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Carcinoma a cellule renali, Nivolumab con cabozantinib dimostra benefici nella sopravvivenza #ESMO20

Bristol Myers Squibb annuncia la prima presentazione dei risultati dello studio pivotale di Fase 3 CheckMate -9ER, in cui nivolumab in combinazione con cabozantinib ha mostrato miglioramenti significativi di tutti gli endpoint di efficacia, compresa la sopravvivenza globale (OS), nel carcinoma a cellule renali avanzato (aRCC) non precedentemente trattato. 
 
Nivolumab in combinazione con cabozantinib ha ridotto il rischio di morte del 40% rispetto a sunitinib (Hazard Ratio [HR] 0,60; 98,89% Confidence Interval [CI]: 0,40 – 0,89; p=0,0010; la sopravvivenza globale (OS) mediana non è stata raggiunta in entrambi i bracci dello studio). Nei pazienti trattati con nivolumab in combinazione con cabozantinib, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana, endpoint primario dello studio, è raddoppiata rispetto ai pazienti che hanno ricevuto sunitinib da solo: 16,6 mesi vs. 8,3 mesi, rispettivamente (HR 0,51; [95% CI: 0,41 – 0,64]; p<0,0001).
 
Inoltre, nivolumab in combinazione con cabozantinib ha mostrato un tasso di risposta obiettiva (ORR) superiore, con il doppio dei pazienti in risposta rispetto a sunitinib (56% vs. 27%), e l’8% dei pazienti rispetto al 5% in risposta completa. Nivolumab in combinazione con cabozantinib era associato a una maggiore durata della risposta rispetto a sunitinib, con una durata mediana di 20,2 mesi versus 11,5 mesi. I principali risultati di efficacia erano coerenti con i sottogruppi predefiniti, International Metastatic Renal Cell Carcinoma Database Consortium (IMDC) risk ed espressione di PD-L1.
 
Nivolumab in combinazione con cabozantinib era ben tollerato, a dimostrazione dei profili di sicurezza già noti dell’immunoterapia e degli inibitori delle tirosin-chinasi (TKI) nel carcinoma a cellule renali avanzato (aRCC) non precedentemente trattato. L’incidenza degli eventi avversi legati al trattamento (TRAEs), di qualsiasi grado e di alto grado, era leggermente superiore per nivolumab in combinazione con cabozantinib rispetto a sunitinib (97% vs. 93% per qualsiasi grado; 61% vs. 51% per grado 3 e >), con un basso tasso di interruzioni dovute al trattamento (6% per il solo nivolumab, 7% per il solo cabozantinib e 3% per nivolumab e cabozantinib vs. 9% per sunitinib). I pazienti trattati con la combinazione nivolumab e cabozantinib hanno riportato una qualità di vita correlata allo stato di salute significativamente migliore, rispetto a quelli trattati con sunitinib nella maggior parte degli intervalli temporali, secondo il National Comprehensive Cancer Network-Functional Assessment of Cancer Therapy (NCCN-FACT) Kidney Symptom Index 19 (FKSI-19).
Questi risultati (Presentazione #696O_PR) sono stati presentati come Proffered Paper al Presidential Symposium del Congresso virtuale 2020 della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), il 19 settembre 2020.
 
“Mentre assistiamo ad un progresso considerevole nel trattamento del carcinoma a cellule renali, dobbiamo continuare a ricercare nuove opzioni per aiutare sempre più i pazienti ad ottenere risultati positivi,” ha dichiarato il Dr. Toni Choueiri, Director of the Lank Center for Genitourinary Oncology al Dana-Farber Cancer Institute e Jerome e Nancy Kohlberg Professor of Medicine alla Harvard Medical School. “I risultati dello studio CheckMate -9ER dimostrano benefici di efficacia significativi con nivolumab più cabozantinib, che hanno notevolmente migliorato la sopravvivenza globale e raddoppiato la sopravvivenza libera da progressione e il tasso di risposta obiettiva, con risultati coerenti nei sottogruppi prestabiliti. Questi risultati, unitamente al profilo favorevole di tollerabilità e alla migliore qualità di vita, sottolineano la potenziale importanza di questo regime tra le combinazioni di immunoterapia e inibitori di tirosin-chinasi.”
 
“Questi dati costituiscono un altro esempio del potenziale delle combinazioni immunoterapiche nel prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti con tumori avanzati, rafforzando la nostra presenza nel settore genitourinario,” ha dichiarato Nick Botwood, M.D., vice president, interim head, Oncology Development, Bristol Myers Squibb. “Nivolumab è stato il primo inibitore di checkpoint immunitario approvato come trattamento di seconda linea del carcinoma a cellule renali, e successivamente, con l’aggiunta di ipilimumab, la prima duplice immunoterapia approvata per alcuni pazienti in prima linea. Con i risultati promettenti dello studio CheckMate -9ER, speriamo di offrire l’efficace combinazione di nivolumab e cabozantinib ai pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato per i quali è stato scelto il regime di immunoterapia più inibitore di tirosin-chinasi.”
 
Lo studio CheckMate -9ER
 
CheckMate -9ER è uno studio in aperto, randomizzato, multicentrico, di fase 3, che ha valutato pazienti con carcinoma a cellule renali (RCC) avanzato o metastatico non precedentemente trattati.
In totale, 651 pazienti (23% a rischio favorevole, 58% a rischio intermedio, 20% a rischio sfavorevole; 25% PD-L1≥1%) sono stati randomizzati a ricevere nivolumab più cabozantinib (n=323) vs. sunitinib (n=328). L’endpoint primario è la sopravvivenza libera da progressione (PFS). Endpoint secondari includono la sopravvivenza globale (OS) e il tasso di risposta obiettiva (ORR). L’analisi primaria di efficacia ha comparato la doppia combinazione rispetto a sunitinib in tutti i pazienti randomizzati. Lo studio è sponsorizzato da Bristol Myers Squibb e Ono Pharmaceutical Co e co-finanziato da Exelixis, Ipsen e Takeda Pharmaceutical Company Limited.
 
Il carcinoma a cellule renali
 
Il carcinoma a cellule renali (RCC) è il più comune tipo di tumore del rene negli adulti, responsabile ogni anno di oltre 140.000 morti nel mondo. Il carcinoma a cellule renali è circa due volte più comune negli uomini che nelle donne, con i più alti tassi di malattia in Nord America e in Europa. Globalmente, il tasso di sopravvivenza a cinque anni, nei pazienti con diagnosi di tumore del rene metastatico o avanzato, è del 12,1%.
 

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