IT   EN

Ultimi tweet

Camera iperbarica: terapia utile per subacquei e intossicati

Monica Rocco, professore associato in anestesia e terapia intensiva all’università di Roma la Sapienza e responsabile della sezione culturale di medicina iperbarica della SIAARTI, illustra  quanto la camera iperbarica sia importante per rendere più sicure le immersioni, per curare chi rimane vittima di intossicazioni da monossido di carbonio e  per chi soffre di patologie croniche che hanno in comune la carenza di ossigeno.

“Le immersioni sono sempre più sicure e gli ultimi studi aiutano a capire cosa c’è dietro l’embolia del subacqueo. Fare ginnastica (sforzo fisico) nella giornata precedente l’immersione aumenta la produzione di ossido nitrico  e l’endotelio del subacqueo sembra essere in qualche modo protetto dalla formazione di “bolle” che sono dovute al tempo in cui il subacqueo sta sotto, a quanta miscela respira e quanto va in profondità. Non fa bene invece – sottolinea l’esperta - fare lo sforzo fisico subito dopo l’immersione o il giorno successivo. Sono in aumento – riferisce - gli  studi fisiologici e quelli dedicati  a capire meglio i meccanismi dell’alterazione dell’endotelio. E importante -  sottolinea - evitare la tossicità del gas e delle  miscele che respirate possano creare seri danni. Ma se la camera iperbarica contribuisce ad evitare patologie agli “amanti” delle profondità marine è di grande aiuto anche agli intossicati da monossido di carbonio e alle grandi infezioni dei tessuti molli  (patologia acute) e per le persone che soffrono di patologie croniche. Se si respira monossido di carbonio, la camera iperbarica - spiega Monica Rocco - deve essere fatta una o due volte subito dopo l’intossicazione  mentre per essere di ausilio alle patologie croniche,  la terapia iperbarica dura circa un’ ora e mezza e deve essere ripetuta almeno cinque sei volte la settimana per diverse settimane. In quest’ultimo caso la camera iperbarica è spesso coadiuvante della terapia chirurgica ed antibiotica del caso. 

Ma ci sono controindicazioni ? Secondo Monica Rocco “le controindicazioni ci sono perché la persona  viene esposta a una pressione molto elevata perché è come se fosse a 14/15 metri sotto il livello del mare. Chi ha un problema di bolle enfisematose, di pregressi pneumotoracici, chi soffre di epilessia non può assolutamente fare la terapia. Pazienti con gravi insufficienze cardiache o respiratorie vanno valutati da una equipe specialistica. La struttura iperbarica è, comunque, attrezzata come una vera e propria terapia intensiva potendo far fronte anche a situazioni estremamente gravi che abbiano una sicura indicazione ad essere trattate con questa terapia”. Per Monica Rocco l’Italia è senz’altro all’avanguardia nella tecnologia e nella medicina iperbarica ma lo sta diventando anche negli studi sull’apnea. La fisiologia dell’apneista, infatti, è tra le più interessanti e studiate in questi ultimi anni poiché si assiste a tali variazioni a livello polmonare, cardiaco e cerebrale scendendo in profondità da sembrare spesso oltre la fisiologia  umana – almeno quella nota ad oggi.

Commenta questo articolo:

*
Il tuo indirizzo email non sarà visibile agli altri utenti.
Il commento sarà pubblicato solo previa approvazione del webmaster.