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CANNABIS, PROF. MACCARRONE (CAMPUS BIO-MEDICO): “NON ESISTE VIA CHIMICA INNOCUA PER AGIRE SU BENESSERE PSICO-FISICO DELLA PERSONA"

In merito alla proposta di legge presentata da 218 deputati, che vorrebbero introdurre in Italia l’utilizzo legale della cannabis per fini ricreativi, riportiamo il commento scientifico del Prof. Mauro Maccarrone, docente di Biochimica e Presidente del Corso di Laurea triennale in Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma. 

 

"L’uso ‘ricreativo' – spiega Maccarrone – fa riferimento all’assunzione di cannabis solo per goderne gli effetti euforizzanti e generalmente positivi sull’umore. Tuttavia, va ricordato che tali effetti passano per l’attivazione di recettori (cannabici di tipo 1) presenti nel nostro cervello per svolgere funzioni assai delicate, come la gestione della memoria a breve e lungo termine o la regolazione del nostro umore, in particolare il senso di gratificazione o l’interesse rispetto a tutto ciò che ci circonda.

 

Sulla possibilità, prevista dal testo di legge, di un utilizzo in quantità limitate, 15 grammi in casa e 5 grammi fuori, il docente chiarisce che "sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili, la risposta individuale alla cannabis andrebbe sempre monitorata da un medico espertoCiò è implicito nell’uso 'terapeutico', ma non in quello 'ricreativo'. Non mi pare, quindi, corretto fissare delle soglie di riferimento senza una casistica adeguatamente ampia che escluda effetti nocivi sulla psiche e sul comportamento di chi assume 'per ricreazione’ questi estratti vegetali. Non sappiamo ancora abbastanza sui meccanismi d’azione della cannabis, ma sta diventando evidente che la sua assunzione può avere ripercussioni particolarmente negative sulla salute.Credo che la prudenza o, meglio, il principio di precauzione andrebbe esercitato con particolare cura in questo caso”. 

 

Riguardo alle dichiarazioni che definiscono di fatto 'non nocivo’ l'utilizzo limitato di queste sostanze, Maccarrone sottolinea come "le assicurazioni di innocuità della cannabis sono assai pericolose. Probabilmente, l’unica via per un’eventuale liberalizzazione è accompagnarla dall’obbligo, per chi la utilizza, di informarsi attentamente sui rischi che si corrono, seguendo specifici corsi che 'abilitino' all’uso ricreativo. Necessario, poi, anche un controllo medico periodico dello stato di salute di chi assume queste sostanze. Ribadisco, comunque, il concetto secondo cui non vedo vie ‘innocue’ quando si tratta di indurre attraverso sostanze chimiche il benessere psico-fisico della persona".

 

L’esperto, inoltre, non esclude la possibilità di facilitare, con lo ’sdoganamento’ dell’uso personale, il cosiddetto ‘effetto-ponte’, ovvero il passaggio da questo tipo di sostanze alle droghe pesanti. Riguardo alla possibilità di devolvere una parte degli introiti al finanziamento alla ricerca, Maccarrone evidenzia come “certo, sarebbe un’ottima opportunità, poiché solo dagli studi scientifici possono venire soluzioni al problema. Tuttavia, non posso non osservare come per altri casi, come ad esempio la ludopatia, i 'proventi del vizio’ non si sono poi riversati, purtroppo, sui progetti di ricerca della comunità scientifica”.

 

Un fermo 'no' Maccarrone lo oppone alla coltivazione e produzione casalinga, personale o associata, di derivati dalla cannabis. "Ritengo – nota il docente dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – che l’auto-produzione sia estremamente pericolosa, poiché esistono varietà, le cosiddette ‘cultivar’, molto diverse di cannabis, che producono a loro volta livelli differenti di principi attivi. Esiste, inoltre, un effetto dato dalle variabili condizioni di coltivazione dei principi attivi della medesima pianta e anche dalle modalità di loro estrazione".

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