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CDC: la vaccinazione antinfluenzale ha salvato 40.000 vite in 9 anni

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha da sempre sottolineato l’importanza della vaccinazione contro l’influenza stagionale come strumento per prevenire l’influenza e le sue complicanze.

Spesso si commette l’errore di sottovalutare l’impatto dell’influenza che è una vera e propria malattia infettiva e può causare gravi condizioni e in alcuni casi addirittura avere conseguenze fatali, soprattutto negli anziani e nelle persone affette da patologie croniche. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che le epidemie influenzali annuali causino da 3 a 5 milioni circa di casi di patologie gravi in tutto il mondo e da 250.000 a 500.000 morti; in Italia ogni anno l’influenza causa circa 8.000 decessi, in particolare nei soggetti sopra i 65 anni d’età.

I vaccini antinfluenzali sono il mezzo principale di contrasto all’influenza stagionale e la loro sicurezza ed efficacia sono garantite dalle rigide catene di controllo e dal rigore delle agenzie regolatorie. Uno studio segnalato dai Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti ha provato a calcolare l’apporto della vaccinazione alla società in termini di decessi evitati.

Il vaccino contro l'influenza stagionale, secondo questo studio, ha impedito più di 40.000 decessi associati all’influenza negli Stati Uniti nel corso di un periodo di nove anni, a partire dall’annata 2005-2006 fino a quella 2013-2014. Questa stima, contenuta nello studio CDC pubblicato sulla rivista Vaccine, rappresenta una riduzione leggermente inferiore a un quarto (22%) delle morti che si sarebbero verificate in assenza della vaccinazione influenzale durante quel lasso temporale. I CDC hanno stimato in precedenza che le morti associate all’influenza stagionale negli Stati Uniti fossero comprese tra 3.000 e 49.000 persone ogni anno.

Le stime dello studio hanno mostrato che la maggior parte dei decessi associati all’influenza  prevenuti dalla vaccinazione -quasi l’89 per cento (88,9%) - riguardavano persone ultrasessantacinquenni 65. Oltre alle persone anziane, sono stati i bambini tra 6 mesi e 4 anni di età a beneficiare di più del vaccino antinfluenzale in termini di percentuale di decessi evitati. I bambini di età inferiore ai 5 anni e gli adulti dai 65 anni in su sono ad alto rischio di gravi complicanze influenzali e in genere rappresentano la maggior parte dei decessi causati dalle complicazioni dell’influenza e hanno i più alti tassi di ospedalizzazione.

Lo studio ha incluso una ripartizione dei decessi evitati per stagione. Le maggior parte delle morti è stata scongiurata durante la stagione 2012-2013, quando la vaccinazione ha impedito che si verificassero circa 9.400 decessi, nonostante la modesta efficacia del vaccino stimata per quella stagione. Analogamente a quanto accaduto nell'attuale stagione influenzale 2014-2015, i virus H3N2 circolarono prevalentemente durante la stagione 2012-2013.

Il minor numero di morti prevenute con la vaccinazione antinfluenzale si è verificato durante la pandemia del 2009. I ricercatori hanno stimato che 222 morti sono state evitate grazie alla vaccinazione in quella stagione. Gli autori dello studio hanno attribuito questo risultato al fatto che nel 2009 il vaccino monovalente per la pandemia non è diventato ampiamente disponibile fino a ben dopo aver verificato il picco di malattia influenzale. Nel 2009, infatti, l'attività durante la pandemia di influenza è stata dominata dalla circolazione del virus H1N1.

Per condurre lo studio, i ricercatori hanno applicato dei modelli statistici alle stime specifiche per gruppo di età di decessi causati dall’influenza negli Stati Uniti (per eccesso), stime mensili della copertura della vaccinazione antinfluenzale, e le stime dell'efficacia del vaccino contro l'influenza stagionale (VE).

Nel complesso, i risultati dello studio continuano a sostenere i benefici della vaccinazione antinfluenzale e suggeriscono che sia una maggiore copertura della vaccinazione antinfluenzale che una maggiore efficacia del vaccino antinfluenzale contribuirebbero a prevenire ulteriori decessi legati a questa malattia infettiva.

Leggi lo studio sulla rivista Vaccine

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