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Best News dall’ American Diabetes Association #ADA2021

L’American Diabetes Association è uno dei congressi più importanti dell’anno nel campo della diabetologia. Anche quest’anno si è tenuto in formato virtuale e dal 25 al 29 giugno sono andate in scena sullo schermo dei computer di una platea mondiale oltre 180 sessioni e 1.000 presentazioni.

Gli esperti della Società Italiana della Diabetologia, convinti che l’aggiornamento continuo sia uno strumento prezioso per la professione medica come per quella giornalistica, hanno seguito i lavori del congresso per presentare quindi alla stampa italiana un distillato delle principali novità, tendenze e conferme emerse da questo importante appuntamento scientifico. Il corso di formazione giornalistica ‘Best of ADA’, organizzato in collaborazione con il Master ‘La scienza nella pratica giornalistica -SGP’ dell’Università La Sapienza di Roma, è stato realizzato grazie al contributo non condizionato di Lilly e Astra Zeneca.

Trattare il diabete di tipo 2 va ben al di là del semplice controllo della glicemia e deve essere mirato a migliorare la qualità della vita dei pazienti, ritardando o scongiurando le complicanze della malattia. “Ad oggi – ricorda il professor Agostino Consoli, presidente della Società Italiana di Diabetologia - numerose molecole sono disponibili per il trattamento di questa forma di diabete e sta diventando complesso decidere quale sia la strategia migliore da adottare”. Un tentativo in questa direzione è stato fatto dallo studio GRADE, finanziato dai National Institutes of Health (NIH) americani e avviato nel 2015.

Lo studio è stato condotto su 5 mila pazienti con diabete di tipo 2 in trattamento con metformina, ai quali, in caso di mancato controllo glicemico, poteva essere aggiunto uno tra i seguenti quattro farmaci: glimepiride, sitagliptin, liraglutide, insulina glargine. A 5 anni di distanza non sono emerse differenze sostanziali sulla glicemia tra i pazienti trattati con questi 4 farmaci, anche se la perdita di peso era maggiore con liraglutide e sitagliptin e gli eventi cardiovascolari maggiormente ridotti con liraglutide.

“Di certo – sottolinea il professor Consoli – l’approccio ‘sequenziale’ al trattamento del diabete (cioè l’aggiunta di un farmaco per volta) risulta inadeguato a limitare la progressione della malattia. Altri studi suggeriscono che iniziare subito il trattamento con l’associazione di due farmaci potrebbe essere utile a modificare la progressione della malattia stessa. Tuttavia lo studio GRADE ha confermato che il trattamento con farmaci innovativi come gli agonisti recettoriali del GLP-1 può avere un impatto sul rischio cardiovascolare delle persone con diabete. Inoltre liraglutide in questo studio ha dimostrato di indurre una diminuzione del peso corporeo, con un bassissimo rischio di ipoglicemia”.

Tra le new entry della terapia del diabete di tipo 2 presentate all’ADA, molto promettente è terzipatide, un doppio agonista GLP-1/GIP, con una formulazione a lunga emivita, che ne consente la somministrazione una volta alla settimana, vagliata nel programma di studi di fase 3 SURPASS. “Il 90% dei pazienti – ricorda Consoli – ha raggiunto un target di HbA1c ottimale (< 7%). La molecola ha indotto anche un importante calo ponderale, con una perdita di peso che sfiora i 10 Kg in 40 settimane. Questi dati faranno parte del dossier registrativo di terzipatide sottomesso a FDA ed EMA. Ci auguriamo dunque di avere presto un’altra potente arma per rendere più facile ed efficace il trattamento delle persone con diabete mellito di tipo 2”.

“Lo scompenso cardiaco – ricorda il professor Angelo Avogaro, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia – è una delle complicanze più frequenti nel paziente con diabete di tipo 2 e si associa spesso anche ad una riduzione della funzione renale, dal momento che i due organi si influenzano reciprocamente. “Tra i farmaci disponibili per il trattamento del diabete – ricorda il professor Avogaro – le gliflozine, inibitori del riassorbimento renale del glucosio, non solo riducono la glicemia ma proteggono anche il paziente diabetico (e non) dal rischio di scompenso cardiaco”. Alcune gliflozine, come canagliflozin e sotagliflozin, agiscono sia sul riassorbimento renale di glucosio, che su quello intestinale (‘duplici inibitori del riassorbimento di glucosio’). All’ADA sono stati presentati i dati combinati dei due trial SOLOIST-WHF e SCORED.

“Sotagliflozin – ricorda Avogaro – ha ridotto del 33% il rischio di un end-point combinato di morte cardiovascolare, ospedalizzazione per scompenso cardiaco e visita urgente per scompenso, nei pazienti con scompenso cardiaco recente e malattia renale cronica. Un dato ancor più eclatante è che tale riduzione non è stata osservata, come negli altri trial, solo nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta, ma anche in quelli con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata. SCORED e SOLOST-WHF hanno dunque confermato il ruolo fondamentale delle glifozine nel proteggere sia la funzione cardiaca, indipendentemente dal tipo di scompenso, sia la funzione renale. Sotagliflozin in particolare, inibendo anche il riassorbimento intestinale di glucosio, sembra portare un particolare beneficio alle persone abitualmente poco rappresentate nei grandi trials: le donne e gli anziani”.

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