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Cancro polmonare NSCLC: Approvata in Europa una nuova arma

La Commissione Europea ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio di nintedanib nei 28 Paesi della UE. Si tratta di un triplo inibitore di angiochinasi, che si è dimostrato efficace, in associazione a docetaxel, per combattere il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato, metastatico o localmente ricorrente con istologia adenocarcinoma, in seconda linea, quando la chemioterapia non è più in grado di contrastare la progressione.

Il cancro polmonare è uno dei tumori più comuni, e ogni anno comporta 1,8 milioni di nuovi casi e 1,6 milioni di decessi. In 9 casi su 10 colpisce una persona over 60, e nel 90% dei casi la causa primaria è il fumo di sigaretta. Tra gli altri responsabili vanno ricordati amianto e gas radon. Il NSCLC è la tipologia più comune di tumore polmonare, presente in oltre l’85% dei casi. Ed è a questa forma che è diretto il nuovo farmaco. La sua approvazione si è basata principalmente sui risultati positivi ottenuti nello studio LUME-Lung 1, che ha arruolato oltre 1.300 pazienti in 27 paesi. Nintedanib, in associazione a docetaxel, ha dimostrato di ottenere una sopravvivenza globale mediana superiore all’anno (12,6 mesi), in pazienti con adenocarcinoma polmonare avanzato dopo chemioterapia di prima linea (rispetto ai 10,3 mesi con docetaxel in monoterapia). Se ne è parlato a Vienna in occasione di un incontro promosso da Boehringer Ingelheim.

«La disponibilità di strategie terapeutiche di seconda linea è molto importante per i pazienti – spiega Stefania Vallone, dell’associazione WALCE Onlus - Quando il primo trattamento non ottiene i risultati sperati prendono il sopravvento sentimenti di rabbia e sconforto, dominati dal terrore di perdere il controllo su se stessi e di perdere la propria vita. A questo punto è importante che il paziente focalizzi l’attenzione su un nuovo obiettivo, quello di controllare i sintomi e di prolungare il più possibile la propria vita. La disponibilità di cure è la base di questa sua nuova esigenza».

La maggior parte dei pazienti con tumore polmonare avanzato (o metastatico) è trattata oggi con regime di chemioterapia. Tuttavia, quella tradizionale colpisce in modo indiscriminato, colpendo non solo le cellule tumorali in rapida moltiplicazione, ma anche le cellule sane. La ricerca ora sta orientandosi verso la selezione di ‘terapie mirate’, con farmaci sviluppati per individuare e colpire in maniera specifica le cellule tumorali e bloccarne lo sviluppo, la divisione e la diffusione, anziché avere un effetto tossico ampio su tutte le cellule.

Il termine ‘terapie mirate’ si riferisce a un gruppo di farmaci che comprende: inibitori della trasduzione del segnale, inibitori di angiogenesi, inibitori delle chinasi coinvolte nel ciclo cellulare, anticorpi monoclonali e terapia genica.

Il nuovo farmaco prende di mira tre recettori coinvolti nell’angiogenesi e nella crescita tumorale inibendo contemporaneamente i recettori del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR), quelli di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR) e quelli del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR).

Paola Gregori

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