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Boom sbiancamenti dal dentista, spesi ogni anno 30 milioni di euro

 

I denti sempre più bianchi: uno dei desideri più diffusi fra gli italiani, l’unico motivo che li spinge volentieri dal dentista e li fa uscire dallo studio con un doppio sorriso. Oltre il 50% è insoddisfatto del colore dei propri denti, stando a dati pubblicati di recente sull’Italian Dental Journal e diffusi dall’Accademia Italiana di Odontoiatria, Conservativa e Restaurativa (AIC), in occasione del recente congresso Internazionale CONSEURO.

Così ogni anno in Italia, soprattutto a maggio-giugno in vista dell’estate, 120.000 persone si sottopongono a trattamenti nello studio dentistico o a casa sotto il controllo dell’odontoiatra. Ormai un terzo di tutti gli interventi odontoiatrici estetici è realizzato dal professionista per eliminare macchie o sbiancare i denti. Le procedure costano in media 250/300 euro e il mercato sfiora i 30 milioni, in costante crescita del 15% ogni anno. Almeno un italiano su due ha utilizzato dentifrici, gel, collutori, mascherine o altri schiarenti ‘fai da te’, per un giro d’affari che si stima superi il miliardo di euro. Prodotti sicuri perché per legge (direttiva EU 84/2011) quelli da banco non possono contenere più dello 0.1% di perossido di idrogeno mentre quelli ad uso professionale non possono superare il 6%.

Occorre però fare attenzione anche al pH, cioè al grado di acidità della sostanza utilizzata, che per non danneggiare lo smalto, dovrebbe essere neutro o basico. Infatti dai dati discussi per la prima volta al congresso, relativi a sperimentazioni condotte su denti estratti sottoposti a sbiancamento con gel a pH variabili da 4 a 5,5, è stato possibile evidenziare danni a carico dello smalto. Invece negli sbiancanti disponibili spesso il pH varia da 4 a 11, perché la direttiva ISO 28399/2011 consente una soglia minima superiore a 4. Attenzione anche alla voglia di candore quando non si è ancora maggiorenni: la legge vieta di intervenire sui minori di 18 anni, fatta eccezione per particolari situazioni cliniche. (direttiva EU 84/2011). 

“Con l’età i denti si macchiano e ingialliscono a causa del consumo dello smalto e dell’azione colorante del fumo e dei cibi. Fra questi soprattutto, caffè e tè (quello verde meno), vino rosso, bevande gassate, succhi di frutta scuri, frutti di bosco (mirtilli e more mentre le fragole no), aceto balsamico e pomodoro. Anche alcuni antibiotici, come le tetracicline, se usate in gravidanza e nei primi anni di vita, possono macchiare i denti. I denti macchiati o gialli invecchiano il volto e negli ultimi anni avere un bel sorriso, con una dentatura chiara, luminosa e armonica, è divenuto un desiderio sempre più diffuso – afferma Stefano Patroni, presidente AIC – A fronte di ciò c’è poca consapevolezza su che cosa siano realmente le procedure di sbiancamento, su come affrontarle e come si differenzino dai trattamenti schiarenti ‘fai da te’. Questi ultimi si limitano a rimuovere la patina superficiale che ricopre od offusca i denti mentre il processo di sbiancamento in studio e/o a casa, con la supervisione del dentista, ossigena il dente, con penetrazione e scambio di molecole di perossido di idrogeno che generano la colorazione bianca. Pochi però sanno che i minori non possono essere sottoposti a questi interventi secondo la Direttiva Europea 84 del 2011 che inoltre stabilisce, a tutela dei consumatori, che in dentifrici, gel, collutori e mascherine acquistabili in farmacia o al supermercato non ci possa essere più dello 0.1% di perossido di idrogeno, mentre nei prodotti usati dai dentisti non si possa superare il 6%: solo in alcuni casi e per specifiche esigenze, sotto il diretto controllo del dentista, si può salire a percentuali superiori. Soprattutto però pochi sanno quanto sia importante il pH di questi prodotti: gli studi più recenti hanno mostrato che deve essere il più possibile neutro perché altrimenti il trattamento può essere corrosivo e degradare la superficie dentale soprattutto a pH inferiori a 5,5 cioè acidi. I prodotti disponibili sono perciò sicuri e registriamo un incremento di richieste ai dentisti ma attenzione a controllare il pH perchè la normativa ISO consente una soglia minima di 4 che invece, a quanto risulta dalle più recenti sperimentazioni, dovrebbe essere più aggiornata e restrittiva. Peraltro in Italia non vige l’obbligo di indicare il pH sulle confezione dei prodotti e sono gli stessi pazienti che dovrebbero chiedere ai dentisti se un prodotto anche da banco è sicuro”. 

Secondo uno studio sullo sbiancamento professionale condotto su 510 pazienti, tre su quattro sono donne insoddisfatte del colore dei propri denti, con un’età media di 37 anni e senza differenze socio-economiche. I trattamenti sbiancanti non sono considerati eccessivamente costosi, tant’è che spesso la prima motivazione alla rinuncia di sottoporvisi è la mancanza di adeguate informazioni prima ancora della spesa da sostenere; il 73% dei pazienti rifarebbe il trattamento sbiancante e il 78% lo consiglierebbe. Prima di intervenire bisogna tuttavia capire da che cosa dipendono eventuali anomalie di colore, chiazze o tinte relativamente scure ma è importante non eccedere nella ricerca di un ultra-white impossibile. 

“Il gusto del paziente determina la percezione del bianco e oggi anche in Europa la tendenza è verso denti anche oltre il colore medio naturale come accade già da tempo oltreoceano dove i sorrisi sono spesso di un candore abbagliante – sottolinea Federico Ferraris vice-presidente AIC – L’effetto dello sbiancamento è duraturo anche se non permanente. Secondo le abitudini alimentari e di igiene dentale si consiglia un richiamo ogni 2-3 anni per mantenere il punto di bianco raggiunto. Esistono varie tipologie di interventi per lo sbiancamento dentale: i metodi chimici, quelli generalmente proposti negli studi odontoiatrici, si basano sull’azione di prodotti in grado di agire chimicamente sulle molecole responsabili del colore scuro. I prodotti disponibili hanno concentrazioni diverse e, se utilizzati sotto controllo professionale, hanno dimostrato un’estrema sicurezza e affidabilità. I metodi meccanici prevedono invece l’utilizzo di paste abrasive che “grattano” la superficie dentale abradendola; vanno usati dal dentista in maniera delicata e controllata per rimuovere le macchie da cibi, per esempio da frutta rossa e verdure oppure da bevande o fumo. In alcuni dentifrici definiti “sbiancanti” viene utilizzato questo meccanismo e sono perciò sconsigliabili per l'utilizzo costante, perché a causa della loro alta abrasività possono causare danni irreversibili ai denti e farli diventare ipersensibili. I metodi ottici, infine, prevedono l’impiego di sostanze che spesso sono contenute anche nei dentifrici schiarenti e che creano "l’illusione ottica" di una maggior brillantezza dei denti. È sempre opportuno che lo sbiancamento sia eseguito sotto il controllo di un professionista: alcuni trattamenti possono essere condotti in parte a casa, ma sempre seguendo le indicazioni del dentista che deve monitorare l’andamento dell’intervento. Solo così si possono ottenere risultati ottimali in tutta sicurezza, per denti più bianchi ma soprattutto sani e con un aspetto naturale”.

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