell’attesa di vita da 18 a 26 anni ed una riduzione della mortalità attesa per malattie di fegato dal 35.7% allo 0.3%. Naturalmente si tratta di dati di proiezione basati sulle caratteristiche del modello dal quale sono stati derivati, ma che consentono di misurare il grande impatto che la guarigione dalla malattia HCV correlata potrebbe avere sul decorso clinico dei pazienti con malattia renale cronica.

 

Perché la farmacocinetica di grazoprevir/elbasvir rende questa associazione sicura e ben tollerata dai pazienti con insufficienza renale cronica?

Studi preclinici e di fase 1 hanno dimostrato che meno dell’1% di grazoprevir ed elbasvir è escreto attraverso il rene. Inoltre, sebbene nel paziente con grave compromissione renale possano esistere alcuni riflessi di tipo funzionale anche per i farmaci escreti per via epatica, ulteriori studi di farmacocinetica hanno confermato il buon profilo di sicurezza della somministrazione di grazoprevir/elbasvir al dosaggio terapeutico in pazienti con grave insufficienza renale, in presenza o meno di terapia dialitica. In sostanza, tutti i parametri farmacocinetici sono risultati pressoché invariati rispetto a quanto osservato nei soggetti di controllo con normale funzione renale, e la rimozione attraverso la dialisi è risultata non significativa. Questo profilo permette di impiegare il farmaco in una popolazione per la quale, al momento, non esiste una terapia anti-HCV e pertanto colma un vuoto molto rilevante in termini di bisogni terapeutici.

 

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