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CIPOMO: UN DOCUMENTO PER LA COSTITUZIONE DI RETI ONCOLOGICHE GENERALI

In occasione della Conferenza Nazionale del CIPOMO (Collegio Italiano Primari oncologi medici ospedalieri) tenutasi a Firenze – il Dottor Antonio Federici – membro della Direzione Generale del Dipartimento Prevenzione Ministero della Salute – ha presentato per la prima volta ai primari oncologi italiani  il documento Guida per la costituzione di reti oncologiche generali.

 
Assieme alla maggior parte dei Paesi della Comunità Europea - che hanno già predisposto nuove articolazioni per un servizio sanitario capace di rispondere nel modo più completo ed efficiente ai bisogni dei pazienti oncologici e delle loro famiglie – anche l’Italia – già dal 2011 - con l’approvazione del “Piano oncologico nazionale”- ha dato vita a un’intesa Stato-Regioni con lo scopo di costituire un gruppo di lavoro atto a sviluppare reti oncologiche che possano ridurre il carico di malattia del cancro, avvalendosi di personale altamente competente e metodologie diagnostiche e terapeutiche ad alto contenuto tecnologico al fine di garantire al paziente una maggiore continuità delle cure e tutti i vantaggi che essa comporta.
 
 Il documento presentato oggi dal Dottor Federici risponde alla necessità di focalizzare i principali obiettivi delle reti oncologiche: in primis far sì che cure di qualità diventino facilmente accessibili a  tutti i pazienti di un determinato territorio e – al tempo stesso - adottare un approccio multidisciplinare frutto dell’integrazione delle differenti professionalità (chirurgia, oncologia medica, radioterapia, cure palliative, scienze infermieristiche, psico-oncologia). Già da anni al centro del programma di iniziative del CIPOMO, l’importanza della multidisciplinarietà e delle cure simultanee in ambito oncologico trova ragione nella natura stessa dell’oncologia che si configura – da un lato – come disciplina “generica” e fortemente legata ad attività territoriali (educazione sanitaria, prevenzione, ospedale a domicilio, followup e terminalità), dall’altro diviene “specialiastica” e più ospedaliera nel momento di diagnosi e cure – attive come palliative – senza dimenticare il ruolo fondamentale della ricerca affidato a università, IRCCS e ospedali.
 
I vantaggi di un approccio multidisciplinare e lo sviluppo di reti oncologiche sono molteplici: coordinando ed integrando la fase di diagnosi precoce si avranno meno ammalati in fase avanzata; riorganizzando la fase di cura - comprendendo anche la possibilità di cura a domicilio sotto controllo specialistico oncologico nel contesto della rete – e  con la utilizzazione dei nuovi farmaci anche target si decongestionerà l’accesso alle di cure in ospedale nel cui contesto dovrà essere prevista una scala gerarchica di prestazioni in base alla complessità del caso trattato.
 
 
 
I diversi campi d’azione su cui si giocherà l’intervento della rete oncologica necessiteranno – ovviamente – di molte attenzioni, in primis rivolte alla sostenibilità  in termini economici  del progetto, elemento da non trascurare vista l’esiguità delle risorse disponibili: lo sviluppo di reti oncologiche sarà ottimale se e solo se le aree territoriali, il servizio ospedaliero e la ricerca coopereranno in piena sinergia e nel rispetto di un sistema di gerarchie ben definito. Resta da capire quale sia - fra le varie tipologie organizzative possibili – quella più adatta; nell’ampio spettro di soluzioni è possibile risalire a tre modelli ben definiti di strutture oncologiche: quelle Comprehensive Cancer Center (CCC) – in cui le principali competenze e risorse sono concentrate in unico centro che, rispetto ad un determinato territorio, sviluppa un’autonoma forza attrattiva – il modello Hub and Spoke (H&S) che vede una serie di strutture di primo livello (Spoke) collegati managerialmente a centri sovraordinati, di maggiore specializzazione diagnostica o terapeutica (Hub) – e infine le organizzazioni tipo Cancer Care Network (CCN) che privilegiano l’integrazione organizzativa senza però definire una chiara gerarchia fra strutture, sebbene sia presente una centralizzazione che regoli e orienti l’offerta dei servizi e che stabilisca le norme di collaborazione.
 
 
 
Sebbene ognuno di questi modelli possa avere delle applicazioni interessanti in contesti diversi, l’esigenza di coniugare le risorse disponibili e un largo bacino d’utenza porta a privilegiare un modello  tipo Comprehensive Cancer Network (CCCN) che renderebbe il sistema capace di una più razionale pianificazione sia di breve che di medio-lungo periodo. Tale modello è inoltre in grado di aumentare l’efficacia e l’efficienza perché tende ad evitare duplicazioni e permette reingegnerizzazioni secondo modelli più cost-effective. Quest’ultimo tipo di struttura oncologica si configura come un network gestito da un’autorità centrale che tende ad includere tutte le strutture già presenti sul territorio e a coordinare in modo efficiente il loro ambito di competenza: dalla prevenzione, alla cura alla riabilitazione del paziente oncologico. Valore aggiunto è inoltre la possibilità di garantire al malato un’assistenza eccellente e di farlo “vicino casa”, poiché si andrebbero ad utilizzare le strutture già presenti sul territorio che verrebbero valorizzate, migliorate e rese ancor più specializzate.
 
 
 
Infine la scelta di strutture CCCN sembra la più idonea anche perché più facilmente sostenibile, anche se – naturalmente - un programma di questo tipo non può prescindere da diverse necessita, in primis quella di un sistema di monitoraggio della sua implementazione,  monitoraggio che dovrà essere anche indirizzato ai percorsi di cura all’interno della rete, con indicatori in grado di valutare l’effettiva omogeneità dei comportamenti e le criticità da riallineare con azioni mirate di sistema.

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